Dicky – Del reddito di cittadinanza

Dichiaro subito che sono contraria: è una proposta populista e soprattutto funzionale al sistema, quindi perversa.
I motivi che sono alla base di questa dichiarazione sono di due ordini: di principio e contingenti.
Motivi “di principio”.
1 – L’uomo è homo faber, cioè ha bisogno, per affermarsi come tale e per darsi spessore umano, di “fare” cioè di costruire qualcosa che non appartenga al mondo dell’effimero ma che consista come cosa essente. Ne son prova i manufatti che, nel corso dei tempi, hanno accompagnato l’evoluzione di homo sapiens.
Il corso dell’evoluzione spingeva homo sapiens a creare nuovi strumenti ma contemporaneamente l’uso di questi nuovi strumenti ha contribuito alla sua evoluzione in una spirale continua per cui, ove venisse arrestata la spinta al suo essere “faber”, verrebbe meno anche la spinta evolutiva. L’uomo quindi non può fare a meno di creare , costruire, trasformare, di esprimersi cioè come “artefice”, sia oggetto della creazione la filettatura di una vite o una sinfonia, un dolce o una poesia. Ha bisogno quindi del lavoro.
Il lavoro non è soltanto il derivato del bisogno di autoaffermazione dell’uomo ma anche un modo di rapportarsi socialmente con gli altri, di scambiare opinioni sui propri diritti, di confrontare i propri bisogni, di articolare i modi con cui dar voce e corpo agli uni e agli altri.
Per costruire tale rapporto non è sufficiente aggregarsi per una chiacchierata ai giardini o per una partita a carte e neanche per alte discussioni filosofiche.
Il lavoro insomma solo secondariamente è ciò che produce un salario.
2 – Mettere in sottordine il lavoro rispetto al reddito è funzionale al mantenimento di un sistema basato sulle leggi del mercato. Gli uomini, relegati al ruolo di cittadini cui, in quanto tali, spetta un reddito, diventano monadi isolate perdendo la forza che viene dall’unione di interessi e bisogni comuni (che solo nella sfera lavorativa possono mantenere). La loro rabbia contro il sistema (qualora siano ancora in grado di sentirla) in quanto rabbia isolata può esplodere in atti inconsulti (suicidio o uccisione di altri) e sterili. Solo una rabbia condivisa e veicolata può cercare di modificare il sistema in modo programmato e fattibile. Isolare gli uomini dalla necessità del lavoro contribuisce a spegnere la possibilità di tale condivisione. Questo nostro sistema basato sul mercato ha bisogo di consumatori non di lavoratori. Il reddito di cittadinanza contribuisce a alimentare la categoria dei consumatori eliminando quella dei lavoratori. Pertanto non il reddito di cittadinanza è da ricercare bensì la creazione di lavoro.
Motivi “contingenti”.
La proposta di legge del Movimento 5stelle ha, a mio parere, dei punti deboli, debolissimi.
1 – L’ottenimento del reddito di cittadinanza si basa sul “reddito dichiarato” e sulla “capacità di controllo dell’Agenzia delle entrate”: anche ammesso che l’Agenzia abbia la possibilità di controllare il reddito reale dei richiedenti (?!), non dimentichiamo che c’è una marea di lavoratori in nero (sia per propria volontà delittuosa sia per volontà altrettanto delittuosa del datore di lavoro) che, a quel punto, essendo ufficialmente privi di reddito, potranno richiedere il reddito di cittadinanza impunemente.
2 – Si parla di “incentivi ai datori di lavoro che assumano personale a tempo indeterminato”. Dice un’esperta di politiche del lavoro mia amica: “Se non ha da produrre, a un’azienda glielo puoi pure regalare un lavoratore ma quella non sa che farsene”. Bisogna trovare un sistema che sblocchi la produzione, e quindi aumenti la richiesta di manodopera.
Meglio, occorre creare posti di lavoro in ambiti finora sottovalutati perchè non direttamente “fabbriche di prodotti”, cioè il patrimonio artistico-culturale, l’ambiente, la riqualificazione del territorio, la purificazione e il consolidamento delle falde acquifere, i servizi ai cittadini “sfortunati”. Ciò creerebbe lavoro e reddito senza essere funzionale al mantenimento della “inemendabile imperfezione” (cito “Il futuro è nostro” di Diego Fusaro) che è la nostra odierna società manipolata dal mercato.
3 – Non è previsto un riferimento al reddito della famiglia di appartenenza. Il figlio di una famiglia ricchissima nel momento in cui va a vivere da solo forma “famiglia” ai sensi della proposta di legge e rientra quindi nella casistica degli aventi diritto (?!).

2 risposte a “Dicky – Del reddito di cittadinanza

  1. Molto interessante e politicamente (di un pò di sinistra) corretto, ma.
    Ma come la mettiamo con quelli che ora, in questo momento, non hanno lavoro e non hanno redditi? Applicare le tue ricette vuol dire cambiare il sistema politico e, prima ancora, la società, con strumenti democratici, inutile dirlo.
    Sottoscrivo completamente il punto 2, ma.
    Ma per concretare la seconda parte di detto punto occorrono tanti tanti soldi. E non basterebbe far pagare le tasse a tutti, compito per altro irrealizzabile. Neanche la Merkel ci riesce. In francia non parliamone neppure. Aumentare le tasse a chi già le paga e può pagarne di più? Certo, ma va impedito che esportino attività e capitali; vedi FCA. Non si può impedire, l’Europa ce lo vieta, neanche la Grecia ci prova.
    Per quanto riguarda il punto 3, forse ti è sfuggito che il reddito di cittadinanza è vincolato alla disponibilità di accettare un lavoro. Quindi immediata disponibilità a presentarsi su richiesta non programmata. In caso contrario il reddito viene soppresso. Si possono pensare anche funzioni più restrittive e pressanti per limitare questi versamenti non dovuti.
    In definitiva, il reddito di cittadinanza può risultare inutile o addirittura dannoso, solo quando la società sarà in grado di funzionare in modo diverso e più umano.
    IL LAVORO E’ UN DIRITTO!!!

  2. No, no, non mi è sfuggito il vincolo alla disponibilità a accettare un lavoro. Solo che, se così fosse, allora vorrebbe dire che c’è un lavoro qualunque, e non in nero, per ogni richiedente il reddito di cittadinanza, cioè per ogni lavoratore disoccupato, e pertanto che ci sarebbero tanti posti di lavoro per quanti sono i disoccupati. Allora vorrebbe dire che non è il lavoro che manca in Italia ma la voglia di lavorare, cioè in ultima analisi daresti ragione alla Fornero quando diceva che i giovani italiani sono “choosy” (spero di aver scritto bene la parola).
    Per il resto non è accettando che “s’ha da campà” e l’immanenza della società manipolata dal mercato che troverai le ragioni e i modi per modificare “l’inemendabile imperfezione”. Quindi accettare il reddito di cittadinanza come il male minore significa chinare la testa e rinunciare a qualsiasi cambiamento del male maggiore.

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