Alessandro Luciani – I vecchi di paese

Aspri volti
E grinzose fronti
Che con occhi teneri
Chiedono ascolto
E callose mani
E divaricati arti
Che gementi incedettero
In rattrappite membra
Giaccion seduti in gruppo
Su assolati muri
I capi ripiegati
Sotto consunti feltri
Come nodosi ulivi
Su scoscese colline
Dal vento modellati
Segnano a meridiana l’ora
Non nel tempo ma nelle impervie vie
Che un dì si inerpicarono ripide
Tra amori languidi e gelide carezze
Di schegge insanguinate
In ferite lacerate
Dei caduti che gridavano pietà
Narratemi chi foste
Quanto amaste
Se e a chi credeste
A quali fonti abbeveraste
La vostra speme
Ed il coraggio nudo
Non aveste la gioventù infinita
Degli antichi Dèi
Ma nei talloni i lancinanti dardi
Dell’impietoso arciere
Ditemi,orbene,
Quali furon e quante,
O ricurvi Pelidi,
Le vostre Elene della passata età…

2 risposte a “Alessandro Luciani – I vecchi di paese

  1. Sanno d’antico questi versi.
    Sanno di ginnasio.
    Sanno d’ingenuo.
    … ma i vecchi di paese nulla sanno di tutto ciò

  2. Quando tutti – ma soprattutto i giovani – prenderanno conoscenza che per i vecchi esiste anche un presente (e non soltanto un passato), sarà una bella conquista civile.

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