G.I. – Delitto in condominio (C’è un cadavere in salotto versione reading)

Narratore: Non c’è modo peggiore di iniziare la giornata che essere strappati ai propri sogni dallo stridulo suono della sveglia. E’ quello che succede tutti i giorni dell’anno, tranne naturalmente le domeniche e i trenta sospiratissimi giorni di ferie. Per sopravvivere a tanta violenza giornaliera Piero segue un rituale immutabile, che gli permette un passaggio graduale dalla primitiva condizione di sonnambulismo comatoso a un quasi accettabile stato di semicoscienza. Così, immancabilmente, infila ciabatte e accappatoio, accende un sigaro, mette la caffettiera sul gas, va in bagno, si pesa, si versa il caffè e esce in terrazza a passeggiare fra le sue beneamate piante. Quella mattina, tuttavia, il rituale subì una brusca interruzione, e si trovò tutto a un tratto ben sveglio.

Piero: “Pupa!”

Narratore: La moglie si chiama Maria Antonietta, ma lui non se ne ricorda mai.

Piero: “Pupa!!!”

Narratore: Pupa si affacciò sonnacchiosa alla porta della camera da letto.

Pupa: “Che hai combinato ora?”

Piero: “C’è un cadavere in salotto!”

Pupa: “Non strillare così, a quest’ora del mattino…. Cosa hai detto?”

Piero: “Ho detto.. .c’è un… ca… ca… oddio! C’è davvero!”

Narratore: Si buttarono l’una nelle braccia dell’altro e restarono a lungo così, senza avere il coraggio di muoversi. Poi, prima l’una e poi l’altro, cominciarono a sbirciare verso il divano proprio di fronte a loro. Anche alla luce incerta che filtrava dalle serrande semisollevate, era tuttavia inevitabilmente e indubbiamente un corpo umano quello che se ne stava tranquillo e indifferente -molto tranquillo, molto indifferente- in posizione seduta, un po’ curvo in avanti, con la testa bassa e le mani appoggiate sulle ginocchia, e il manico di un coltello da cucina sporgente dalla schiena.

Pupa: “Fa’ qualcosa”

Piero: “Faccio qualcosa” .

Narratore: Ma che si fa quando uno si sveglia la mattina e si trova un cadavere in salotto? Intanto, stirandosi pigramente, Lara -la loro cagnolina- si avvicinò ai piedi dello sconosciuto e, dopo una annusata indifferente, si andò ad acciambellare sull’altro divano.

Piero: “Che diavolo fa quel cane idiota? Possibile che un qualsiasi cadavere passeggi tutta la notte per casa nostra e lei nemmeno se ne accorga?”

Pupa: “Tu sei buono solo a prendertela con quella povera bestiola innocente… E non parlare di cadaveri che girano per casa, mi fai venire i brividi. Queste cose non succedono”

Piero: “Ah, no? E allora quello cos’è?”

Narratore: D’un tratto si rese conto che tutta quella storia pazzesca stava succedendo davvero. C’era veramente un cadavere in salotto, comodo come se fosse stato in visita, nel loro normalissimo appartamentino al secondo piano di un palazzone alla periferia di Roma.

Piero: “Tesoro, cerchiamo di non litigare. Siamo in un bel guaio”

Pupa: “Questo è certo.Ma, caro, come sarà arrivato qui? Ieri sera non c’era”

Piero: “Ne sei sicura? Voglio dire, certo, so benissimo che ieri sera non c’era. Dunque, in qualche modo, è entrato stanotte e si è fatto ammazzare”

Pupa: “A me non sembra che sia andata così”

Piero: “No?”

Pupa: “No. Se l’avessero accoltellato qui, ci sarebbe un lago di sangue”

Narratore: Piero e sua moglie erano accaniti lettori di gialli e di certe cose ne sapevano parecchio. Si avvicinarono al morto. Piero provò a sollevargli un braccio, ma questo non si mosse.

Piero: “Il rigor mortis…”

Pupa: “Anzi, dirò di più. Non è stata quella coltellata ad ucciderlo”

Piero: “E questo come lo capisci?”

Narratore: Pupa estrasse il coltello dalla ferita.

Pupa: “Guarda la lama. Non c’è traccia di sangue: il colpo è stato vibrato dopo la morte”

Piero: “Il rigor mortis dimostra che è stato ucciso nove o dieci ore fa”

Pupa: “E la coltellata può essere stata data da quel momento fino a quattro o cinque ore prima di adesso”
.
Piero: “E ora che sappiamo tutte queste cose chiamiamo il 113”

Pupa: “Aspetta un momento” (pensosamente)

Narratore: Aveva uno sguardo che a Piero non piaceva affatto sul tipo di quello che aveva quando lui era a dieta e lei sospettava che mangiucchiasse qualcosa di nascosto.

Pupa: “Aspetta un momento. Intanto cerchiamo di capire da dove sono passati”

Piero: “Sono passati chi?”.

Pupa: “Ma gli assassini, chi altri? Dovevano essere almeno in due per trasportare il cadavere e sistemarlo sul divano, non ti pare?”

Piero: “E da dove sono passati, secondo te?”

Narratore: Intanto si era avvicinato alla porta di ingresso, regolarmente chiusa a quadrupla mandata e con la chiave infilata dall’interno.

Piero: “Dalla porta, no di sicuro”

Pupa: “E allora da una finestra, naturalmente. Ti sarai scordato un’altra volta un cancelletto aperto…”

Piero: “Mi sembrava che non fosse colpa mia…”

Narratore: Comunque si mosse per verificare. Non ci volle molto. La loro casa, al secondo piano dalla strada, era circondata su tre lati da un terrazzo, su cui si aprivano cinque porte finestre, ognuna delle quali era naturalmente, visti i tempi, protetta da un cancelletto con serratura di sicurezza. Nel salone, nelle camere e in cucina le finestre erano aperte, con le serrande semiabbassate, ma i cancelletti erano ben chiusi, e a chiave.

Piero: “E allora da dove è venuto il nostro ospite? E comunque come ha fatto a salire per due piani? Con una scala da pompieri?”

Narratore: Lo sguardo della moglie continuava a non piacergli.

Pupa: “Se venivano da casa sua, bastava scavalcare il muretto di divisione delle terrazze”

Piero: “Da casa sua! Vuoi forse dire che sai chi è?”

Pupa: “Ma certo. E’ il signor Bombini, il nostro vicino di casa”

Narratore: Adesso che lo vedeva in piena luce, doveva riconoscere che la moglie aveva, come al solito, ragione. Era proprio il signor Bombini, con la sua testa pelata e l’immancabile vestito grigio. Non che lo conoscesse molto bene, ma capitava ogni tanto di incontrarsi e di scambiare un saluto sul pianerottolo.

Piero: “E’ proprio il signor Bombini, quello sposato con la rossa prosperosa”

Pupa: “A parte il fatto che la moglie ha i capelli tinti ed è grassa, non prosperosa come dici tu, è proprio lui. Ti ricordi che quando li hai visti la prima volta hai pensato che fossero padre e figlia e non marito e moglie? In effetti c’era una certa differenza di età, anche se lei non è così giovane come vuol far credere. E poi, sai che in giro si dice che abbia un amante? Ma che fai?”

Piero: “Telefono al 113”

Pupa: “Ma sei matto?”

Piero: “Che si fa quando si trova un cadavere? Si telefona alla polizia, no?”

Pupa: “Anche quando lo si trova nel proprio salotto e in circostanze sospette?”

Narratore: Piero lasciò cadere la cornetta.

Piero: “Quali circostanze sospette?” (spaventato)

Pupa: “Ma ragiona un momentino! Abbiamo un cadavere in salotto, marito di una rossa compiacente vicina di casa, nessuno sa come può essere entrato… che penserebbe la polizia? Te lo dico io, che penserebbe. Che tu sei l’amico della rossa, che tu l’hai fatto entrare con una scusa, e che tu l’hai ammazzato sul nostro divano!”

Piero: “Io! …ma non posso averlo ammazzato sul divano, lo hai detto tu… non c’è sangue…”

Pupa: “I poliziotti. non leggono mica i libri gialli, e poi potresti averlo ammazzato in qualche altro modo e poi accoltellato per confondere le idee… come hanno fatto loro”

Piero: “Ma io non sono stato!”

Pupa: “E se la polizia non ti credesse?”

Piero: “E allora che facciamo? Non posso bussare alla porta accanto e dire: signora, le dispiacerebbe venirsi a riprendere suo marito, sta di là sul mio divano, è appena un po’ cadavere…”

Pupa: “Un momento, un momento, ci sono. Non può essere stata che lei”

Narratore: Piero cominciavo a sentirsi come il coro di una tragedia greca.

Piero: “Lei, chi?”

Pupa: “Lei, sua moglie… poi, con l’aiuto dell’amico lo hanno portato qui”

Piero: “Certo, e sono passati attraverso il muro” (ironico)

Pupa: “ Io so benissimo da dove sono passati, e anzi questa è proprio la prova… Zitto!”

Narratore: Piero, che non aveva neanche provato ad aprire bocca, trattenne il fiato. Nel silenzio improvviso si sentì come un lamento lontano, come un suono di sirena, no, anzi proprio un suono di sirena che aumentò paurosamente, e poi uno stridio di freni sotto le loro finestre e lo sbattere di due portiere.

Pupa: “La polizia”

Piero: “La polizia”

Pupa: “Vengono qui. Presto, dobbiamo nascondere il signor Bombini”

Narratore: Passi pesanti salivano le scale.

Piero: “Sì, ma dove?”

Narratore: Si guardò intorno disperato. In un giallo che si rispetti le case traboccano di grandi cassapanche, di armadi profondissimi, di passaggi segreti o almeno di antichi portavivande. Ma in casa loro i mobili erano bassi, gli armadi piccolissimi e strapieni di roba. Non avevano neanche uno sgabuzzino, e se lo avessero avuto sarebbe stato così pieno di impicci da non potervi nascondere neanche il cadavere di un gatto, figuriamoci il signor Bombini. Bussarono alla porta.

Pupa: “Il bagnetto di servizio”

Narratore: Piero afferrò il signor Bombini sotto le ascelle, la moglie lo prese per i piedi e lo trascinarono nel bagnetto. Bussarono di nuovo.

Pupa: “Un momento, vengo”

Narratore: Accomodarono il signor Bombini sulla tazza -non c’era altro posto dove potesse star seduto- poi Piero, con un colpo di genio, gli slacciò la cintura e gli abbassò i pantaloni. Pupa intanto aveva aperto la porta. Due poliziotti in divisa si precipitarono dentro.

1° pol.: “Dov’è?”

Piero: “Dov’è chi?”

1° pol.: “Il morto”

Pupa: “Quale morto?”

Narratore: I due poliziotti si guardarono imbarazzati, poi il più anziano si spinse il berretto indietro scoprendo un pezzetto di fronte.

1° pol.: “Rincominciamo da capo. Questo è viale Togliatti 161, giusto?”

Pupa, Piero: “Giusto”

1° pol.: “L’appartamento al secondo piano, giusto?”

Pupa, Piero: “Giusto”

1° pol.: “L’interno 2, giusto?”

Pupa, Piero: “Giusto”

Narratore: Il poliziotto allargò le braccia e fece un gran sospiro.

1° pol.: “E allora, dov’è il morto?”

Narratore: Piero cominciava a prenderci gusto.

Piero: “Quale morto?

Narratore: Il malcapitato poliziotto divenne tutto rosso e si guardò intorno in cerca di aiuto. Il poliziotto più giovane si fece avanti a sua volta. Tolse di tasca un taccuino, lo sfogliò velocemente, poi ricominciò più lentamente e infine si fermò alla pagina che cercava.

2° pol.: “Comunicazione di servizio numero 139: recarsi immediatamente in viale Palmiro Togliatti 161, piano secondo interno 2. E’ stata segnalata la presenza di un morto. Fare immediato rapporto. Comprare due etti di mortadella e tre panini… No, questo non c’entra. Comunque avete capito. La Centrale dice che qui c’è un morto”

Pupa: “La Centrale vi ha preso in giro o qualcosa di simile. Qui di morti non ce ne sono mai stati”

Narratore: I due poliziotti si guardarono sconvolti.

1° pol.: “Volete dire che qui non c’è nessun morto?”

Pupa: “Proprio così”

1° pol.: “Neanche qualcuno che si sente male?”

Pupa: “Neanche”

Narratore: Il poliziotto più anziano gonfiò le gote.

1° pol.: “Lo sapete che è reato fare una falsa denuncia?”

Pupa: “Ma, signor ispettore, le pare che noi siamo tipi da far venire la polizia a casa nostra così per ridere?”

1° pol.: “Io sono brigadiere, signora. E mi sa proprio che avete ragione voi. Ma se pigliamo chi fa questi scherzi…”

Pupa: “Oh, li prenderete di certo. Basta mettere sotto controllo il telefono…”

1° pol.: “Lei vuol mettere sotto controllo il 113? Ma, signora… Beh, non importa. Sarà meglio andare a fare rapporto”

Narratore: I due si avviarono verso la porta. A quel punto il sollievo per lo scampato pericolo giocò un brutto scherzo a Piero .

Piero: “Già che siete qui, perché non date un’occhiata a tutta la casa per essere sicuri… Ahi!”

Narratore: Si massaggiò il braccio dove Pupa lo aveva ferocemente pizzicato. Il brigadiere non esitò un istante.

1° pol.: “Ma sicuro, con il suo permesso. Vieni, diamo un’occhiata in giro e bada di non fare danni”

Narratore: Guardarono coscienziosamente in giro mentre io sentivo gli occhi di Pupa che mi trivellavano la schiena. Poi avvenne l’inevitabile.

2° pol.: “Che c’è dietro questa porta?”

Piero: “Quale porta?”

2° pol.: “Questa porta”

Pupa: “Caro, l’agente vuol sapere che cosa c’è dietro quella porta”

Piero: “Ah, quella porta! Non saprei, io…”

Narratore: Il poliziotto aprì la porta e ficcò dentro la testa. Piero trattenne il fiato. Pupa gli si aggrappò al braccio.

2° pol.: “Ah, pardon”

Narratore: Il poliziotto richiuse la porta.

2° pol.: “Chi è quel signore?”

Piero: “Un amico”

Pupa: “Mio zio”

Narratore: Si scambiaronoo uno sguardo di puro odio.

Piero: “Un vecchio amico di famiglia che mia moglie conosce da piccola e lo ha sempre chiamato zio. In realtà…”

Narratore: A questo punto Piero si accorse che i due poliziotti non lo stavano a sentire per niente e si fermò.

Pupa: “E’ dispeptico”

1° pol.: “Anch’io ho una zia con un caratteraccio… Beh, qui non c’è nessun morto, ce ne possiamo pure andare. Arrivederci e scusate”

Narratore: La porta si chiuse alle loro spalle. Sentirono passi pesanti scendere le scale, poi lo sbattere di due portiere, lo stridio delle gomme e il suono della sirena che si allontanava, si allontanava…, e allora scoppiarono a ridere come matti, senza potersi frenare.

Pupa: “Caro, non mi sembra bello che ce ne stiamo a ridere così… in fin dei conti dovremmo avere un po’ di rispetto. In questa casa c’è un morto…”

Piero: “Quale morto?”

Narratore: E giù a ridere di nuovo, finché si accorsero che in tutta quell’allegria c’era forse un pizzico di isterismo.

Pupa: “Andiamo a prendere il signor Bombini”

Piero: “Lasciamolo dov’è”

Pupa: “Non mi sembra corretto… almeno sistemagli i pantaloni…”

Narratore: In quel momento suonarono di nuovo alla porta.

Piero: “Chi può essere, a quest’ora?”

Pupa: “Come faccio a saperlo, se non apri?”

Piero: “Ti sembra il caso di aprire? E se fossero gli assassini…”

Pupa: “Certo, vengono a riprendersi il cadavere e a chiedere scusa per il disturbo. Apri!”

Narratore: Suonarono di nuovo. Piero aprì. Naturalmente era lei, la rossa e prosperosa moglie, anzi la vedova, del signor Bombini. Piero si sentiva un po’ imbarazzato, in ciabatte e accappatoio e con il cadavere del marito nascosto nel bagno. Pupa invece, del tutto a suo agio, prese il tono mielato che usa con le persone che detesta.

Pupa: “Cara signora Bombini, ma che bella sorpresa! Non stia lì sulla porta, si accomodi, si accomodi”

Sig.ra Bombini: “Grazie, non vorrei disturbare. Ho sentito delle voci altrimenti non mi sarei permessa di suonare a quest’ora. Sono venuta chiedere un po’ di zucchero… sono così distratta…”

Pupa: “Ma non lo dica neppure, è un piacere per noi. Vero, caro?”

Piero: “Ma certo”.

Pupa: “Venga, si segga un momentino”

Narratore: La pilotò verso il divano dove avevamo trovato il signor Bombini. La rossa spalancò un po’ troppo gli occhi, fece per sedersi, poi esitò e infine si trasse indietro.

Sig.ra Bombini: “No, preferisco stare in piedi”

Narratore: Si guardarono tutti e tre.

Sig.ra Bombini: “In realtà non ho bisogno di zucchero, ma di un consiglio. Non so cosa fare. Vedete, questa notte mio marito non è tornato a casa”

Piero: “Lo sapevamo”

Narratore: Pupa gli ammollò un calcio negli stinchi.

Piero: “Ahi! Voglio dire che ci dispiace molto”

Pupa: “Ha avvertito la polizia?”

Sig.ra Bombini: “Proprio per questo ho bisogno di un consiglio. Vedete, da tempo sospetto che mio marito… mi tradisca”

Piero: “Ma non può essere!” (galante)

Sig.ra Bombini: “Grazie, ma purtroppo… E se fosse così e io gli mandassi dietro la polizia… se sapeste che caratteraccio ha… potrebbe… potrebbe perfino…”

Pupa: “Ficcarle un coltello nella schiena?” (dolcemente).

Narratore: La signora Bombini rabbrividì.

Sig.ra Bombini: “Forse… D’altra parte… potrebbe aver avuto un incidente, un litigio con qualcuno… non so davvero cosa fare”

Pupa: “Forse la cosa migliore è aspettare ancora un po’ e poi, se non tornasse, denunciare la scomparsa”

Sig.ra Bombini: “Farò così”

Pupa: “Ma non dovrebbe stare tutta sola in casa con questa pena. Non ha un amico…volevo dire un’amica, una parente che le possa tenere compagnia?”

Sig.ra Bombini: “Non conosco nessuno, a Roma. Ma non importa, sono abituata a stare sola”

Narratore: Si avviò alla porta guardandosi intorno con aria esitante. Poi ringraziò di nuovo e uscì.

Pupa: “E’ lei, non c’è dubbio”

Piero: “Certo, è proprio la signora Bombini”

Pupa: “E’ lei l’assassina, cretino”

Piero: “Oh!”

Pupa: “Hai notato come ha reagito alle parole chiave?”

Piero: “Ma certo”

Pupa: “E poi non c’era ragione di venirci a raccontare tutti i fatti suoi. Voleva solo sapere che ne avevano fatto del cadavere. Scommetto che è stata lei a mandarci la polizia”

Piero: Però non sappiamo ancora come ha fatto il signor Bombini a finire qui e non abbiamo nessuna prova concreta contro di lei”

Pupa: “Ti ho già detto che io so come hanno fatto entrare il cadavere”

Piero: “Davvero?”

Pupa: “Davvero. Basta pensarci un attimo. Su questo piano abbiamo tutti le porte finestre, no? E non pensi che la chiave dei cancelletti della nostra vicina possa aprire anche i nostri? In fin dei conti queste case sono fatte in serie”

Piero: “Proprio così, e mi sembra di ricordare che ci abbiano detto qualcosa di simile, quando siamo arrivati…”

Pupa: “E questa è anche la prova che è stata lei: nessun altro aveva la chiave!”

Piero: “Mia cara, sei un fenomeno” (ammirato) “Ma perché l’ha fatto?”

Pupa: “Avrà avuto le sue ragioni”

Piero: “Non dicevo quello. Non mi interessa perché lo ha ammazzato. Perché lo ha portato in casa nostra?”

Pupa: “Mi sembra un’ottima idea dal suo punto di vista. Tu, se ti capitasse di ammazzare qualcuno qui a casa, come ti libereresti del cadavere?”

Piero: “Ma… non saprei…”

Narratore: Nei libri gialli i cadaveri sono facili da far sparire. Ma nella realtà è difficile avere sottomano una vasca di acido solforico o fare a pezzi un corpo, o avvolgerlo in un tappeto e trasportarlo nel portabagagli della macchina (immaginatevi un cadavere nel portabagagli della loro macchinetta) per andarlo a buttare in una palude o qualcosa di simile. Nella realtà, c’è gente dapertutto, ci sono bambini impiccionì, cani curiosi… e non ci sono paludi.

Piero: “Non saprei proprio”

Pupa: “E invece lei lo sapeva. Così ora il problema è nostro: se chiamiamo la polizia saremo i primi ad essere sospettati, se invece lo nascondiamo da qualche parte lei può tranquillamente recitare il ruolo della povera moglie abbandonata…”

Piero: “Insomma siamo nei guai”

Pupa: “Ma nient’affatto” disse mia moglie “Ho un’idea”

Narratore: L’idea di Pupa era semplice, tanto semplice che Piero non riuscì a smontarla in nessun modo pure con un sacco di tempo per discutere. Perché in effetti, di tempo a disposizione per discutere ne ebbero anche troppo, l’intera giornata e buona parte della notte successiva. L’idea di Pupa, infatti, richiedeva l’oscurità più completa e la ragionevole certezza di non essere né visti né sentiti da nessuno, e consisteva semplicemente nel riportare il signor Bombini a casa sua, seguendo all’inverso la stessa strada che aveva fatto per venire da loro. Così, quando la notte fu abbastanza fonda e tutti i rumori della città furono cessati, Piero, Pupa, il signor Bombini e la loro cagnetta uscirono quatti quatti sulla terrazza e si apprestarono a quella impresa pazzesca. Naturalmente, conoscevano tutta la procedura: avevano prima telefonato alla vicina con l’idea di mandarla con un falso messaggio in qualche ospedale dall’altra parte della città. Non aveva risposto nessuno, e ne avevano dedotto che doveva essere andata a raggiungere il suo amico, il che significava che avrebbero avuto campo libero per tutta la notte. Non vi sto a raccontare in tutti i particolari disgustosi quello che passarono per mettere in atto il piano di Pupa. Basterà dire che il muretto di separazione, alto un metro e mezzo, sembrava diventato più o meno l’Himalaya, per non parlare del signor Bombini che, così piegato in due, aveva la tendenza a rotolare da tutte le parti. Aggiungete che dalla loro parte il muretto era coperto di rose rampicanti e le rose -come diceva sempre Pupa- sono piante stupide e anche permalose, e comunque forse non gradivano di essere svegliate. Fatto sta che scavalcare quel muretto, anche con l’aiuto di una scala, fu come passare all’interno di un alveare. Né le cose andarono meglio dall’altra parte, perché Piero andò a cadere su quello che gli sembrò un allevamento di porcospini arrabbiati e che poi risultò essere una yucca, la più maligna delle piante. E poi non successe altro, a parte il fatto che il signor Bombini, rovinandogli addosso dall’alto del muretto costrinse Piero a rinnovare la conoscenza intima appena fatta con la yucca e che sul più bello Lara, quella che non si era accorta di due assassini e di un cadavere a spasso dentro casa la notte precedente, decise che era venuto il momento di partecipare al gioco e cominciò ad abbaiare come una muta di setter quando stanano una volpe. Decisero in seguito che le persone dei piani superiori o erano tutte sorde, o avevano imparato dai telefilm americani a farsi i fatti propri: comunque nessuno si affacciò a chiedere che cosa stesse succedendo. Dopo che Pupa, che era passata miracolosamente incolume in mezzo a tutte quelle malefiche trappole, ebbe aperto con aria trionfante il cancelletto della vicina con la loro chiave, tirarono su la serranda, fecero ruzzolare il signor Bombini dentro la sua casa, lo sistemarono in una poltrona del soggiorno e gli rimisero il coltello nella ferita sulla schiena. A questo punto si accorsero che la vedova, dopotutto, non era uscita di casa. Dalla soglia di una porta, infatti, si allargava una lama di luce e si sentiva come un parlottio confuso, mischiato ad un cigolio sempre più veloce, che alla fine esplose in un grido: “Sì! Sì! Sììììì!”

Piero: “Dio mio”

Pupa: “La porca”

Piero: “Cioè?”

Pupa: “Ha staccato il telefono e se ne sta tranquilla a fare l’amore con il suo complice. Non sa che bella sorpresa l’aspetta”

Narratore: Era buio, ma sicuramente gli occhi di Pupa erano illuminati da una luce gelida. Così se ne tornarono a casa, ansimanti, graffiati e acciaccati, ma felici. Piero si buttò a sedere sul divano, un po’ curvo in avanti, con la testa bassa e le mani appoggiate sulle ginocchia.

Pupa: “Ahhh!”

Piero: “Che c’è ancora?”

Pupa: “Non ti sedere così! Sembri lui”

Piero: “Lui chi?”

Pupa: “Il signor Bombini”

Piero: “Mammamia”

Pupa: “Beh, cosa aspetti?”

Piero: “Che aspetto?”

Pupa: “Telefona al 113

Piero: “Io?”

Pupa: “Ma certo. Fa’ il tuo dovere di bravo cittadino, e sistemiamo quella là”

Narratore: Fu così che una mezz’ora più tardi sentirono suonare alla porta -erano circa le tre del mattino- e si presentarono gli stessi due poliziotti del giorno prima
.
1° pol.: “Dov’è il morto?”

Piero: “Quale morto?”
.
1° pol.: “Siete ancora voi!”

Pupa: “L’appartamento di fronte, ispettore” (insinuante)

Narratore: Intervenne il poliziotto giovane.

2° pol.: “In effetti questa volta la comunicazione dice interno 1”

1° pol.: “Ah!”

Piero: “Di niente”

Narratore: E Piero chiuse la porta. Sentirono suonare all’appartamento di fronte, poi un urlo di donna, un tafferuglio, delle grida, uno sparo. Dopo un po’ cominciarono ad arrivare altre macchine a sirene spiegate. Tutta la strada si animava, le finestre si aprivano, la gente affacciata si interrogava da un balcone all’altro. Piero, Pupa e il cane se ne andarono a dormire.

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