Gandalf – L’origine del male

Il problema dell’origine del male ha occupato molta parte delle riflessioni diGandalf sapienti, teologhi e filosofi da Platone a Agostino a Ratginzer, magari passando anche per Hume, Nietzsche e Freud, senza dimenticare la grande letteratura (Leopardi, Dostoevskij).
Che la deità sia resposabile o meno, se il male sia il necessario corollario del libero arbitrio, se derivi da un peccato originale o dalle pulsioni del subconscio (questioni che lascio ben volentieri agli specialisti) non c’è dubbio che la specie umana sia l’unica capace di concepire e di attuare il male. Solo l’uomo, individualmente o organizzato in strutture sociali, uccide e distrugge per una ideologia, per un credo religioso o politico, per avidità, per invidia, per gelosia e perfino per gioco.
Gli eventi naturali che colpiscono gli individui o la collettività (dal cancro alle pestilenze, dai terremoti alle inondazioni) non possono essere definiti “malvagi”. Come si sa, la natura è indifferente, non persegue uno scopo, non esprime una volontà: la natura semplicemente “è”.
Si deve perciò affermare che solo l’uomo, che ha la coscienza e la responsabilità delle proprie azioni, può essere considerato portatore del “male”.

*****

L’evoluzione della vita per selezione naturale è ormai un principio fondamentale accettato da tutta la comunità scientifica e anche dal comune sentire, a eccezione di pochi irrecuperabili gruppi di individui evidentemente non abbastanza evoluti. Come è noto questa teoria postula l’esistenza di un antenato comune dal quale per mutazioni successive, derivano tutte le specie viventi, animali e vegetali. Le variazioni casuali dei modelli originali portano alla sopravvivenza del più forte, cioè del più adatto all’ambiente circostante.
I successivi sviluppi della originale teoria darwiniana, inglobando le nuove conoscenze sulla genetica (neodarwinismo), hanno spostato l’unità su cui avviene la selezione naturale dalla specie e dall’individuo ai geni.
In parole povere tutti gli esseri viventi, ovviamente incluso l’uomo, non sarebbero che macchine biologiche per assicurare la sopravvivenza tramite la duplicazione dei geni.
Il gene, per citare una felice definizione di Richard Dawkins, è “egoista”. Ovviamente non ha una coscienza o uno scopo. Esiste e “vuole” continuare a esistere. Per questo progetta la propria macchina biologica nel modo più valido. Più colori, più muscoli, più denti, più velocità o più resistenza permettono al gene un vantaggio nella continua lotta per la sopravvivenza
L’animale uomo ha nel tempo sviluppato una caratteristica particolare, rispetto ai vegetali e agli altri animali: l’ntelligenza. Questa dote è un arma formidabile nella competizione, ma ha un difetto: porta con sé la coscienza, che costituisce una sovrastruttura indipendente che trasforma l’egoismo “naturale” del gene in un egoismo consapevole in grado di costruirsi uno scopo e una volontà proprie.
Questa, a mio avviso, è l’origine del male. E’, come il cancro, una malattia genetica.


I “miei” morti
Il pensiero verticale
Il ragazzo fuori dalla fila
Normalità sociale
Dopo le elezioni

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Una risposta a “Gandalf – L’origine del male

  1. Condivido in parte.
    Tutto sommato, per fortuna che la coscienza c’é!!
    Ma non sono tanto sicuro che sia necessariamente collegata con l’intelligenza. Basta pensare a ….

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