Dicky – Come ti risolvo la crisi…

Dedicato a Beppe Grillo
Un grazie di cuore a Diego Fusaro

Quella mattina l’umore del Padronedellafabbrica era pessimo. Sbattè la cartella sulla scrivania e muggì in tutti gli interfono. Nel giro di pochissimi minuti erano tutti da lui: il capo progettazioni, il direttore di marketing, il responsabile delle risorse umane, il capo della produzione, la segretaria….
“Lei che ci fa qui?” alla segretaria.
”Mi… ha chiamata…”
“Mi sono sbagliato! Fuori!”
Guardò tutti con astio.
“Il Nuovoprodotto! Non tira, non si vende!”
“Eppure è un prodotto innovativo, che però…”
“Ma non si vende!”
“Che pure, mi permetta se insisto, che pure mantiene quelle capacità prioritarie cui la clientela fidelizzata continua a tenere…”
“Ma non si vende!”
“Abbiamo fatto una campagna marketing basata su approfondite e sofisticate analisi del mercato…”
“Ma non si vende!”
“Posso assicurarle, commendatore, che la produzione fila liscia come l’olio, escono prodotti, ho voluto assicurarmene personalmente, assemblati alla perfezione…”
“Ma non si vende!”
Un silenzio sgomento gravò nella stanza. Il Padronedellafabbrica spalancò la porta: “Signora, venga dentro!” La segretaria entrò tremebonda.
“Quanti figli ha, lei?”
“Ttrree…”
“Però! E se li può permettere?!”
“I bambini ci piacciono, e poi sono nati prima della crisi, e… e adesso ormai ci sono…”
“Non pretendo certo che li ammazzi, è naturale! Dunque, qui ci sono quattro persone altamente qualificate che non sanno rispondere a una mia semplicissima domanda: perchè il Nuovoprodotto non si vende? Lei, che è una persona non qualificata… cioè, mi perdoni, è qualificata anche lei, certo, ma non nei problemi di produzione, lei che è insomma una persona normale come tutti quei milioni di persone che vivono fuori della fabbrica e che i nostri prodotti li conoscono solo per acquistarli, lei, insomma, madre e moglie, mi sa dire perchè secondo lei il Nuovoprodotto non si vende?”
La segretaria arrossì penosamente, inghiottì nervosamente, tirò un grosso sospiro e esalò: “La crisi, commendatore.”
“Si spieghi meglio!”
“Ecco… non ci sono più tanti soldi in giro… la gente deve mangiare, pagare l’affitto o il mutuo, mandare i figli a scuola… non può più stare dietro ai nuovi prodotti innovativi, si tiene i vecchi e quindi i nuovi non vengono venduti…”
“Grazie, può andare.”
Li guardò tutti, uno dopo l’altro.
“Quattro espertoni del cazzo che sanno tutto ma proprio tutto del proprio settore e non capiscono una minchia di economia… non sono capaci di una visione globale, orizzontale… non si rendono conto dei cambiamenti della società dei consumi…”
“Se permette, commendatore, un mio caro amico è un analista economico fra i più quotati…”
“Non ho bisogno che qualche luminare di merda mi spieghi le ragioni della crisi, io la crisi me la voglio mettere in quel posto, io voglio vendere il Nuovoprodotto nonostante la crisi! Quello che mi serve è uno che… che…”
“… che faccia un approfondito esame sociologico?”
“Esatto! Ma che soprattutto utilizzi le sue capacità sociologiche per mettermi in grado di vendere anche a chi non ha i soldi per comprare!”
“Ci sarebbe mio fratello che ha preso una laurea summa cum laude proprio in sociologia…”
“E che fa, adesso? Dove sta?”
A casa, a non far niente, come tanti…”
“Qui, lo voglio qui fra dieci minuti al massimo!”
“Facciamo mezz’ora?”
“Se non è capace di meglio…”
Il Giovanesociologo aveva un’aria furba che non dispiacque al Padronedellafabbrica.
“Duque, che vuole da me, esattamente?”
“Esattamente voglio che lei mi indichi il modo per spingere a comprare il Nuovoprodotto anche quelli che non se lo possono permettere.”
“Difficile che chi non ha una lira compri qualcosa… bisognerebbe che i consumatori avessero un po’ più di disponibilità economica… ma siamo disoccupati e soldi non ne girano…”
“Non posso certo assumere io tutti i disoccupati per vendergli i miei prodotti! Anche io che sono solo il Padronedellafabbrica e non un espertone come questi quattro stronzetti mi rendo conto, senza bisogno dei lumi di qualche economista di merda, che non varrebbe certo la pena vendere i miei prodotti a qualcuno che, anche in nero, mi verrebbe a costare più del rendimento” ironizzò il Padronedellafabbrica.
“Ha certamente ragione lei. Io stavo pensando a un sistema che le permettesse di socializzare i costi privatizzando i rendimenti.”
“Cioè?”
“Si ricorda una fabbrica di tanti anni fa che faceva proprio questo? Si chiamava FIAT e, tramite accordi con lo stato, riusciva a trattenersi tutto il rendimento delle vendite mettendo a carico dello stato, cioè di tutta la società, le perdite, tipo mettendo in cassa integrazione, cioè a carico dello stato tutto, gli operai quando il prodotto non vendeva a sufficienza.”
“Sì, ma non è più quel momento, io non sono la Fiat, la crisi oggi è pesante, e perchè lo stato dovrebbe privilegiare me e i miei prodotti?”
“Certo i tempi sono cambiati e non si potrebbero usare oggi i sistemi di allora, però…”
“Però?”
“A noi, a me e a lei, non ce ne frega niente di creare nuovi posti di lavoro e se stiamo a aspettare che provveda lo stato, io divento vecchio e lei è già morto.”
Al Padronedellafabbrica il Giovanesociologo non gli faceva più tanta simpatia, comunque lo spronò a continuare.
“Dunque, a noi, a lei interessa che aumentino i consumatori non i lavoratori. Lasciamo da parte tutte le pippe politico-filosofiche sulla dignità del lavoro, su homo sapiens come homo faber. A noi, a lei interessa homo consumens; che poi abbia dignità o meno di lavoratore non ce ne frega niente. Bisogna spingere la politica, quella sporca di tutti i giorni, a trovare un modo per mettere un po’ di soldi in tasca ai disoccupati, quel tanto che permetta a lei di vendere il suo Nuovoprodotto e per il resto caschi il mondo.”
“Sì, ma come?”
“Un reddito… di disoccupazione? No, c’è già e riguarda solo i lavoratori che hanno perduto il posto di lavoro. A noi, a lei interessa quella moltitudine, e è tanta, di giovani che il lavoro non l’hanno mai visto e probabilmente non lo vedranno mai. Quindi, niente termini che facciano riferimento all’occupazione avuta, persa o mai ottenuta… Un reddito… che faccia riferimento a… qualcosa che accomuni tutti indipendentemente dal lavoro… un reddito… di… cittadinanza! Perfetto! Tutti i cittadini, cioè tutti i consumatori, per il solo fatto di condividere il suolo natio hanno diritto a un reddito! Reddito che verrebbe speso per acquistare nuovi prodotti, non solo il suo, creando così nuovi posti di lavoro, perciò maggior reddito per tutti, quindi nuovo aumento della produzione, in una spirale virtuosa che vedrebbe aumentare i consumi alle stelle!”
“Guardi che io non ho nessuna intenzione di assumere altri operai, sa? Io me ne fotto dei posti di lavoro. A me basta vendere il quantitativo di prodotti che attualmente produco. Non voglio investire, voglio guadagnare! Tante macchine, poche risorse umane, questa è la mia strategia; le macchine non rompono i coglioni, non fanno assemblee, non hanno sindacati, non fanno rivendicazioni, mentre gli operai, i lavoratori… se potessi li cancellerei dalla faccia della terra! Non me ne fotte niente di posti di lavoro, a me mi fotte solo del quantitativo di Nuovoprodotto che riesco a vendere!”
“Ha ragione, ha ragione… Certo, il luogo dove si lavora è fucina di idee sovversive, lo sappiamo, quindi dobbiamo rendere il reddito di cittadinanza più appetibile della ricerca di un posto. Bisogna far apparire il reddito di cittadinanza una strategia per lo sviluppo, una cosa altamente democratica, una forma moderna del welfare che non costi nulla ai produttori e gravi interamente sulla stato sociale.”
“Ma lo sa che lei è un genio!? E’ proprio simpatico lei, proprio in gamba! Ma quando tutto sarà saturato? Quando tutti avranno acquistato l’acquistabile calerà il desiderio di possedere e ci ritroveremo di nuovo da capo…”
“No, basterà centellinare i posti di lavoro, mediare fra produzione e nuovi lavoratori in modo che siano sempre tanti quelli che si contentano del reddito di cittadinanza senza la rottura di palle del lavoro, e ce ne sono, mi creda. Non troppi posti di lavoro ma tanto reddito di cittadinanza. In questo modo inoltre si eviterebbe l’aggregazione in un solo luogo, il posto di lavoro, la fabbrica, di persone che si confrontino, mettano in discussione il reddito di cittadinanza mettendosi magari in testa di sovvertire l’intero sistema di produzione e di consumo, mandando tutto a carte quarantotto.”
“Mi ha convinto, mi ha convinto davvero. Ma come facciamo a suggerire ‘sta cosa alla politica? Tutti i partiti che conosco mi manderebbero a cagare e penserebbero che mi sto dando da fare pro domo mea, mica sono in grado di capire che ‘sta cosa che ti sei inventata tu serve a far stare tutti buoni e zitti, dentro al sistema, senza rompere le palle a loro, che potrebbero così fare e disfare senza intralci, e senza romperle a noi che vogliamo una società di consumatori, cioè pecoroni, non una società di pensatori che metterebbe in discussione l’intera economia del libero mercato…”
“Pensi che bella…” con aria sognante “una società di monadi che, in assenza di confronto, ritengano giusta, anche se imperfetta, la società dominata dal mercato globale… Un mio amico chiama quest’ultima la inemendabile imperfezione: tutti la consideriamo imperfetta ma, ahimè, inemendabile, quindi ce la dobbiamo ciucciare così com’è, evitando tutto ciò che potrebbe metterla in discussione. Certo homo consumens è molto più malleabile di homo faber, no?”
“Io non ho fatto il classico perciò in culo tutto ‘sto filosofare! In pratica che propone?”
“E’ necessario trovare una formazione politica che presenti il reddito di cittadinanza come una pensata sua… magari una formazione che ancora non esiste ma si potrebbe crearla di bel nuovo… Con un leader carismatico…”
“Lo so io! C’è uno, un attore, che sono anni che fa spettacoli facendo leva sui buoni sentimenti delle persone che vogliono preservare l’ambiente, che vorrebbero vedere in galera i corrotti, che vorrebbero più giustizia… E’ abbastanza fuori di testa da mettersi in mente che potrebbe farne un programma di governo. Ci parlo io e vedrai che lo convinco. Altrochè se lo convinco!”

2 risposte a “Dicky – Come ti risolvo la crisi…

  1. Lo definirei un racconto sulla politica.
    Per quanto riguarda l’Attore, che mi sembra esserti antipatico – ma anche Berlusconi, Renzi, Salvini sono dannatamente populisti – non mi pare che sia essenziale per il reddito di cittadinanza, visto che tutti i paese europei, almeno quelli che contano, l’hanno realizzato. Considerato il ridottissimo spazio di attività politico-amministrativa ormai lasciato a disposizione dei governi dalla finanza e dalla mafia internazionale (sono la stessa cosa), lo considererei il male minore. A meno che tu non abbia la voglia e la forza di iniziare una seria rivoluzione: azzerare per tutti i paesi il debito pubblico e ricominciare con nuove regole chiare, pubbliche, valide per tutti.
    Non credo però che potrà essere una rivoluzione pacifica. Non conosco cani affamati pronti a mollare l’osso su semplice richiesta.

  2. Carissimo, l’Attore mi è antipaticissimo non antipatico -e non l’ho mai nascosto- perchè è persona che porta avanti una politica deleteria (questo è il mio parere, sia chiaro). Questo non significa però che io sia cieca al populismo di quanti tu citi…Infatti non me ne piace nessuno.
    Tu dici “tutti i paesi europei l’hanno realizzato”. Appunto! Infatti tutti i paesi europei sono succubi del libero mercato! Se tutti i paesi europei delocalizzano questo non significa che sia buona cosa. Se la maggior parte dei paesi europei non vogliono i migranti, non è, solo per questo, buona cosa. Ripeto quanto già detto altrove: la finanza internazionale vuole un mondo globalizzato DI CONSUMATORI non di lavoratori e cittadini, quindi il male minore è un reddito di cittadinanza -o chiamalo come ti pare- che permetta alla produzione di beni inutili di andare avanti. Non sarebbe meglio utilizzare risorse per aumentare i servizi a chi è povero (e non vergognamoci di usare questi termini e questi concetti, perchè chi non lavora E’ povero!): concedere case senza obbligo di affitto, dare libri scolastici gratis, migliorare il servizio sanitario, concedere tessere gratuite per i mezzi pubblici, incrementare gli asili nido, migliorare i servizi contro la criminalità ecc. ecc.? Questo sarebbe un aiuto concreto ai disagiati (preferisci questa parola?) senza andare a incrementare l’inutile e dannoso consumismo voluto dal libero mercato. E comunque è un lavoro che ci vuole, non umiliante assistenza pubblica, pur se riciclata con nomi risonanti! Dare soldi senza titolo è una vergogna per chi li riceve e per chi li da!

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