Pasquale dalla Luna – L’invito a pranzo

Poco fa stavo attraversando la strada sulle strisce pedonali. Avevo lo sguardo concentrato sulle bande bianche che scorrevano sotto di me. Appena una era passata sapevo che ne sarebbe arrivata un’altra e la mia attenzione era tutta nell’aspettare che l’altra arrivasse. Una tensione lieve che si acquietava ogni volta che arrivava la banda successiva e risaliva un poco appena finiva. Come un’onda leggera e costante.
Un uomo alla guida della sua auto ha strombazzato con il clacson perché non ero svelto a togliermi di mezzo. Non ci ho fatto caso, ero troppo concentrato sulla mia piccola onda.
Di sicuro avevo interferito con la sua piccola onda, lui forse stava seguendo il susseguirsi degli alberi del viale che gli scorrevano di fianco, ed il fatto che io attraversassi il suo cammino aveva ritardato l’arrivo dell’albero che lui stava aspettando. Due piccole onde si erano incrociate ed una aveva ritardato l’altra.
Se io fossi passato un minuto prima o dopo non si sarebbero incrociate.
Il mio tempo ed il suo tempo sarebbero scorsi senza perturbazioni. La mia attesa della banda successiva e la sua attesa dell’albero successivo sarebbero state entrambe consolate dall’arrivo della banda e dell’albero. Io gli avevo tolto questa consolazione e lui ce l’aveva con me.

Chissà se lui con la sua auto è mai passato per una di quelle strade con la campagna intorno, senza alberi e con la striscia continua in mezzo alla carreggiata. Cosa poteva aspettare lungo un tragitto come quello? Sarebbe impazzito? Forse avrebbe guardato l’orizzonte cercando un punto dove arrivare. Un’attesa ben più lunga, un’onda lunga. Più difficile da sostenere.
Se l’onda fosse stata troppo lunga forse non ce l’avrebbe fatta, sarebbe impazzito prima.
Quanto tempo sarà in grado di resistere?

Io a volte devo fare qualcosa per resistere se non arriva niente, se l’onda è troppo lunga.
A volte bevo un bicchier d’acqua e poi fumo una sigaretta. Questo mi allevia il dolore.
A volte mi vengono dei brividi che mi fanno vibrare prima la pancia, poi la vibrazione raggiunge le spalle e le cosce. Allora per un po’ vibro con quasi tutto il mio corpo, anche le braccia ed i polsi. Poi il palmo delle mani e poi le dita.

Anche questa è una piccolissima onda e allora per un po’ aspetto. Aspetto la scossa del brivido che arriva e poi aspetto l’altro che viene dopo. Dopo un po’ smetto perché mi stanco. La stanchezza è come il bicchiere d’acqua e la sigaretta: fa passare del tempo. Quando sono stanco mi addormento e quando dormo io non ci sono.

Io ci sono quando aspetto qualcosa, è la vita da svegli. Quando non aspetto non ci sono. Così, io non ci sono sempre. Quando dormo per me il tempo si ferma.

Adesso per esempio sto aspettando che si scongeli il riso bollito che ho cotto in abbondanza ieri.
L’ho messo in un piatto bianco e si sta scongelando sopra una pentola dove bolle l’acqua. Così fa prima. Ho fame, e se avessi lasciato scongelare il riso senza metterlo sulla pentola avrei dovuto aspettare un bel po’ e la mia fame mi avrebbe fatto star male. Anche così sto male, ma meno. Sento di poter aspettare fino a quando il riso sarà scongelato.

Immobili sono solo i cadaveri. Io non sono un cadavere ma quando dormo credo di essere immobile. Sarò un cadavere quando dormo?
Caratteristico dei cadaveri è che non si svegliano. Io mi sveglio e addirittura prima di addormentarmi mi sento in attesa di risvegliarmi. E’ così che ti accorgi di morire: quando non sei in attesa di svegliarti. A me non è mai successo. Che stupido, certo che non mi è successo, sono vivo.

Gli altri stanno sempre insieme, io no.
C’è ancora un po’ di riso ghiacciato nel mezzo ma non fa niente. Se adesso stessi con qualcuno forse vorrebbe rimettere il riso a scongelare. Forse avrebbe meno fame di me. Mi direbbe: per favore facciamolo scongelare come si deve e poi mangiamo insieme.
Insieme ad una persona così forse proverei a resistere un po’ di più.
Devo invitare qualcuno a pranzo per fare la prova.

5 risposte a “Pasquale dalla Luna – L’invito a pranzo

  1. No, che qualcuno inviti a pranzo lui! E non gli prepari risotti! E’ l’unica reazione possibile a un racconto così tremendamente inquietante.

  2. Benvenuto Pasquale! Sono contento che questo blog si arricchisca. Un racconto inquietante. Sono curioso. Aspetto tuoi nuovi racconti.

  3. Che tu sapessi scrivere lo sapevo già dai tempi di Antonia, ti ricordi? E anche allora le tue pièces teatrali avevano qualcosa di intrigante, di “non facile”. Il tuo discorso sulle onde riecheggia le onde delle particella nucleari. Leggi fisica teorica anche tu?
    Dicky

  4. Ero abbastanza intimorito dal pensiero di essere letto, normalmente le cose che scrivo rimangono nel mio quadernone. Siete i primi lettori. Grazie assai!

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