M. A. D’Erme – Carlo Studer rilegge “La voce umana”

“La voce umana” di Jean Cocteau: chi, amante del teatro, non conosce questo monologo intenso e disperato? Più che un essere umano è in scena un sentimento, l’amore, che non conosce differenza di genere, non si cura dell’età, ignora le condizioni sociali, misconosce differenze di cultura, di etnia, di religione.
CenereCarlo Studer, con il titolo “Cenere”, ha messo in scena, con la passione e l’intensità che gli sono proprie, questo dramma di un amore che finisce. Testo difficile perchè, a parte un telefono, nulla in scena aiuta l’attore, nulla gli è di supporto nella rappresentazione dello strappo doloroso che sta subendo. Ma poiché Carlo Studer oltre che attore è anche regista, ha scelto di rappresentare, di evocare anche quella presenza che Cocteau aveva voluto assente: ecco allora per pochi secondi un intreccio di corpi che è soltanto il ricordo di quell’amore. Fedele invece all’idea di Cocteau che avrebbe voluto un palcoscenico traboccante di sangue, Carlo Studer contrappunta l’intero monologo con il suono di un cuore che batte, che è sangue che fluisce, dentro e fuori dei corpi ma è anche tempo che scorre, a quei corpi indifferente.
Bravo Carlo, come sempre interessanti le sue scelte e molto buone le sue messe in scena.

Maria Antonietta D’Erme

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