Come in una favola – QUADRO III

Stessa scena del primo quadro. Entrano Albert, Geltrude e Carlotta

Albert – Che facciamo? Che possiamo fare? A quest’ora le avrà detto tutto.
Geltrude – Sta zitto e lasciami pensare.
Carlotta – Mamma, io vado da Matilde e… Non posso andare avanti con questa commedia. Mi faccio schifo.
Geltrude – Non pensarci neppure. Almeno quella faccenda l’abbiamo sistemata. Ora dobbiamo occuparci di tuo padre.
Albert – E’ stata una maledetta sfortuna! Ancora un attimo, e Matilde avrebbe firmato…
Geltrude – Non serve a nulla rimpiangere quello che non è successo. Dobbiamo affrontare la realtà.
Albert – E’ proprio la realtà che mi mette paura… il disonore… il carcere…
Geltrude – Sta tranquillo, Matilde non oserà mai… la conosco bene. Il problema è un altro: puoi dire addio ai suoi soldi e alla vita comoda che hai fatto fin’ora. (Albert si contorce sulla sedia) E non dimenarti in quel modo… sembri uno scimmione.
Albert – I miei soliti reumatismi. Mi sento come se mi avessero infilato una spada nella schiena…
Geltrude – Forse si potrebbe provare… è abbastanza sciocca per farlo… un testamento per Carlotta, ora che sposa il suo beneamato Bernardo… e poi… possono succedere tante cose…
Carlotta – Mamma! Certe volte mi spaventi… soprattutto per quello che non dici.
Albert(a parte) A me basta quello che dice.

Entra Matilde, completamente trasformata rispetto al primo quadro. Un abito elegante, capelli alti raccolti sulla nuca, aria raffinata e sicura

Matilde – Sono contenta di trovarvi tutti insieme… Dobbiamo parlare di molte cose.
Albert(senza guardarla) Qualsiasi cosa vi abbiano raccontato, io… (alza gli occhi e la fissa sorpreso) Matilde! Siete proprio voi?
Carlotta – Zia Matilde! Non è possibile!
Matilde – Sciocchezze! Non esiste niente di impossibile… credo.
Geltrude – Una trasformazione stupefacente, cara sorella. Chissà perché, mi viene in mente qualcosa a proposito degli abiti e dei monaci… Ma di cosa volevi parlarci?
Matilde – Mi sembra giusto dirvi subito… che so tutto!
Albert(spaventato) Tutto?
Carlotta(angosciata) Tutto?     } [contemporaneamente]
Geltrude(incollerita) Tutto?
Matilde – Proprio tutto.
Geltrude – Ebbene, lascia che io ti dica…
Albert(interrompendola) Per una volta, Geltrude, lascia che parli io. (a Matilde, con dignità) E’ vero Matilde, ho approfittato del vostro denaro e della vostra fiducia. Ho giocato in borsa e ho perso… ho perso tutto. Ma cercate di capirmi, è stata una tentazione troppo grande. Avevo avute delle informazioni sicure. Sicure, già! Per la prima volta in vita mia ho creduto di avere l’occasione di fare qualcosa di importante… So benissimo come mi giudicate tutti quanti, e tu per prima, Geltrude: un buono a nulla, un incapace… un fantoccio. Ho pensato di poter cambiare tutto in un colpo solo; di presentarmi a voi, a te, Geltrude, da vincitore, per una volta. Ho sbagliato… come sempre.
Carlotta(si avvicina ad Albert e gli prende la mano) Papà…
Albert(riprende in tono lamentoso) E ancora non capisco come sia successo… Se le cose fossero andate come dovevano, nessuno ne avrebbe sofferto. Voi Matilde, avreste riavuto il vostro denaro, io il mio guadagno… il mio successo. Non avevo intenzione di rubare… credetemi… L’ho considerato… una specie di prestito…
Matilde(esterrefatta) I miei soldi?… La borsa!… Ma io… (si riprende) Certo, certo. Io sapevo già tutto.
Geltrude – Sei soddisfatta ora Matilde? Ti stai godendo questa scena disgustosa?
Matilde – Non sai dire altro, a tuo marito, in questo momento? (a Albert) Ma voi, perché non siete venuto a parlarmene prima? Non ho mai negato nulla a nessuno di voi.
Geltrude – E credi che ti dobbiamo della gratitudine per questo? Dover dipendere da te, dai tuoi soldi… dalla tua carità! Io sono tua sorella e Albert è mio marito: non abbiamo i tuoi stessi diritti?
Matilde – Non quello di derubarmi!

(Albert abbozza un gesto di protesta, poi china la testa in silenzio)

Matilde(A Geltrude) E quando mi hai chiesto di firmare quelle carte, tu sapevi tutto questo, vero?
Geltrude – Io devo difendere la mia famiglia e il mio nome.
Matilde – E io non faccio parte della “tua” famiglia?
Geltrude – Oh, insomma! Non voglio più parlare di queste meschinità.
Matilde – E invece dobbiamo parlarne ancora, mia cara. Tu mi hai sempre creduto un sciocca, vero? Una sognatrice un po’ svanita… Non hai mai saputo niente di me, del mio modo di vedere la vita. Peggio ancora, non ti è mai importato di capire… di sapere. Sei un’egoista, non conosci altro che te stessa, i tuoi desideri, i tuoi miserabili interessi!
Geltrude – Non ti permetto!
Carlotta – E invece ha ragione lei, mamma! Sono contenta che sia venuto tutto fuori. Meglio questa vergogna che gli inganni, le astuzie, le bugie…
Geltrude – Carlotta!
Carlotta – E no, mamma, non funziona più, ormai! Sono stufa di farmi comandare a bacchetta, Carlotta fa’ questo, Carlotta fa’ quello, Carlotta non parlare.! Ed io, sì mamma, sì mamma, sì mamma! Adesso basta. E’ finita! E per quanto riguarda Bernardo…
Geltrude – Taci!
Carlotta – A che serve, se lei sa tutto? E anche se non sapesse… Ora sono io che voglio parlare, voglio liberarmi da questo peso. (a Matilde) Bernardo… non è vero che vuole sposarmi. E’ stato un inganno, una trappola infame…
Geltrude – Carlotta!
Carlotta – Sì, infame. Quel poveretto non ha potuto… Io non volevo, ma la mamma…
Matilde – Ma che vuoi dire, Carlotta?
Carlotta – Che Bernardo è stato costretto, con un ricatto, a dare il suo assenso a questo matrimonio…
Matilde – Ma perché… a che scopo?
Carlotta – Perché io sono incinta, ecco perché. E mamma voleva trovarmi un marito a tutti i costi, e Bernardo era a portata di mano, senza difesa, così ingenuo e fuori dal mondo…
Matilde(a Geltrude) Ma tu sapevi che io… che Bernardo… Insomma tu… Non ti importa proprio nulla dei sentimenti degli altri, vero?
Geltrude – Dovresti ringraziarmi. Potrei averlo fatto per impedirti una ridicola alzata di testa, alla tua età! Quanto a quello sciocco…
Matilde – Geltrude, sei… sei spregevole. Mi fai pena. Ma come potevi sapere… ma sì, certo… Rebecca!
Rebecca(entrando precipitosamente) Eccomi, Matilde, eccomi! Ti ho riportato il tuo braccialetto! Perdonami, ti prego, perdonami…
Matilde Perdonarti? Il mio braccialetto? Ma cosa…?
Rebecca – Passavo per caso davanti alla porta e ti ho sentito dire che sapevi tutto… Non potevi che parlare di me… del mio… del mio…
Geltrude(con malignità) …furto?
Rebecca(lanciandole un’occhiataccia) …del mio attimo di smarrimento. Oh, Matilde, tu sei così generosa, così buona. Non vorrai che tutti sappiano quello che ho fatto. Ne morirei.
Matilde – Ma cosa hai fatto?
Rebecca – Ma lo sai, no? Hai detto di sapere tutto! Quel tuo braccialetto che credevi di avere perso… quello d’oro, con gli zaffiri… sei tanto distratta, lasci tutto in giro… e io… ogni tanto, se penso al mio futuro… sola, senza una casa, senza un soldo…
Geltrude – Non ricominciate con questi piagnistei, Rebecca. Non avete un po’ di dignità?
Rebecca – Dignità? Certo che ne ho! Come chiunque altro… Ma la sfortuna…
Matilde – E così hai preso il mio braccialetto. E che bisogno avevi di farlo? Non ti ho detto mille volte che questa è casa tua?
Rebecca – E se tu cambiassi parere… e se tu… ti sposassi e non volessi più avermi fra i piedi?
Matilde – Dunque è così? Anche tu, la mia migliore amica…
Geltrude(ironica) Ah! L’amicizia. Non vale certo un braccialetto d’oro.
Rebecca – Non voglio più vederlo, questo braccialetto!
Matilde – E tu credi che mi importi di questo gingillo? Io penso al tuo tradimento, alla tua infedeltà… Credevo che mi volessi bene… che fossi mia amica veramente… che condividessi i miei sogni, le mie speranze… che tu fossi felice della mia felicità, triste della mia tristezza…
Geltrude -Ma veramente credi a tutte queste sciocchezze? Credi che il mondo sia come una delle tue stupide favole? Ognuno deve badare ai propri interessi, questa è la legge della vita!
Matilde – Taci! Non bestemmiare, Geltrude. Io vi ho amati tutti, ero sicura di voi, del vostro affetto… La mia famiglia… i miei amici… ora vi vedo come siete veramente… siete dei mostri!
Carlotta – Ti prego, zia Matilde!
Matilde(meno agitata) Tu, bambina mia, sei la meno colpevole di tutti. Non posso prendermela con te. Sei troppo giovane per sapere che ogni nostra azione si ripercuote su quelli che ci sono intorno… quelli a cui si vuol bene… si dovrebbe voler bene.
Carlotta – Ti prego, non farmi vergognare ancora di più.
Geltrude – E ora, cosa hai intenzione di fare?
Albert – Sì, Matilde, cosa volete fare?
Rebecca – Siamo nelle tue mani.
Matilde – Ebbene, io… non posso certo mandarvi in prigione, anche se…
Albert – Certo, non potete.
Rebecca – Io ti ho subito riportato il braccialetto.
Geltrude – Cosa dicevo, io? Matilde non oserà…
Matilde – Pure, ne ho abbastanza di tutti voi. Non voglio più vedervi. Ve ne andrete da questa casa stasera stessa.
Rebecca – Ma come? Vuoi rimanere sola, senza nessuno?
Matilde – Mi farà compagnia Caterina.
Geltrude – Buona quella!
Albert – Ma dove andremo… che faremo…
Geltrude(a Albert) E non piagnucolare, sii un uomo, per una volta in vita tua…
Albert – Sì, cara.
Matilde – Tu, Geltrude, puoi andare nella mia casa di Londra, finché non troverai dove sistemarti. Albert troverà un lavoro…
Albert – Un lavoro!
Matilde – Ne parlerò ai miei avvocati. E tu, Rebecca, puoi tornare a quella tua pensione… Non temere, continuerò ad aiutarti… ma non ti voglio più in casa.
Rebecca(piangendo) Come potrò vivere lontana da te?
Matilde – Vivrai benissimo, non ti preoccupare. E ora andatevene tutti, per favore.
Geltrude – Allora addio, sorella. Dopo tutto, c’è un po’ del mio carattere in te, sotto la tua svenevolezza. Potrei quasi trovarti simpatica, per la prima volta in vita mia. Ma lascia che ti dica una cosa, Matilde. Tu sei sempre stata una sciocca: non hai stile, non hai classe, non hai dignità. Se ho fatto quello che ho fatto, e bada, sarei pronta a rifarlo mille volte, è stato per difendere qualcosa che tu non sai neanche cosa sia: il buon nome, l’onorabilità, il proprio posto nel mondo.
Matilde – Povera Geltrude… mi fai pena.
Geltrude – Non sprecare la tua compassione. Ne avrai bisogno per te stessa. (a Albert e Carlotta) Andiamo.
Albert – Ma io… (a Matilde) A volte Geltrude esagera un poco… Perdonatela… perdonateci.
Geltrude – Albert!
Albert(rassegnato) Sì, cara.
Matilde(a Carlotta) Aspetta un attimo, Carlotta. Devo ancora dirti qualcosa.
Rebecca – Ma io che devo fare?
Geltrude – Non avete sentito? Dovete andarvene. E’ lei la padrona.

Esce con Albert.

Rebecca – Devo proprio andarmene?
Matilde – Mi dispiace.
Rebecca(guarda Matilde a lungo, poi lentamente si avvia alla porta. Sulla soglia si ferma e si gira di scatto) Mi hai chiamato, Matilde?
Matilde(impassibile) No. Addio.
Rebecca – Ah, povera me, povera me.

Esce.

Matilde(a Carlotta, con dolcezza) Così, tu aspetti un bambino?
Carlotta Sì, zia.
Matilde – E chi…
Carlotta – Diciamo che il padre è uno che non ci tiene a farsi ringraziare per la collaborazione.
Matilde – Capisco. E tu…
Carlotta – Io voglio tenermelo. E’ mio. In qualche modo me la caverò.
Matilde – Quello che ho detto agli altri non vale per te, Carlotta. Questa è sempre casa tua. Ti aiuterò in tutti i modi, se me lo permetti.
Carlotta – Non rifiuterò il tuo aiuto, zia, anche se non lo merito. Tuttavia sono sicura di farcela, anche da sola,
Matilde – Non sarà facile, per te. Ma sai, quasi ti invidio.
Carlotta(bacia Matilde) Tu sei… buona, zia Matilde. Ti meriti… ti meriti tutta la fortuna del mondo. Ma ora vado a vedere se mia madre ha bisogno di me.

Esce.

Matilde – Tutta la fortuna del mondo! Mi basterebbe molto meno…
Gandalf(entrando dal fondo) Allora, giovane signora? Come è andato il nostro piccolo gioco?
Matilde – Ah, se sapeste! Le cose che sono uscite fuori…
Gandalf – Io so, naturalmente. E’ sempre così. Siete soddisfatta?
Matilde – Soddisfatta, io? Ma è stato…è stato terribile. Come in quei sogni in cui le cose sono quasi come le abbiamo sempre conosciute, solo un pochino diverse… e questa diversità diventa un’angoscia, un orrore da cui non si riesce a uscire… è stato orribile. Come posso aver vissuto tanto tempo con loro e non essermi accorta di nulla?
Gandalf – Non vi era forse nulla di cui dovevate accorgervi.
Matilde – Cosa volete dire?
Gandalf – Soltanto che in questo gioco più grande che chiamiamo vita, ognuno ha la sua parte, la sua maschera… e non capita spesso di vedere, oltre la maschera, il volto vero di chi ci sta vicino. Seguiamo il suono delle battute per dire a tempo le nostre, ma non ci fermiamo mai a cercare di comprendere il loro significato.
Matilde – Che dobbiamo fare, allora?
Gandalf – Niente. Continuare a giocare, sapendo che in questo gioco alcuni fanno i buoni, altri i cattivi, e non sappiamo quale parte ci toccherà la prossima volta. Ma voi, giovane signora, dovete continuare a vivere come in una favola. Solo nelle favole i cattivi sono sempre puniti e i buoni vivono felici e contenti. O voi preferireste il contrario?
Matilde – No, io… Ma se i buoni soffrono come i cattivi, a che serve essere buoni?
Gandalf – Per saperlo, bisogna arrivare alla fine della favola.
Matilde – Ormai questa è già finita… e io sono rimasta sola.
Gandalf – Non vi fidate più di me? Io vi dico che manca ancora un personaggio.
Matilde – Un personaggio?
Gandalf – Ma sì. (sorride) Il principe azzurro.
Matilde – Il principe azzurro? Volete dire…
Gandalf – Ma certo! Chi altri? (indica la porta-finestra sul fondo e, mentre Matilde si gira a guardare, scompare rapidamente da sinistra).
Bernardo(entrando dal fondo) Matilde!
Matilde Bernardo… (quasi fra sé) il principe azzurro…
Bernardo – Che dite?
Matilde – Oh, nulla… ma voi…
Bernardo(animandosi sempre di più) Io… io sono stato un vigliacco e un idiota, Matilde. Potrete mai perdonarmi? Sono stato vittima di un odioso raggiro, è vero, ma la vittima che non sa reagire è complice dei suoi aguzzini… Ho creduto che la mia onorabilità fosse più importante della verità… ho permesso, ho accettato la menzogna. Ma ora basta, ora mi prenderò le mie responsabilità, quelle reali, davanti a tutti. E prima di tutto, davanti a voi…
Matilde – Bernardo, mio povero Bernardo, calmatevi. (sorridente) Io so tutto.
Bernardo Sapete tutto? E… mi perdonate?
Matilde – Non ho nulla da perdonarvi, caro amico. E’ tutto finito, ormai. Siete libero da ogni…impegno.
Bernardo – Libero? Ma quella povera ragazza…
Matilde – Non pensate più a Carlotta. Lei… ha altri progetti.
Bernardo – Matilde!
Matilde – Sì.
Bernardo – Voi mi ridate la vita. Io… posso osare… potrei chiedervi… volete…
Matilde – Sì.
Bernardo – Insomma, volete essere mia moglie?
Matilde – Sì. Sì. Sì.

Matilde e Bernardo si baciano. Le luci si spengono a poco a poco, lasciando la scena al buio, mentre, al proscenio, Gandalf recita il

5° siparietto

Questo è il teatro: un sogno, una finzione
vestita di parole variopinte;
cieli di garza e monti di cartone,
un mondo intero chiuso fra le quinte.
Ma voi che in questo sogno ritrovate,
riflessi in uno specchio, i sentimenti
veri, l’odio e l’amore, le risate
e il pianto, la gloria, i tradimenti
e le vittorie, voi, datemi ascolto:
la magia è nella mente e non nel gesto.
Nessun uomo può vivere per molto
quando i suoi sogni muoiono. Per questo
deve cercare ognuno nel profondo
dei propri sogni, la realtà infinita.
Sul grande palcoscenico del mondo,
tutto è illusione: solo il sogno è vita.

Alle ultime parole di Gandalf, che esce, la scena si illumina mostrando la stanza vuota. Entra da sinistra Caterina.

Caterina Lavoro, lavoro, lavoro. Mai un momento di riposo, mai un briciolo di considerazione… Buttano tutto a terra e io a chinarmi su e giù tutto il giorno…

Vicino allo scrittoio, sulla destra, è a terra lo spadone di Bernardo del secondo quadro. Caterina con naturalezza lo solleva per l’elsa, trascinandolo con la punta a terra, lo porta fuori scena sempre continuando a borbottare. Intanto…

cala il sipario

FINE

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