RACCONTO A COPPIE VARIABILI – 1) Speranza: Si era perso

Incontro impossibile: Spartaco e il Principe azzurro

Mentre aspettava, come ogni giorno, di entrare in scena là dove il bosco si apriva in una radura e di baciare ancora quella fanciulla bruna con quegli strani sette amici (il bacio in effetti era l’unica cosa interessante di quella sua vita monotona) e scomparire poi con lei allontanandosi sul suo cavallo bianco,principe aveva incontrato una vecchia che gli veniva incontro. A lui le vecchie mettevano sempre una certa apprensione; nella sua storia ce ne doveva essere una, ma non ricordava esattamente chi fosse, che aveva avuto un’influenza molto negativa su di lui o su qualche altro a lui vicino e quindi aveva pensato di cambiare direzione e di allontanarsi velocemente. La vecchia però, anche da lontano, gli aveva sorriso con dolcezza ed allora lui non ne aveva avuto più paura.; anzi si era levato il cappello con la piuma e le aveva rivolto un elegante saluto. Lei gli aveva risposto con un inchino e un sorriso e gli aveva detto: “io ti salverò”.
A quel punto, meditando intorno al possibile significato di quelle parole, si era allontanato soprappensiero e si era perso nel tempo e nello spazio, come si può perdere uno che non ha radici, né spessore, né storia se non per quella scena di dieci minuti che ripeteva ogni giorno e che non aveva un seguito perché la storia finiva lì anche se nel Libro era seguita da una frase senza senso per lui: “e vissero per sempre insieme felici e contenti”.
ANNO 72 a.c. Piana del Metapontino – campo d’orzo. Era lì che stava cavalcando lentamente sotto un sole cocente, troppo violento per la sua carnagione chiara e i suoi occhi azzurri. Per fortuna almeno indossava il cappello.
Nel campo d’orzo, nella sua direzione, veniva un uomo mezzo nudo. Si muoveva a fatica come chi sia molto stanco, quasi stremato. Ogni tanto spariva in mezzo all’erba come fosse caduto, ma poi ricompariva e continuava ad avanzare raccogliendo visibilmente tutte le sue forze. Man mano che si avvicinava all’uomo vide che aveva un corpo tozzo e potente, pieno di cicatrici di vecchie ferite. Una gli divideva in due la guancia sinistra dall’orecchio al mento e doveva essere abbastanza recente perché la ferita non si era del tutto rimarginata. Era scuro di pelle ed arso dal sole. Ed era armato.
Doveva essersi perso anche lui perché era evidente che fosse un soldato, ma intorno non si vedevano altri armati. Non c’era nessuno a perdita d’occhio.
Non si era mai trovato di fronte ad un uomo così di sangue e carne, disperato e determinato. Quando gli fu vicino lo vide impugnare la spada e ordinargli in una lingua sconosciuta ma con gesti eloquenti di consegnargli il cavallo. Ma per lui il cavallo era l’unico compagno presente nella sua vita sempre uguale. Capiva che la sua esistenza, rispetto a quella dello sconosciuto dal cui sguardo trasparivano un ardore di passioni e di ideali, valeva ben poco e forse all’altro per ritrovarsi era assolutamente necessario il cavallo, ma lui non ne poteva fare a meno.
Cercò di fuggire, ma l’uomo lo raggiunse e con un balzo lo atterrò e lo pugnalò a morte.
Lo sconosciuto prese il cavallo e si allontanò senza accorgersi che dalla ferita mortale che aveva inferta al costato dell’altro usciva un liquido blu.
Morì così in un campo d’orzo con il viso rivolto al cielo, pensando che la vecchia l’avesse effettivamente salvato da una vita senza senso.
Nessuno seppe mai spiegarsi come Spartaco fosse tornato all’accampamento dai suoi compagni in groppa ad un cavallo bianco di una razza mai vista.

E se Spartaco invece del Principe azzurro avesse incontrato Messalina?

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6 risposte a “RACCONTO A COPPIE VARIABILI – 1) Speranza: Si era perso

  1. Uno splendido esordio. Un racconto teso, essenziale, una interpretazione originale delle regole del gioco dove la poesia incontra il realismo e la favola sfocia nel dramma.. Notevole l’aderenza del carattere dei personaggi agli originali. riuscendo peraltro a far risaltare la sofferta umanità di entrambi.

  2. Che due personaggi persino oltre gli antipodi potessero non solo interagire tra loro ma anche provocare le più ampie riflessioni sulla superficialità dei giudizi scontati (vedi Principe Azzurro), era del tutto impensabile sino a quando ci si è messa di mezzo Speranza. Chapeau!

  3. Che delusione! Conoscendo l’autrice, mi sarei aspettato un racconto truculento sull’amore gay fra il Principe azzurro (un po’ checca) e quel macho di Spartaco.
    Invece… mi ritrovo questo testo scritto in punta di penna, surreale, però con risvolti di un certo spessore psicologico, che certo non ti aspetteresti in un bidimensionale protagonista di fiabe.
    Ma questa una fiaba non è, perché manca il lieto fine: il principe muore e il cavallo sarà costretto a sopportare terga ben più rozze di quelle regali.
    Bel debutto di quella che, a quanto pare, non è solo una speranza.
    Giusto per non eccedere con le lodi: forse c’è un po’ di sproporzione fra lo spazio dedicato ai due personaggi. Si capisce benissimo che Speranza sogna il Principe Azzurro.

  4. Una tristezza priva di amarezza ma piena di spessore. La mia coscienza rivoluzionaria e il mio cervello razionale (?!) sono con Spartaco e la necessità della sua sopravvivenza, ma le radici della mia infanzia e il mio animo romantico lamentano: “Ma perchè ammazzarlo? Non bastava rubargli il cavallo?…” Che poi poco gli è servito a Spartaco considerata la fine che ha fatto… E così finiscono male ambedue, l’eroe della mia infanzia e l’eroe della mia giovinezza. E non mi consola pensare che il Principe Azzurro in realtà acquista spessore di vita solo morendo… Ritiro la prima parte della prima riga!
    A parte le battute, bello questo incontro dove il sogno non può che arrendersi alla dura realtà ma nello stesso tempo entra a farne parte. Bravissima, Speranza.
    N.B. Commento solo adesso che è stato pubblicato il mio racconto perchè solo dopo la sua scrittura mi sono risolta a leggere il tuo.

  5. Mi pare giusto! A questo punto della conoscenza umana, dove il concetto di spazio e, soprattutto, quello di tempo, hanno perso ogni consistenza, possiamo benissimo fare a meno di queste due obsolete categorie e lasciare libera con grande soddisfazione la nostra fantasia. Ottimo.

  6. Se questo è l’esordio di chi non ha scritto mai nulla, per lo meno come racconti (così mi sembra di aver capito, perdonami se sbaglio) mi pare estremamente promettente!
    Hai condensato in poche righe il vagheggiar romantico di un contro-eroe senza spessore con la brutalità passionale e gladiatoria di un uomo capace di lottare per la libertà. Sulla carta non c’era partita, eppure quel “Morì così in un campo d’orzo con il viso rivolto al cielo” che fa tanto De André nella “Guerra di Piero” lascia dietro di se un”immagine difficile da cancellare.
    Complimenti!

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