C’è un cadavere in salotto

Commedia in un atto di Gianni Ialongo

Personaggi:
Piero………………………il padrone di casa
Pupa……………………….sua moglie
Il sig. Bombini……………..il cadavere
La sig.ra Bombini……………la vicina prosperosa
1° pol……………………..un poliziotto
2° pol……………………..un altro poliziotto
Laila………………………il cane di casa

La scena rappresenta un soggiorno moderno, arredato normalmente. In fondo, al centro, una porta finestra dalla quale si indovina una terrazza, a destra la porta di ingresso, a sinistra due porte. Quasi al centro della scena un divano e due poltrone.
All’alzarsi del sipario la scena è quasi al buio, illuminata soltanto da un riflesso dalla porta finestra. Sul divano si intravede la figura di un uomo, immobile, un po’ curvo in avanti, con la testa in avanti e le mani appoggiate sulle ginochhia. E’ sera.
Si apre la porta di ingresso ed entra Piero (quaranta anni abbastanza ben portati, con un po’ di pancetta e gli occhiali, in abito scuro con un impermeabile sul braccio e il cappello). Accende un lume che illumina soltanto il fondo della scena, come un corridoio, lasciando in penombra il salotto e il proscenio. Lo segue Pupa (di qualche anno più giovane, graziosa, dal piglio sicuro; indossa una giacca di pelle). Pupa attraversa il fondo del palcoscenico ed entra nella seconda porta, togliendosi la giacca. Piero avanza verso il proscenio, butta l’impermeabile e il cappello su una poltrona, si allenta la cravatta. Poi si avvicina ad un mobiletto sulla destra e si versa da bere. Con il bicchiere in mano si volta verso il divano e scorge la forma seduta. Si avvicina per vedere meglio, poi fa un balzo indietro lasciando cadere il bicchiere.

PIERO – Pupa! (con voce strozzata) Pupa!!! (urlando)
PUPA (affacciandosi alla porta della camera) – Che hai combinato ora?
PIERO – C’è un cadavere in salotto
PUPA – Non strillare così a quest’ora del mattino… Cosa hai detto? –
PIERO – Ho detto…c’è un cada…cada…oddio! C’è davvero!

Si abbracciano e restano a lungo immobili. Poi, prima l’una e poi l’altro, cominciano a sbirciare verso il divano. Pupa accende una luce e si illumina tutta la scena. Ora sul divano si vede chiaramente un corpo umano in posizione seduta, un po’ curvo in avanti, con la testa bassa e le mani appoggiate sulle ginocchia, e il manico di un coltello di cucina sporgente dalla schiena.

PUPA – Fa qualcosa!
PIERO – Faccio qualcosa… Ma che si fa quando uno arriva a casa e si trova un cadavere in salotto?
LAILA – (si avvicina ai piedi dello sconosciuto e, dopo un’annusata indifferente, si va ad acciambellare su una poltrona)
PIERO – Che diavolo fa quel cane idiota ? Possibile che un qualsiasi cadavere passeggi tutta il giorno per casa nostra e lei nemmeno se ne accorga?
PUPA – Tu sei buono solo a prendertela con quella povera bestiola innocente…E non parlare di cadaveri che girano per casa, mi fai venire i brividi. Queste cose non succedono.
PIERO – Ah, sì? E allora quello cos’è? Ma ti rendi conto che tutta questa storia pazzesca sta succedendo davvero? C’è davvero un cadavere in salotto, comodo come se fosse in visita, nella nostra normalissima casa! (Prende fiato) Tesoro cerchiamo di non litigare. Siamo in un bel guaio.
PUPA – Questo è certo. Ma, caro, come… come sarà arrivato qui? Quando siamo usciti non c’era.
PIERO – Ne sei sicura? Voglio dire, certo, so benissimo che quando siamo usciti non c’era. Dunque, in qualche modo, è entrato dopo e si è fatto ammazzare.
PUPA – A me non sembra che sia andata così.
PIERO – No?
PUPA – No. Se l’avessero accoltellato qui, ci sarebbe un lago di sangue. Non hai imparata niente da tutti quei gialli che leggi?
PIERO (si avvicina al cadavere e prova a sollevargli un braccio un braccio, senza riuscirvi) – Il rigor mortis…
PUPA (interrompendo) – Anzi, dirò di più: non è stata la coltellata ad ucciderlo.
PIERO – E questo come lo capisci?
PUPA (estraendo il coltello dalla ferita) – Guarda la lama, non c’è traccia di sangue: il colpo è stato vibrato dopo la morte.
PIERO – Il rigor mortis dimostra che è stato ucciso nove o dieci ore fa.
PUPA – E la coltellata può essere stata data dal quel momento fino a due o tre ore prima di adesso.
PIERO – E ora che sappiamo tutte queste cose… chiamo il 113.
PUPA – Aspetta un momento. Intanto cerchiamo di capire da dove sono passati.
PIERO – Sono passati chi?
PUPA – Ma gli assassini, chi altri? Dovevano essere almeno in due per trasportare il cadavere e sistemarlo sul divano, non ti pare?
PIERO – E da dove sono passati, secondo te? La porta era regolarmente chiusa a quadrupla mandata. Di lì, no di sicuro.
PUPA – E allora da una finestra, naturalmente. Ti sarai scordato un’altra volta il cancelletto aperto…
PIERO – Mi sembrava che non fosse colpa mia… (si avvicina alla porta finestra, apre i vetri, verifica la chiusura del cancelletto) Qui è tutto chiuso a chiave… E allora da dove è entrato il nostro ospite? E comunque come ha fatto a salire per due piani? Con una scala da pompieri?
PUPA – Forse non è salito affatto. Se venivano da casa sua, bastava scavalcare il muretto di divisione fra le due terrazze.
PIERO – Da casa sua! Vuoi forse dire che sai chi è?
PUPA – Ma certo. E’ il signor Bombini, il nostro vicino di casa.
PIERO – Ma guarda! E’ proprio il signor Bombini, quello sposato con la rossa prosperosa.
PUPA – A parte il fatto che la moglie ha i capelli tinti ed è grassa, non prosperosa come dici tu, è proprio lui. Ti ricordi che quando li hai visti la prima volta hai pensato che fossero padre e figlia e non marito e moglie? In effetti c’era una certa differenza di età, anche se lei non è così giovane come vuol far credere. E poi sai che in giro si dice che abbia un amante? (Piero solleva la cornetta del telefono) Ma che fai?
PIERO – Telefono al 113.
PUPA – Ma sei matto?
PIERO – Che si fa quando uno trova un cadavere? Si telefona alla polizia, no?
PUPA – Anche quando lo si trova nel proprio salotto e in circostanze sospette?
PIERO – (lascia cadere la cornetta) Quali circostanze sospette?
PUPA – Ma ragiona un momentino! Abbiamo un cadavere in salotto, marito di una rossa compiacente vicina di casa, nessuno sa come può essere entrato… che penserebbe la polizia? Te lo dico io, che penserebbe. Che tu sei l’amico della rossa, che tu l’hai fatto entrare con una scusa, e che tu l’hai ammazzato sul nostro divano!
PIERO – Io!.. ma non posso averlo ammazzato sul divano! Lo hai detto tu… non c’è sangue…
PUPA – I poliziotti non leggono mica libri gialli… potresti averlo ammazzato in qualche altro modo e poi accoltellato per confondere le idee… come hanno fatto “loro”…
PIERO – Ma io non sono stato!
PUPA – E se la polizia non ti credesse?
PIERO – E allora che facciamo? Non posso bussare alla porta accanto e dire: scusi signora, le dispiacerebbe venirsi a riprendere suo marito, sta di là sul mio divano, è appena un po’ cadavere…
PUPA – Un momento, un momento, ci sono. Non può essere stata che lei.
PIERO – Lei, chi?
PUPA – Lei, sua moglie… poi, con l’aiuto dell’amico, lo ha portato qui.
PIERO – Certo… e sono passati attraverso il muro.
PUPA – Io so benissimo da dove sono passati, e anzi questa è proprio la prova…Zitto!

Si sente, sempre più vicino, il suono di una sirena, poi uno stridio di freni e lo sbattere di due portiere.

PUPA – La polizia.
PIERO – La polizia.
PUPA – Vengono qui. Presto, dobbiamo nascondere il signor Bombini.
PIERO – Si, ma dove? Nei gialli le case traboccano di cassapanche, di armadi enormi, di passaggi segreti o almeno di vecchi portavivande…Qui i mobili sono bassi, gli armadi piccolissimi e strapieni di roba; non abbiamo neanche uno sgabuzzino… non potremmo nascondere il cadavere di un gatto, figuriamoci il signor Bombini!

Si sentono passi pesanti per le scale.

PUPA – (sussurrando) Il bagnetto di servizio.

Piero afferra il cadavere sotto le ascelle, Pupa lo prende per i piedi e lo trascinano oltre la prima porta a sinistra. Intanto si sente bussare alla porta di ingresso.

PUPA – (ad alta voce) Un momento, vengo. (Sussurrando) Piero, cosa stai facendo là dentro?
PIERO – (sussurrando) Un colpo di genio. L’ho messo seduto sulla tazza, con i pantaloni abbassati. Sembra proprio…
PUPA – (sussurrando) Oh, mio dio… (Si sente di nuovo bussare) Eccomi.

Apre la porta. Due poliziotti entrano precipitosamente.

1^ POL. – Dov’è?
PIERO – (innocente) Dov’è chi?
1^ POL. – Il morto.
PUPA – Quale morto?
1^ POL. – Va bene. Ricominciamo da capo. Questo è viale Togliatti 161, giusto?
PIERO – Giusto.
PUPA – Giusto
1^ POL. – L’appartamento al secondo piano, giusto?
PIERO – Giusto.
PUPA – Giusto.
1^ POL. – E allora: dov’è il morto?
PIERO – (ingenuo) Quale morto?

Il primo poliziotto fa un palese sforzo per trattenersi, poi si guarda intorno in cerca di aiuto. Il secondo poliziotto, più giovane, si fa avanti. Si toglie di tasca un taccuino, lo sfoglia velocemente poi comincia a leggere con tono burocratico, senza punteggiatura.

2^ POL. – (legge) Comunicazione di servizio numero 139 recarsi immediatamente in viale Palmiro Togliatti 161 piano secondo interno 2 è stata segnalata la presenza di un morto fare immediato rapporto comprare due etti di prosciutto e uno di… (si interrompe imbarazzato) Questo non c’entra. Comunque avete capito. La Centrale dice che qui c’è un morto.
PUPA – La Centrale vi ha preso in giro o qualcosa di simile. Qui di morti non ce ne sono mai stati.
1^ POL. – Volete dire che qui non c’è nessun morto?
PIERO – Proprio così.
2^ POL. – Neanche qualcuno che si sente male?
PUPA – Neanche.
1^ POL. – Lo sapete che è reato fare una falsa denuncia?
PUPA – Ma, signor commissario, le pare che noi siamo tipi da far venire la polizia a casa nostra così per ridere?
1^ POL. – Io sono solo brigadiere, signora. E mi sa proprio che avete ragione voi. Ma se pigliamo chi fa questi scherzi…
PUPA – Oh, li prenderete di certo. Basta mettere sotto controllo il telefono…
1^ POL. – Lei vuol mettere sotto controllo il 113? Ma, signora… Beh, non importa. Sarà meglio andare a fare rapporto.
I due poliziotti si avviano verso la porta di ingresso.
PIERO – Già che siete qui, perché non date una occhiata alla casa per essere sicuri… (Pupa gli dà un pizzico) Ahi!
1^ POL. (prontissimo) Ma certo, con il suo permesso. (Al secondo pol.) Vieni, diamo un’occhiata in giro e bada di non fare danni.

I due poliziotti perquisiscono la casa, guardando negli angoli e sotto il divano, mentre Pupa, dietro le loro spalle, fa gesti di minaccia a Piero. Il primo poliziotto entra nella camera da letto dalla seconda porta, l’altro si avvicina a quella del bagno

2^ POL. – Che c’è dietro questa porta?
PIERO – (sorpreso) Quale porta?
2^ POL. – (posando la mano sulla maniglia) Questa porta.
PUPA – (con minacciosa dolcezza) Caro, l’agente vuol sapere che cosa c’è dietro quella porta.
PIERO – Ah, quella porta! Non saprei, io…

Il poliziotto apre la porta e si affaccia all’interno. Pupa si aggrappa al braccio di Piero e i due si guardano sgomenti.

2^ POL. – Ah, pardon. (Richiude la porta imbarazzato, poi, girandosi) Chi è quel signore?
PIERO – Un amico
PUPA – (Comtemporaneamente) Mio zio
PIERO – Un vecchio amico di famiglia che mia moglie conosce da piccola e che ha sempre chiamato zio. In realtà… (si accorge che i poliziotti non lo stanno a sentire e si interrompe)
PUPA – E’ dispeptico
1^ POL. – (comprensivo) Anch’io ho una zia con un caratteraccio. Beh, qui non c’è nessun morto, ce ne possiamo pure andare.

I due poliziotti escono. Piero e Pupa restano immobili, mentre si sentono i passi che si allontanano per le scale, poi lo sbattere delle due portiere, la sirena che svanisce in lontananza. A questo punto scoppiano a ridere irrefrenabilmente

PUPA – (calmandosi un po’) Non mi sembra bello che ce ne stiamo a ridere così… in fin dei conti dovremmo avere un po’ di rispetto. In questa casa c’è un morto.
PIERO – Quale morto?

Riprendono a ridere.

PUPA – Andiamo a prendere il signor Bombini.
PIERO – Lasciamolo dov’è.
PUPA – Non mi sembra corretto… almeno sistemagli i pantaloni…

Si sente suonare alla porta.

PIERO – Chi può essere, a quest’ora?
PUPA – Come facciamo a saperlo, se non apri?
PIERO – Ti sembra il caso di aprire? E se fossero gli assassini?
PUPA – Certo, vengono a riprendersi il cadavere e a chiedere scusa per il disturbo. Apri!

Piero apre la porta. Entra la signora Bombini, sulla trentina, procace, con i capelli rossi.

PIERO – (molto imbarazzato) E’… è la signora Bombini.
PUPA – (disinvolta) Cara signora Bombini, ma che bella sospresa! Non stia lì sulla porta, si accomodi, si accomodi.
SIGNORA BOMBINI – Grazie. (Viene avanti) Non vorrei disturbare. Ho sentito delle voci, altrimenti non mi sarei permessa di suonare a quest’ora. Sono venuta a chiedere un po’ di zucchero… sono così distratta…
PUPA – Ma non lo dica neppure, è un piacere per noi. Vero, caro?
PIERO – Ma certo, cara.
PUPA – Venga, si segga un momentino.

Indica il divano su cui era il cadavere. La signora Bombini spalanca gli occhi, fà per sedersi, poi si tira indietro.

SIGNORA BOMBINI – No, preferisco stare in piedi.

Si scrutano tutti e tre

SIGNORA BOMBINI – In realtà non ho bisogno di zucchero, ma di un consiglio. Non so cosa fare. Vedete, questa notte mio marito non è tornato a casa.
PIERO – Lo sapevamo. (Pupa gli dà un calcio di nascosto) Ahi! Voglio dire che ci dispiace molto.
PUPA – Ha avvertito la polizia?
SIGNORA BOMBINI – Proprio per questo ho bisogno di un consiglio. Vedete, da tempo sospetto che mio marito… mi tradisca.
PIERO – Ma non può essere!
SIGNORA BOMBINI – (a Piero, con un sorriso timido) Grazie. Ma purtroppo… E se fosse così e io gli mandassi dietro la polizia… se sapeste che caratteraccio ha mio marito… potrebbe… potrebbe perfino…
PUPA – (con dolcezza) Ficcarle un coltello nella schiena?
SIGNORA BOMBINI – (rabbrividendo) No, no! D’altra parte (riprendendosi) potrebbe aver avuto un incidente, un litigio con qualcuno… non so davvero cosa fare.
PUPA – Forse la cosa migliore è di aspettare ancora un po’ e poi, se non tornasse, denunciare la scomparsa.
SIGNORA BOMBINI – Farò così.
PUPA – Ma non dovrebbe stare tutta sola in casa con questa pena. Non ha un amico… volevo dire un amica, una parente che le possa tenere compagnia?
SIGNORA BOMBINI – Non conosco nessuno, a Roma. Ma non importa, sono abituata a stare sola. (si avvia alla porta guardandosi intorno con aria esitante) Grazie di tutto.

Esce.

PUPA – E’ lei, non c’è dubbio.
PIERO – Certo, è proprio la signora Bombini.
PUPA – E’ lei l’assassina, cretino.
PIERO – Oh!
PUPA – Hai visto come ha reagito alle parole chiave?
PIERO – Ma certo.
PUPA – E poi non c’era ragione di venirci a raccontare tutti i fatti suoi. Voleva solo sapere che ne avevamo fatto del cadavere. Scommetto che è stata lei a mandarci la polizia.
PIERO – Però non sappiamo ancora come ha fatto il signor Bombini a finire qui e non abbiamo nessuna prova concreta contro di lei.
PUPA – Ti ho già detto che io so come hanno fatto entrare il cadavere.
PIERO – Davvero.
PUPA – Davvero. Basta pensarci un attimo. Su questo piano abbiamo tutti le porte-finestre, no? E non pensi che la chiave dei cancelletti della nostra vicina possa aprire anche i nostri? In fin dei conti queste case sono fatte in serie.
PIERO – Proprio così, e mi sembra di ricordare che ci abbiano detto qualcosa di simile, quando siamo arrivati…
PUPA – E questa è anche la prova che è stata lei: nessun altro aveva la chiave!
PIERO – Mia cara, sei un fenomeno. Ma perché l’ha fatto?
PUPA – Avrà avuto le sue ragioni.
PIERO – Non dicevo quello. Non mi interessa perché l’ha ammazzato. Perché lo ha portato in casa nostra?
PUPA – Mi sembra un ottima idea, dal suo punto di vista. Tu, se ti capitasse di ammazzare qualcuno qui a casa, come ti libereresti del cadavere?
PIERO – Ma… non saprei… nei libri gialli i cadaveri sono facili da far sparire. Ma in realtà è difficile avere sottomano una vasca di acido solforico, o fare a pezzi un corpo, o avvolgerlo in un tappeto e trasportarlo nel portabagagli. Te lo immagini il signor Bombini nel portabagagli della nostra macchinetta!
PUPA – E poi, dove lo porteresti?
PIERO – In qualche posto deserto, in una palude o qualcosa di simile… Col traffico che c’è… e poi c’è gente dapertutto… Non saprei proprio.
PUPA – E invece lei lo sapeva. Così ora il problema è nostro: se chiamiamo la polizia saremo i primi ad essere sospettati; se invece lo nascondiamo da qualche parte lei può tranquillamente recitare il ruolo della povera moglie abbandonata…
PIERO – Insomma siamo nei guai.
PUPA – Ma nient’affatto. Ho un idea, un idea semplicissima. Riportiamo il signor Bombini a casa sua.
PIERO – A casa sua? Ma sei matta! E come facciamo?
PUPA – Esattamente come hanno fatto loro. Usciamo sulla terrazza, scavalchiamo il muretto, apriamo la finestra con la nostra chiave, entriamo e mettiamo il signor Bombini sul suo divano, a casa sua, con il suo coltello nella schiena.
PIERO – Ti sembra facile… E con la signora Bombini, come la mettiamo? Ammazziamo pure lei?
PUPA – Ma no, non ce ne sarà bisogno. Aspetteremo che esca e che la casa sia vuota. Anzi ho una mezza idea che non sia a casa neppure ora. Secondo me quando è uscita da casa nostra se ne è andata dritta dritta dal suo amico a discutere della faccenda.
PIERO – E noi come facciamo a saperlo?
PUPA – Ma su, questo è un classico. Basta una telefonata, c’è in tutti i telefilm… Se risponde riattacchi e chiami più tardi. Se non risponde…
PIERO – …vuol dire che non c’è…
PUPA – …e il signor Bombini torna a casa!
PIERO – Sei proprio un fenomeno!

Cerca il numero sull’elenco, telefona e fa squillare a lungo senza avere risposta.

PUPA – E allora?
PIERO – E allora… al lavoro!

Entrano tutti e due nel bagno e ne riemergono trascinando il cadavere del signor Bombini. Laila, che per tutte le scene precedenti ha dormito acciambellata su di una poltrona, si risveglia improvvisamente e si mette a saltellare intorno al terzetto, richiando di far inciampare ora l’uno, ora l’altra e provocando rimbrotti e zittii. Arrivati davanti alla finestra Pupa apre i vetri e il cancelletto, si affaccia, scruta da tutte le parti, poi fa cenno di andare e riprende il cadavere per i piedi. Escono. Da fuori si sentono rumori vari – un vaso che si rovescia, qualcosa che sbatte, qualche imprecazione soffocata, esclamazioni – che vanno allontandosi. La scena rimane vuota per qualche minuto, poi dalla porta-finestra rientrano, nell’ordine, Laila – che va di nuovo a dormire sulla poltrona -, Pupa e infine Piero, tutto scarmigliato, che continua a brontolare e a togliersi spine e rametti dal vestito e dai capelli.

PUPA – Piantala di spulciarti e vieni a darmi qualcosa da bere. Non ho mai avuto tanta paura in vita mia. La porca!
PIERO – Chi?
PUPA – Quella. Aveva staccato il telefono e se ne stava tranquilla a fare l’amore col suo complice. Quando ho visto la luce e ho sentito le voci, io…
PIERO – Tu mi hai scaricato il signor Bombini addosso e ti sei messa le mani nei capelli. Pensavo che mi avresti piantato lì.
PUPA – E tu lo hai sbattuto per terra e hai rovesciato un tavolino. Per fortuna quelli erano troppo occupati per sentirci.
PIERO – Ma quanto pesava, quel signor Bombini! E c’erano piante spinose dapertutto…
PUPA – Ma adesso siamo a posto. E quanto a lei…
PIERO – …la porca…
PUPA – …già… non sa che bella sorpresa l’aspetta! A proposito, e tu, che aspetti?
PIERO – Che aspetto?
PUPA – Telefona al 113.
PIERO – Io?
PUPA – Ma certo. Fa il tuo dovere di bravo cittadino e sistemiamo quelli là.
PIERO – (Solleva la cornetta, fa il numero) Pronto, polizia? Vorrei denunciare un omicidio…sì, un omicidio. In viale Togliatti, al numero 161, secondo piano…Ah, gli agenti sono già qui sotto? Una denuncia precedente? No, non ne so nulla…Va bene, fate presto.
PUPA – Che hanno detto?
PIERO – Che c’è già una macchina qui sotto…quelli di prima, non se ne sono mica andati. Li avvertono per radio e salgono subito.
PUPA – Proprio quello che ci voleva.
PIERO – Fammi riprendere fiato, sono a pezzi.

Si butta a sedere sul divano, un po’ curvo in avanti, con la testa bassa e le mani appoggiate sulle ginocchia.

PUPA – Ahhh!
PIERO – Che c’è ancora?
PUPA – Non ti sedere così! Sembri lui.
PIERO – Lui chi?
PUPA – Il signor Bombini.
PIERO – Mammamia.

Si sentono sbattere due portiere, e passi che si avvicinano per le scale. Suona il campanello. Entrano i due poliziotti.

1^ POL. – Dov’è il morto?
PIERO – Quale morto?
1^ POL. – (quasi gridando) Siete ancora voi!
PUPA – L’ appartamento di fronte, commissario.
2^ POL. – In effetti questa volta la comunicazione dice interno 1.
1^ POL. – Ah!

I poliziotti escono.

PIERO – (Chiude la porta.) E ora?.

Si sente suonare il campanello dell’appartamento di fronte, poi un urlo di donna, rumori di colluttazione. Uno sparo. Altre sirene e stridii di freni. Dalla finestra un brusio di voci, di gente che si chiama e si informa. Piero e Pupa si abbracciano. Il cane abbaia.

CALA LA TELA

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