Dicky – Poesie

Palestina delenda est?
Svegliarsi e non sapere.
Contare dei figli il respiro nel sonno.
Sole dell’alba?
alba di fiamme?
fiamma di sole?
incide nel cielo lo squarcio della vigilia.

Svegliarsi e non ricordare.
Le danze inespresse,
i canti mutilati,
i gesti ciechi,
gli sguardi ingoiati,
le parole in ceppi,
i pensieri cancellati.

Svegliarsi e non desiderare.
Feto aggomitolato,
nocciolo di oblio,
affondare nel confortante calore
del centro della terra.

Svegliarsi e non sperare.
Il mio corpo è un’offesa,
la mia vita una colpa,
la mia esistenza un delitto.

La pace verrà da una parola d’ordine:
morte per il mio popolo.

Identità
Quattromila anni fà
viveva nella penisola della Mesopotamia
un popolo di pastori, di agricolori, di artigiani.
I suoi uomini allevavano greggi
Le sue donne filavano lana
Per fare calde vesti e stoffe multicolori.
La calda aria del deserto respirava con loro,
le fredde notti stellate si insinuavano nei cuori.
Danzavano gli uomini e cantavano le donne
Suonavano strumenti e mangiavano pane caldo.
Le tende sulle teste si muovevano lievi.
Lontano il ruggito dei leoni, vicino il belato degli agnelli.
Erano stirpe di Sem e progenie di Abramo
Figli di Ismaele, si chiamavano Filistei e Aramaici e Cananei…
Figli di Giacobbe Israel, il loro nome era Ebrei.

Pietre di Palestina
Pietre della mia terra
Pietre sulla mia terra
Pietre di casa mia
Pietre per la mia casa
Pietre poste a riparo delle mie tombe avite
Pietre per farne un muro lungo come il deserto
Pietre della mia terra, terra fatta di pietra.
La mia terra è la tua
La tua terra è la mia?

I diseredati
Il senso di noia
al cartello “Ho due bambini, hanno fame”.
Il gesto di stizza
all’insistenza del lavavetri
che si stempera nell’offerta di moneta.
Il disagio
per le puttane negre
ai bordi delle strade.
La repulsione
per i bambini zingari
in corsa nella metro.

Devo caricarmi sulle spalle tutto il dolore del mondo?
Che vogliono da me
gli sradicati
i poveri
i matti
con i loro occhi
i loro silenzi
le loro richieste cariche di ostilità?
Un sorriso?
Da risputarmi in faccia.
Una carità?
Da calpestare sotto i piedi.
Una parola amica?
In una lingua incomprensibile.
La mia disperazione per la loro disperazione?
Inutile
meschina
cresciuta
di panettoni bistecche case calde e sicurezza…

O apriremo le porte del castello
o soffocheremo
tra le sue rovine.

La battaglia
Corpi
spezzati, forati, trafitti
abbandonati, rovesciati, contorti.
Sangue, sangue, sangue, sangue.
Il mio o il suo?
Mani viscide di sangue, di merda, di saliva, di sudore;
mani che strappano, colpiscono, afferrano, dilaniano.
Me o lui? le mie mani o le sue?
Dolore
fatica, odio, dolore
rabbia, frenesia, dolore
eroismo e generosità, dolore
paura e umiliazione, dolore…
Il mio pensiero guida il proiettile
ad affrontare il suo cuore;
e il mio cuore? Quando, da dove
giungerà il suo proiettile?
Se sono viva vorrei essere morta.
Se sono morta,
e questo è il paradiso degli eroi,
voglio affondare nell’inferno.

Mia insondabile amica
Mia insondabile amica
rovello inesplicabile della mia pazienza
come vorrei
forzare teneramente il tuo cuore
per riversarne il nardo e il miele,
dolcissimi,
sulla tua pelle assetata d’amore…
O tu! intrigante sorella dell’obliquo.

Soltanto un cane
Soltanto un cane
è venuto a mancare
ma la sua assenza
ha aperto un gorgo
nello stagno dei ricordi
e le ombre più care
accarezzano la mia memoria
ricreando
il dolore della perdita.

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4 risposte a “Dicky – Poesie

  1. Io non “amo i cani”; Ho amato moltissimo “i miei cani”, le mie cagne, ed amo i cani che sono compagni di gioco di Luna. Corse saltando le siepi, tre ore di felicità canina; piccola cosa in una giornata passata nell’interno di un appartamento, lontano dagli altri cani, dal vento, dalle foglie e dagli odori.
    I noI nostri due cani hanno avuto indoli diverse, quasi opposte. La prima, Sally, la avevo portata a casa io, dopo averla vista in una scatola di cartone. Emilia aveva sempre avuto paura degli animali ma ora, dopo tantissimi anni, accettava di tenerne uno. Sally era molto difficile, solitaria e scontrosa; abbaiava ai cani ed alle persone che cercavano di avvicinarsi. Ai nostri amici faceva paura, sebbene non avesse mai morso nessuno.
    Ho tante foto di Sally, dei suoi momenti buoni, quando giocava o stava seduta sul divano fra me ed Emilia. Ma il ricordo più forte è quello della sua malattia e della sua morte.
    Io non ho mai visto morire nessuno.
    Le persone ora muoiono in ospedale, chiuse in una camera di rianimazione. Così è morta mia madre.
    Invece la malattia del mio cane, della mia cagna, la ho seguita passo passo. Non è stato necessario farle una iniezione letale. L’ultima notte, dopo le cinque, cominciò ad avere delle convulsioni. Allora chiesi ad Emilia di chiamare un veterinario, per finirla al più presto. Ma non è stato necessario neanche questo, perché è morta senza interventi esterni all’inizio del mattino:
    Poi qualche settimana fa ho ritrovato delle sue foto di quando era cucciola e mi sono stupito a vederla così piccola,:una immagine tenera che si sovrapponeva a quella della fine.

  2. Luciano, il tuo ricordo di Sally è tenerissimo, come sei tenero tu e come era tenera Sally nonostante la sua indole. Ma io la poesia su Suki l’ho messa solo adesso! Come hai fatto a commentare in anticipo!?
    Dicky, cioè Maria Antonietta

  3. Ho pensato che tu volessi mettere solo un titolo, con un vuoto sotto. Ho pensato che la tua poesia fosse il silenzio ed ho commentato il silenzio.

  4. Una poesia che ha la levità di una piuma. Una pudicizia di parole leggere…

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