Jena camuna – Peana dei migranti all’Europa

Sono profugo, fuggiasco, emigrante,
fuggo da guerre, da miseria e fame
come neppure all’Inferno di Dante.

Per non morire, un’esistenza infame
conduco lungo rotte disumane,
spesso in balia delle più truci brame

di chi ci sfrutta peggio che puttane,
ci succhia sangue, soldi e dignità.
E quelle sono belve musulmane.

Se riesco a non finir nell’aldilà,
vincendo mare, fame e malattie,
l’Europa mi offre la sua civiltà,

mi aiuta a ritemprare le energie,
mi dona un tetto e un piatto di minestra,
m’inonda di attenzioni e simpatie.

Non contano Sinistra, Centro o Destra,
non contan latitudine o linguaggio:
nessuno chiude in faccia la finestra

a chi dovuto s’è dare coraggio
per correr come ladro nella notte
fuggendo la città, il proprio villaggio,

sbandati, percorrendo oscure rotte,
sperandole ignorate dalla Morte,
che invece molti ha preso a gruppi, a frotte

in mare, quando già si era alle porte
dell’agognata meta, l’Eldorado.
L’abbraccio abbiam sentito, caldo e forte,

di chi aspettava noi di là dal guado.
Ci han fatto un po’ sentire come a casa
(sarà quella parvenza di degrado…?)

con l’anima da subito persuasa
che quella era la terra a noi promessa.
Va bè, forse l’abbiamo pure invasa,

abbiamo esagerato con la ressa
ma tutto era dovuto al gran sollievo,
al fatto d’aver vinto la scommessa.

L’Europa non è più nel Medio Evo,
cadute le frontiere, gli steccati,
scordato quel che accadde a Sarajevo.

E in fondo siamo stati fortunati,
noi ultimi fra gli ultimi del mondo,
la feccia dei perdenti più sfigati.

Perfino chi è annegato, è andato a fondo;
chi è morto per il freddo o per la fame;
chi vive in modo più che inverecondo

in stazzi manco degni del bestiame;
chi viene sbatacchiato a destra e a manca
trattato come inutile ciarpame;

chi non vuol sventolar bandiera bianca;
noi tutti che laddove siamo nati
varremmo poco più d’una palanca

l’Europa in star TV ci ha trasformati,
da anonimi ci ha resi popolari,
ripresi e spesso pure intervistati.

Qualcuno ci fa sopra degli affari
in nome della solidarietà,
ma sono in fondo casi così rari.

Godiamo grande popolarità:
noi destinati al buio anonimato
siam resi – uau! – delle celebrità.

Pensa al bimbo così fotografato
sulla spiaggia in Turchia, che risonanza,
solo in virtù d’esser morto affogato.

C’è chi s’indigna contro la mattanza
ma in fondo abbiamo pure da morire.
Chi crepa dentro al letto, in una stanza,

l’ignoto se lo avvolge nelle spire
e mai nessuno gli farà una foto,
due righe non avrà sull’Avvenire

né una campagna sarà messa in moto
per spinger tanto laici che cristiani
a inondarsi di lacrime lo scroto.

E sia grazie pure ai superbi ariani
che voglion ricacciarci a casa nostra
perché bastardo temono il domani.

Loro pure ci spingon sulla giostra
mediatica, in TV, sopra i giornali.
E tutta questa gloria non ci prostra!

Lode eterna ai valori occidentali,
ai princìpi scolpiti nella Croce
in difesa dei diritti animali!

Noi destinati a non aver mai voce
umili ci inchiniamo a ringraziare
chi ci scampò dal silenzio più atroce.

Grazie da lager, da muri e da bare.

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