Mario Trapletti – Tra cipolla e caviale un amore che uccide

Per gentile concessione dell’autore, siamo lieti di pubblicare questa struggente (e divertente) ballata in ottave che in forma arcaica strizza l’occhio a un’attualissima questione: l’amore fra diversi.

1.
Qui si contempla nella prima ottava
l’amor che rende cieca la ricchezza,
l’amore che si strugge di vaghezza
e perso ogni ritegno langue e sbava.

Vengo a narrarvi, madonne e messeri,
di un nobile vasetto di caviale
(Ossietra, quello degno di forzieri)
che un giorno fu ferito dallo strale
del Dio che inebetisce anche i guerrieri:
Cupido, elargitor di bene e male.
Cadde in amor vedendo una cipolla:
cervello e cuore più non ebbe a bolla.

2.
L’amore ha un metro suo per la bellezza
ché il bello è bello a chi gli pare e piace.
Può esserci regina nel batrace
ma occorre per baciarla gran destrezza.

Troneggiando qual aurifera ampolla
in vetrina d’un negozio di lusso
scorse un giorno la liliacea rampolla
che dava all’ortofrutta il suo indiscusso
apporto per far colpo sulla folla.
Ma come dirle t’amo, essendo russo?
Bramava le sue forme tondeggianti
ahimè così vicine eppur distanti.

3.
Il Fato smania e mai non si da pace
e sempre par godere a imbrogliar carte,
a far dispetti a Venere e anche a Marte.
Gli amanti se li sfrigola alla brace.

Alioscia, il nome suo d’ora in avanti,
gettava sguardi languidi alla Gina
(i fianchi un po’ alla Lollo, provocanti).
Con lei correr volea la cavallina
ma invano occhiate trepide e vibranti
lanciava verso quella sbarazzina.
Altrove ella puntava le sue mire
e in petto non aveva certo il Sire.

4.
‘Kaputt’, come direbbe Malaparte,
finisce chi d’amore cade schiavo
e pur nuotando annega dentro un favo
quand’è ignorato dalla controparte.

Amor, come il Poeta solea dire,
che a nullo amato amare mai perdona,
invece d’involtar nelle sue spire
dell’ortofrutta bianca la bellona
lasciò che andasse via per poche lire,
venduta a una famelica barbona.
Partiva appena, e già il caviale nero
sbiancò fino a sfumare quasi in cero.

5.
E certo a dettar legge ognuno è bravo
se ad altri tocca in sorte la batosta.
È facile incalzare senza sosta
chi appendersi vorrebbe con un cavo.

Piangeva Alioscia più che al cimitero
e il vetro s’appannava di mestizia.
Fu allora che un foie gras dal tono altero
gli disse: “O tu votato alla dovizia
sciupar te stesso vuoi per uno zero?
Plebea la schiatta sua, la tua è patrizia!”
“Caduto, amico, è il muro di Berlino
E io in amor non guardo al borsellino.”

6.
A volte una reazione un po’ scomposta,
un guizzo, cambia il corso della Storia.
È meglio mangiar pane con cicoria
che aver dorata in retto una supposta.

Tenendo in conto meno di un belino
il censo, il protocollo e il suo lignaggio
l’intrepido caviale in un cestino
s’andò a ficcare in cerca di un passaggio.
In strada, rotolando qual ruotino,
si mise ad inseguire il suo miraggio.
Ben presto, ohimè, il suo naso fu trafitto
da trucida fragranza: era soffritto?

7.
Talora la sconfitta e la vittoria
s’alternan fino all’ultimo secondo.
Dolore e gioia van girando in tondo
e lascian solchi dentro la memoria.

La Gina era all’oscuro dell’afflitto
che la cercava disperatamente.
Il cuore suo era stato già trafitto
da chi ora lo saggiava con il dente.
La vide Alioscia e urlò: “Me derelitto!
Mangia le uova mie, più succulente!”
Nel mentre s’incrociavano gli sguardi
lo riconobbe lei, ma ahimè era tardi.

8.
Disse il Poeta: “Amor che move ‘l mondo”,
ma non per forza dona il lieto fine.
Però quando si abbattono cortine
il dramma ha un retrogusto anche giocondo.

Fra i due scoppiò un amore da petardi:
lei morsicata, lui già un po’ scadente,
la vecchia li gettò senza riguardi
in una pattumiera fatiscente.
Non vennero a cantarli aedi o bardi,
non furono un romanzo commovente.
Morirono alla luce dei lampioni
ma in spregio a benpensanti e convenzioni.

È scandalo l’amor, per le beghine,
fra due che son per forza dei perversi
perché… guardate quanto son diversi!
Sia gloria ai tanti Alioscia e tante Gine!

2 risposte a “Mario Trapletti – Tra cipolla e caviale un amore che uccide

  1. Dal punto di vista formale, qui Mario ha sfoggiato un sofisticato gioco di rime. Le ottave incatenate (ABABABCC CDCDCDEE ecc.), note per essere la forma delle improvvisazioni poetiche popolari cantate dell’Italia centrale, sono alternate a quartine anch’esse incatenate, sebbene in altro modo (ABBA, BCCB, CDDC ecc.). La composizione è nello stile epico: a quando un contrasto?

  2. Roberta, grazie davvero. Ogni tanto fa piacere incrociare qualcuno ‘del mestiere’, che conosce e sa apprezzare anche la tecnica. Questo testo infatti è stato scritto per il concorso ‘Ottottave’ 2015, senza ottenere fortuna.
    Per il contrasto… bè, ci penserò, ma qui si va ancora più sul complicato, materia per me nuova, a parte gli antichi ricordi scolastici.
    Grazie ancora

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