RACCONTO A COPPIE VARIABILI – 2) Dicky: Il sorriso di Buddha

Incontro impossibile: Coppi e Buddha

“Un uomo solo è al comando… la sua maglia è biancoceleste. Il suo nome è FAUSTO COPPIIIIII!!!…”
L’urlo pervase l’etere e distolse Buddha dal Nirvana spezzando la sua contemplazione. Non provò irritazione né curiosità ma la profonda compassione per ogni essere vivente, propria dei bodhisattva, lo spinse a cercare le cause di tanta agitazione.
Il suo spirito si espanse in tutto il creato per contrarsi alla fine sulla cima di un monte dove una folla si agitava e gridava “Fausto! Fausto!”. Tutti si sporgevano guardando verso il fondo della salita che partiva dalla valle. Su quella salita arrancava, a discreta velocità, un essere a quattro zampe che si spostava a scatti da una parte e dall’altra, muovendo rapidamente le zampe posteriori mentre quelle anteriori erano immobili davanti al petto… No, a guardare meglio non era un animale ma un uomo poggiato su qualcosa, qualcosa che si muoveva velocemente, e le zampe posteriori, no, le gambe, agitandosi con forza creavano il moto che faceva girare una ruota, no, due ruote, per il qual motivo il qualcosa avanzava veloce su quella faticosa salita. coppiVagamente Buddha si chiese perchè non muovesse anche le braccia applicando ugual forza alla ruota davanti… ma il pensiero svanì quasi prima di prendere forma. Al suo animo compassionevole appariva evidente lo sforzo immane, la sofferenza di quell’uomo costretto chissà per quale karma a quella prova dolorosa.
Si materializzò davanti a lui e gli chiese “Perchè?”
L’uomo sbandò pericolosamente ma il braccio di Buddha gli impedì di cadere. Farfugliò: “Ci ho le visioni… mi sto disidratando…”, acchiappò una bottiglietta dalla schiena eBuddha bevve, si versò dell’acqua sulla faccia, ma lo strano personaggio seduto a gambe incrociate nell’aria davanti a lui non sparì. Gli chiese di nuovo: “Perchè?”.
Ma perchè cosa?, pensò l’uomo, chi è questo, perchè sta qua e m’interroga, perchè ci vedo attraverso, perchè vola insieme a me?
Così anche l’uomo domandò: “Perchè, tu?”.
“Perchè io, perchè sono Buddha. Perchè tu, perchè sei condannato a questa pena tremenda?”
“Perchè tu, io dovrei credere che sei Buddha? Perchè io, io sono Fausto Coppi, e perchè questa pena, questa non è una pena ma una gara ciclistica che se la vinco entro nella storia del ciclismo mondiale. E tu levati, ché mi infastidisci la vista anche se ti vedo attraverso.”
“Quindi ti sottoponi volontariamente a questa dolorosa fatica? Per vincere una gara effimera?”
“Sarà pure effimera, ma la voglio disperatamente,”
Buddha sospirò: quell’uomo era molto lontano dall’illuminazione, non aveva ancora scoperto le quattro nobili verità, non aveva idea del nobile sentiero che all’illuminazione conduce.
“Fermati” gli disse, “e io risponderò ai tuoi perchè.”
“Fermarmi?!” rispose l’uomo “ma t’ha mandato Bartali? Oppure Magni? Ma chi ti paga? Non mi fermo manco morto, devo arrivare primo, hai capito?”
Doveva accondiscendere, accettare e far suoi gli errori di quell’uomo se voleva condurlo a salvazione. Così Buddha, volandogli davanti, rese più rarefatta l’aria che l’uomo doveva penetrare nella sua corsa verso la vittoria in modo da rendergli meno faticoso l’andare, e gli soffiò un leggero vento alle spalle che lo sospingesse nell’ardua fatica. Poi cominciò: “Perchè brami così intensamente la vittoria? E’ la brama, il desiderio, la causa di ogni dolore, che può terminare solo quando si eliminano le passioni cui si è attaccati. Per eliminare la sofferenza devi percorrere il nobile sentiero…”
L’uomo, Fausto Coppi aveva detto di chiamarsi, rispose col fiato corto: “Più nobile di questa corsa? Ti ripeto che se vinco tappa e giro entro veramente nella storia, divento un eroe che più nobile di me non c’è nessuno, altro che sentiero!”
“Non aneli al Nirvana?”
“Nirvana sarai tu! Io anelo solo a vincere, hai capito? Ero un pischelletto figlio di nessuno, che facevo il fattorino per campare, e a forza di fare il fattorino in bicicletta mi sono trovato che la bicicletta m’ha dato soldi, fama e felicità. Che eri tu prima di metterti a volare nell’aria?”
“Ero il figlio prediletto di un grande signore, destinato a diventare un grande guerriero, ma poi mi si è palesata la miseria degli uomini, ho iniziato a meditare e ho capito che l’uomo deve abbandonare le passioni, compiere azioni giuste e meditare. Solo in questo modo si raggiunge l’illuminazione e il Nirvana.”
“E’ facile abbandonare la bella vita, te lo dico io, più facile che rinunciare senza averla mai conosciuta. Almeno te la puoi ricordare. Ma io che mi ricordo? La fatica per sopravvivere, i chilometri in bicicletta macinati per le consegne, gli urlacci di mio padre se allungavo un po’ i tempi solo per godermi la libertà delle corse senza meta. Se non avessi avuto questa bravura nelle gambe sarei diventato un negoziante come mio padre, altro che grande guerriero… Adesso sì che sono un guerriero, che tutti i giorni si mette alla prova, che tutti i giorni deve sconfiggere i propri nemici, che sarebbero gli altri corridori, che tutti i giorni deve affermare la propria superiorità per sentirsi realizzato, per potersi ripetere ogni giorno: no, io negoziante no, mai.”
“E se ti dicessi che fermandoti potresti cambiare in meglio tutta la tua vita?”
“Ma io ce l’ho già il meglio, che sarebbe questo: essere un campione acclamato. Ma l’hai sentita la gente? Hai sentito gli urli: Coppi, Coppi! Mi infiammano il sangue, mi gonfiano i muscoli, mi pulsano nel cervello, nel cuore. Se mi fermassi, se rinunciassi, non sarei solo io il perdente, farei perdere anche loro che credono in me, che quando vinco è come se vincessero anche loro, che molti di loro trovano motivo di conforto e di gioia per una giornata solo grazie alle mie vittorie. Se veramente sei Buddha queste cose le devi capire. Vincendo, io faccio per la loro miseria quello che tu, fermandomi, vorresti facessi solo per me.”
Nella sua infinita capacità di comprensione Buddha annuì dentro di sé: era quello il karma di quel Fausto Coppi, e quell’uomo non poteva che portarlo a compimento. Gli restava poco tempo per farlo, solo qualche anno. Ma nella sua infinita pietà non glielo rivelò. La sua coscienza non avrebbe cessato di esistere ma sarebbe entrata in un nuovo corpo, e allora… chissà?
Lo sospinse in manierta all’uomo inavvertita ma decisamente verso il traguardo e lo abbandonò al tripudio della folla: Coppi! Coppi! Poi si dissolse nell’aria.
Si racconta che da quel giorno il sorriso nei tanti simulacri di Buddha sparsi in tutto il mondo si sia accentuato.

E se Coppi invece di Buddha avesse incontrato Superman?

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6 risposte a “RACCONTO A COPPIE VARIABILI – 2) Dicky: Il sorriso di Buddha

  1. Intelligente, impalpabile, elegante, possiede i colori, il profumo ed il mistero di un fiore di loto!
    Leggendolo mi son tornate in mente “Le interviste impossibili” che la RAI, allora portatrice di cultura, mandava in onda intorno agli anni 1970/75 con Arbasino, Calvino, Missiroli, Bonacelli ecc . . .

  2. Breve, filosofico, non c’è un aggettivo di troppo.
    Mi piace.
    Per Er Ciavatta:
    “mi son tornate in mente “Le interviste impossibili””
    Veramente ti facevo più giovane!

  3. I giudizi der Ciavatta e de l’inutile sono anche i miei. Una sola cosa: un piemontese come Coppi mai e poi mai avrebbe usato il termine “pischello”, che è solo romano e laziale. Personalmente, ne sono venuta a conoscenza con i romanzi di Pasolini, che tra l’altro il campionissimo non potè mai leggere.

  4. Tra il ’70 ed il ’75 avevo tra i 12 e i 17 anni . . qualcosa ricordo, ma in verità confesso di ricordare qualche “Intervista impossibile” rivista alcuni anni dopo . . comunque una bella cosa che questo racconto mi ha riportato alla mente!

  5. Mi è piaciuto molto il racconto che, come una metafora, mette in scena l’incontro fra due diversi punti di vista apparentemente inconciliabili e mostra come invece questi si possano incontrare e confrontare entro una visione larga delle cose. Buddha cerca di comprendere il punto di vista di Coppi e lo accetta non in assoluto, dato che è del tutto diverso dal suo, ma per il senso e l’onesta coerenza che assume dentro quella visione e quella ragione altrettanto onestamente esplicitate. Certo, si potrà dire, è facile per il Buddha illuminato e misericordioso essere tanto disponibile, ma gli uomini possono esserlo altrettanto?

  6. Respingo con veemenza la bassa insinuazione che Coppi vincesse quella gara grazie all’apporto impercettibile di Budda!
    Detto quel che andava detto, da coppiano ho apprezzato anzichenò il racconto, e nello spirito e nella forma. Ben documentato, direi, senza essere palloso. Anzi: brioso, è.
    Comunque, per esperienza personale, quando sei allo stremo visioni del genere non sono poi tanto rare.

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