Er Ciavatta/Pasquale dalla Luna – La fidanzata del figlio ovvero La chica con las bolas

Er Ciavatta
“Entra” disse Divinadea chiudendo la porta alle sue spalle e lui pensò a Dante, all’Inferno, “Lasciate ogni speranza…”
L’appartamento era borghese, anonimo, così come il quartiere e la luce sui balconi, l’ingresso poi… guardò lo specchio oblungo che restituiva l’immagine di lei: gambe lunghe, velate da calze leggere, sandali di vernice con il cinturino incrociato alla caviglia ed un baby-doll di seta trasparente su slip e reggiseno borchiati.
Poi il dungeon, la prigione, la segreta, con il consueto armamentario di catene e fruste, la croce di sant’Andrea, la gabbia, le manette e le candele accese che illuminavano e punteggiavano l’oscurità rarefatta.
L’ordine della mistress arrivò perentorio “Spogliati verme!” accompagnato dall’abituale “Si Padrona” di Ubaldo a cui faceva seguito il rituale consueto della seduta: adorazione del piede in dog-style, qualche frustata poco convinta ma ben assestata, un paio di perfide stimolazioni che non giungevano mai all’apoteosi ed infine lo “strap-on”, la penetrazione, di lui naturalmente, legato e imbavagliato ad un cavalletto, accompagnata da mugolii e ringraziamenti.
All’interno della messa in scena era questo l’unico elemento di verità: non c’era bisogno di un vibratore in latex o di un fallo in gomma, perché a Giuliana, egregiamente, bastava il suo!
“Te gustò passerotto?” chiese lei con la roca intonazione portugues mentre soffiava via con voluttà il fumo dell’ennesima Gauloises. “Si Divina, mi piace sempre, mi piace molto, voglio farlo di più, non mi va di aspettare il prossimo mese…” “Hola guapo, frena! Cosa pretendi, lo sai che non faccio la vita… che lo faccio solo per qualche amico muy generoso como tu… piuttosto, sto sulle spese tesoro… e si, gli ormoni, il chirurgo… che mica ero così . . l’università, le scarpe di Blahnik che ti piacciono tanto, le borsette Prada, il cappuccino por la mañana… con cosa credi che li paghi, con quel cazzo di lavoro di assistente allo studio?”
Questa era l’ante-operam di Giuliana ed Ubaldo a cui avrebbe fatto seguito quella di Laura nel capitolo “Laura e il notaio”. Anche quello…
Si erano conosciuti per via di un atto, lui notaio di fiducia di una sua cara amica, l’aveva trattata particolarmente bene nelle questioni di prezzo e l’aveva trattata ancor meglio a cena, qualche sera più tardi, dopo aver inondato casa sua di fiori, tanti da non saper più come giustificarli.
Si erano fermati al dopocena perché qualcosa non aveva funzionato, quella sera così come nelle altre, in fondo Laura era legata a Ubaldo ed il tradimento non rientrava nei canoni estetici della sua vita. Rimasero amici però, uscirono spesso e si confidarono molto e fu proprio davanti alla croccante cialda di un cannolo siciliano, che faceva loro da merenda, che lui le confessò di aver perso la testa per una nuova assistente di studio, una certa Giuliana e di aver scoperto, suo malgrado (ma non era la verità come la storia avrebbe dimostrato), che si trattava di un uomo o meglio di un trans. Quindi Laura sapeva.
L’ultima tessera del complesso puzzle ante-operam era occupata da Mario.
Una sera Mario ed un suo amico avevano suonato il campanello di Divinadea pensando di pagare per un’ora d’amore, perché si diceva ne valesse la pena, ed avevano scoperto che non sempre amore fa rima con cuore, che quando diviene puro sollazzo, qualche volta fa rima con… Al suo amico non era piaciuto ed era fuggito sbattendo la porta, ma Mario si era lasciato andare a quella nuova esperienza ed aveva scoperto che esser costretto alla fellatio da una donna forte e vigorosa che ti sbatte nella bocca un gran manico di quercia, lo aveva sconvolto, scombussolato, turbato… bagnato!
Qualche tempo era oramai trascorso da quell’incontro, tanto che Mario lo aveva quasi dimenticato evocandone il ricordo solo tra le lenzuola del letto, allorché il destino (parola della quale ignoro il significato) volle che il nostro venisse inviato dalla madre presso quello studio da notaio per apporre una firma, necessaria alla validazione di un atto e che proprio colà avesse incontrato un’assistente che dall’esotica ed irraggiungibile Divinadea si era trasformata nella volitiva, efficiente ed abbordabile Giuliana.
Seguirono mesi felici per Mario che aveva agganciato l’assistente, aveva scoperto che era una donna spiritosa, colta, di grande sensibilità, ma anche testarda, passionale e violenta. Lui l’amava così, duale, Giuliana di giorno, Divinadea di notte, a volte fidanzata, altre, padrona della sua vita.
C’era sua madre dentro, la sua organizzazione e tutta la vacillante fermezza di suo padre. Lui era un figlio, c’aveva la vocazione per questo e cercava un passaggio indolore tra l’autorevolezza dei genitori e l’autorità di una compagna e a Giuliana piaceva quel ragazzo con il quale scambiare di giorno e di cui poter disporre, a suo piacimento, di notte.
Si era legata a lui nella ricerca di una normalità possibile, aveva cessato gli incontri clandestini, restituito le chiavi dell’appartamento, fatto smantellare il dungeon; aveva conservato per sé solo qualche attrezzo per le serate “speciali” con Mario.
Una sera il ragazzo decise che era giunto il momento di presentare Giuliana ai suoi.
Cambia il tempo, siamo nell’inter-operam.
E’ tarda primavera, quasi estate. La casa è quella di Ubaldo e Laura, è sera. Nel vasto salone la tavola è apparecchiata con accuratezza di fronte alla porta finestra aperta sulla terrazza, le pietanze sono nei piatti Quattro persone siedono a tavola: i padroni di casa, loro figlio Mario e la sua fidanzata.
Questa è la situazione:
– Ubaldo sa, ma finge di non sapere; ha ovviamente riconosciuto Giuliana ed ha il timore che questa possa rivelare qualcosa davanti a sua moglie e suo figlio
– Anche Laura sa dell’identità sessuale di Giuliana grazie alle confidenze del notaio. Ella teme che possa lasciarsi sfuggire davanti a suo marito qualcosa circa la sua tresca iniziale, poi tenera amicizia, con il “signor” notaio.
– Mario è all’oscuro di tutto tranne di quante ore mancano al momento in cui potrà affondare la faccia tra le cosce e sotto gli slip di Divinadea.
– Giuliana tiene tutti per le palle, anche coloro che di questo antiestetico orpello non sono dotati/e: Ubaldo, Laura e Mario.
Mario (sgranocchiando con devozione una coscia di pollo al curry preparato da sua madre)”Giuly cucina, ma quando ne ha voglia, per il resto lo faccio io, anzi sarò io ad occuparmi della casa quando vivremo insieme, non voglio che si stanchi”
Giuliana (accarezzando la guancia di Mario) “Querido…”
Ubaldo (che non si è ancora ripreso dalla sorpresa, continua a fissarla con insistenza) “Dimmi, Giuliana è il tuo vero nome o è uno pseudonimo, che so, un nome d’arte?”
Laura (guardando suo marito come fosse lo scemo del villaggio) “Come uno pseudonimo? E’ un nome proprio di persona, cosa ti salta in mente?”
Ubaldo “Boh, chiedevo”
Giuliana (con intenzione)”Se non ti piace Giuliana paparino, puoi sempre chiamarmi…”
Ubaldo (repentinamente) “Giuliana va benissimo!”
Laura “Lascialo stare e raccontami dell’università”
Mario (intervenendo come i cavoli a merenda anche se questa è una cena) “Giuly è un cervellone”
Giuliana (con orgoglio) “Es bueno, mi manca di discutere la tesi, anzi paparino se conosci Cardinali, il relatore, e ci fai due parole, io poi (con malizia) saprò essere muy riconoscente!”
Gli occhi di Ubaldo si accendono di interesse.
Laura “Ma non c’è bisogno, Giuly, posso chiamarti Giuly?”
Giuliana “Claro mamy!”
Laura “Sei la fidanzata del nostro piccolo…”
Mario “Mamma!”
Giuliana “Non è più vostro mamy, adesso lui è il mi pequeño bebé! (ridendo) Ve lo tratto bene, non dubitate!”
Mario arrossisce, Laura e Ubaldo si guardano interdetti.
Laura “E quando sarai laureata, cosa farai?”
Giuliana “Vedremo il señor notaio cosa propone, è un uomo generoso, (con enfasi) tu mamy lo conosci bene!”
Laura (allarmata) “Appena, ma cambiamo discorso. Ti va un po’ di dessert? Da noi si usa il cannolo, un dolce siciliano con ricotta di pecora e granella di pistacchio, mhm… una vera delizia! Eh si, qui in casa andiamo matti per il cannolo!”
I dolci sono stati consumati, nei piattini qualche solitario granello di Bronte e nei bicchieri il fondo nero dell’omonimo Avola di Salaparuta.
Laura “Adesso io e Mario sparecchiamo, così intanto fa un po’ di pratica visto che toccherà a lui…”
Mario “Mamma!”
Laura (continuando) “…e voi due ve ne andrete fuori a fumare così non inquinate la casa”
Ubaldo e Giuliana sono in terrazza, fumano, lei una sontuosa Gauloises Brunes Bleu mentre lui una banale sigaretta auto prodotta.
Ubaldo (incoraggiato dal vino e a voce bassa) “Divina non ho mai smesso di cercarti, perché sei sparita?”
Lei ride “Mi ero stancata… di te e degli altri”
Ubaldo (appassionatamente) “Ma io ti desidero ancora… perché proprio mio figlio? Cosa ci fai con quel bamboccio?”
Giuliana (ridendo di scherno) “Le stesse cose che facevo con te, se proprio lo vuoi sapere, solo che lui è più giovane paparino e poi mi vuole bene davvero! Non fare quella faccia, usted es viejo, querido! Ma se farai quello che voglio e convincerai tua moglie a fare altrettanto, può darsi che qualche volta mi ricordi di te! (con mossa fulminea strizza i genitali di Ubaldo, evidenti anche con i pantaloni chiusi). Chi sono io? Una…”
Ubaldo (proseguendo sconsolato) “… chica con las bolas!”
Giuliana “Bravo, di nome e di fatto, ricordatelo!” (amabilmente lo schiaffeggia e sottrae la mano prima che Ubaldo tenti di baciarla)
Cambia di nuovo il tempo siamo alle battute finali dell’inter-operam.
Al momento dei saluti Mario aveva detto “Grazie papà, grazie mamma, è stato bello… mi piacerebbe che la prossima volta raccontaste a Giuliana di come vi siete conosciuti da Giulio e Lucia, è così… romantico!”
Lei aveva ignorato di proposito Ubaldo e baciato con intenzione Laura sulle labbra, che imbarazzata, aveva ricambiato.
I fidanzati erano ora andati via e loro rimasti, interdetti, con i gomiti sul tavolo. Fuori la notte cantava di grilli e crepitava di fuochi lontani.
Cominciava il post-operam.

Pasquale dalla Luna
Quella circostanza ad Ubaldo tornò in mente con chiarezza: “È vero! Ora ricordo. Fu al pranzo di matrimonio di Giulio e Lucia. Tu capitasti a sedere proprio vicino a me, ed io per attaccare bottone ti chiesi cosa facevi.”
Laura si sentì gratificata da tanta precisione del ricordo e proseguì con altrettanta attenzione: “E io ti risposi che andavo all’università”
Ubaldo non si lasciò pregare: “Sì, ed io ti dissi che conoscevo il professore con il quale ti stavi laureando e che gli avrei parlato di te.”
“Ma non era vero…” Nel dirlo Laura accennò un sorrisetto.
“Eh, cosa non bisogna inventarsi a volte per far colpo sulla ragazza che ti piace…”
A quel punto Laura tornò seria.
“Ma il professore con cui si sta laureando Giuliana lo conosci per davvero?”
“Chi? Cardinali? Siamo amici da una vita.”
La risposta di Ubaldo tradiva di nuovo nel tono, e in modo spudorato, il terrore di chi sta per essere preso in castagna.
“Non me ne avevi mai parlato.”
Abbozzò in un attimo una strategia difensiva per arroccarsi in un punto sicuro. “Anni fa giocavamo a tennis nello stesso circolo. Mi batteva sempre. Poi lui si ruppe una gamba e non venne più.”
“Poveretto, doveva essere molto bravo per battere te. Una carriera stroncata.”
“No, bè, ogni tanto vincevo io…”
Laura preparò con cura la stoccata finale.
“Scommetto che non l’hai più rivisto da allora”
“Come fai a saperlo?”
“Una… intuizione.”
“Il famoso sesto senso femminile?”
Un veloce ritorno al ricordo lontano tanto per confondere le acque.
“Fosti molto spiritoso a quel matrimonio. Rimasi colpita dalla tua verve.”
“Quella sera tirai fuori tutto il meglio per conquistarti.” Ormai poteva solo seguirla come un cagnolino.
“E io mi lasciai convincere ad uscire con te sul terrazzo”
Ubaldo fiutò il pericolo e tento un diversivo.
“Credo proprio che nostro figlio Mario sarà felice con Giuliana”
“Oh sì, ne è molto innamorato, me lo ha detto quando siamo rimasti io e lui a sparecchiare la tavola mentre tu fumavi… sul terrazzo.”
“Che carino! ha approfittato di quel momento per non farsi sentire da Giuliana.”
La voce di Laura divenne di ghiaccio. “Già, dalla cucina si sentivano le sue risate mentre fumava anche lei con te… sulla terrazza. Cosa le stavi raccontando?”
“Ma niente, non me lo ricordo. Stupidaggini di sicuro.”
“Però c’è stato più di un minuto di silenzio, ad un certo punto. Avevi finito le battute?”
“No, le ho chiesto cosa pensasse di Mario, se non lo trovasse ancora un po’ bambinone. Ha detto che le piace quella sua ingenuità.”
“Certo, per i genitori i figli rimangono sempre dei bambinoni. Però coi maschi succede alla madre. I padri di solito lo pensano delle figlie.”
“Evidentemente devo avere un buon istinto materno… oltre che paterno.”
Nonostante la sua battuta non fosse proprio infelice, Ubaldo non riuscì neanche a sorriderne.
E Laura incalzò: “Quindi le piace la sua ingenuità…”
“Così ha detto.”
“Anch’io ho chiesto a Mario cosa pensasse di Giuliana.”
“Ah, e cosa ti ha risposto?”
“Che gli dà sicurezza, lo fa sentire protetto.”
Ubaldo poté respirare e quasi declamò: “Un classico: ha trovato una donna che gli dà la stessa sicurezza che finora gli hai dato tu, sei stata un punto di riferimento importante per lui.”
“A dire il vero il suo punto di riferimento per sentirsi sicuro finora sei stato tu.”
Ubaldo non si fece sfuggire la mano tesa e assunse un aspetto inorgoglito: “Ah! Davvero? Queste sono soddisfazioni!”
“Sì, sì. Me lo ha detto lui…”
“Però secondo questa logica in Giuliana lui ritroverebbe me… deve essere sbagliata la logica.”
“Oh no, la tua è una logica perfetta!”
Lo sguardo spaesato di Ubaldo di fronte a quello ormai raddolcito di una Laura in attesa che lei dicesse scandendo: “Dai che ci sei quasi…”
“Laura, tu pensi che quell’accento non sia portoghese… del Portogallo, ma…?”
Lei fece un piccolo “Sì” con la testa.
“Che quel paio di tette non le siano spuntate da sole?”
Lei annuì ancora.
“Che quello stacco di coscia…”
Ormai la risata di Laura era palese: “La tavoletta del bagno l’ha lasciata alzata… Come fai tu…”
“Non so se ci parlerò col professor Cardinali”
“Ecco, è meglio. Dopo tutti questi anni neanche si ricorderà di te.”
“Credi che dovrei parlare con Mario?”
“Cosa vorresti dirgli?”
“Magari non lo sa… Se lo viene a sapere la molla… LO molla subito”
Laura dovette riprendere in mano la situazione: “Ubaldo, quella RAGAZZA lavora da cinque anni nello studio di un notaio, è molto apprezzata, ha preso tutti 30, tra poco si laurea, ed ha una luminosa carriera davanti.”
“E tu che ne sai?”
“Anch’io ho le mie amicizie caro, e sono molto più recenti delle tue. E Giuliana vuole bene a Mario, per davvero!”
“E quindi?”
“Fai tanti auguri a tuo figlio e spera che sia alla sua altezza!”

7 risposte a “Er Ciavatta/Pasquale dalla Luna – La fidanzata del figlio ovvero La chica con las bolas

  1. Pasquale Dalla Luna

    Me gusta, caro ErCiavatta. Trovo che ne sia uscito un bel plot. I miei complimenti! (Che dici? Lo portiamo in scena? 😉

  2. Solo se te la senti di vestire i panni di Giuliana, alias Divinadea!

    • Pasquale Dalla Luna

      Caro ErCia, io la Divinadea la farei pure, tra l’altro ho uno stacco di coscia che … lèvete!!! Il problema sarebbero le tette, come diceva Woody Allen, se le avessi starei tutto il tempo a toccarle!

  3. Uno per tutti. Immaginato, non sembrava un racconto difficile; a scriversi, si è rivelato, credo, la prova più ostica affrontata finora. Questo vuol dire che la difficoltà aguzza l’ingegno oppure che siamo proprio bravi…
    Due per tutti. Solo due degli otto racconti non prevedono morti! Siamo imbevuti di libri gialli o abbiamo un’immaginazione morbosa? Aiuto!

    Piuttosto difficile trovare un antecedente interessante a quanto scritto da P. ma E C. ha saputo farlo con spirito e spregiudicatezza davvero notevoli.

  4. Più che un racconto, il cuore di una piéce teatrale in cui i due autori giocano con grande maestria con i temi del sesso, dell’ipocrisia, dei rapporti familiari. Un bellissimo assist di Pasquale della Luna, un acrobatico goal di Er Ciavatta.

  5. Dopo tali elogi è difficile esprimere perplessità, ma devo premettere che, al di là dello svolgimento, è proprio il tema che non mi suscita entusiasmo. Nel senso che non rientra fra le letture che mi piace frequentare. E ci tengo a precisare, come già altre volte, cje il limite è mio, non certo di chi scrive.
    Purtroppo sono così fatto – e così poco dotato di senso critico – che se un testo ‘non mi prende’ per niente ho difficoltà a valutarlo. Intuisco che è scritto bene, ma non vado oltre.
    Ah, concordo che si presti molto alla drammatizzazione.
    Un rilievo, se ci si vuol riflettere: la prima parte mi è parsa molto più intorcinata della seconda, più tetra.

  6. Dai tetra no . . . irriverente, sbeffeggiante, spregiudicata se vuoi, ma tetra . .
    TETRO – Privo di luce, e perciò scuro, cupo, così da suscitare angoscia e da far quasi rabbrividire.
    Jena, con tutto il rispetto: o hai sbagliato aggettivo o hai sbagliato racconto!

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