RACCONTO A COPPIE VARIABILI – 3) Mamma Oca: Incontrarsi e dirsi addio…

Incontro impossibile: Pinocchio e Belen

Isolotto dell’Honduras particolarmente ricco di vegetazione. Belen è seduta su un tronco in prossimità dell’oceano, con i piedi a mollo. Piange, interrompendo ogni tanto i singhiozzi per scrutare l’orizzonte.

BELEN – Che boba sono stata a tornare sull’Isola dei Famosi. Mi hanno confinata su questa playa deserta, con la promessa che sarei stata raggiunta da un hombre venuto dal mare. Sono dieci giorni che non faccio che guardare e guardare, ma finora nessun hombre all’orizzonte. Mi hanno lasciata senza cibo con la scusa che l’acqua pullula di aragoste. Solo che di aragoste non ne ho acchiappata nemmeno una, anzi, mi hanno riempita di pizzichi. E non ho neanche più la farfallina (singhiozzo più forte), l’acqua di questo oceano, troppo ricca di sale, è riuscita a diluire l’inchiostro del tatuaggio. Senza farfallina, senza trucco, senza messimpiega, senza più curve causa il digiunoBelen forzato, come farà l’hombre del mare a riconoscere Belen?… Ma, un momento, cos’è questo sciacquio? Non è quello solito dell’oceano, sembrerebbero le bracciate d’un esperto nuotatore… Eccolo, eccolo, è l’hombre, finalmente! Che forza, che vigore, che crawl regolare e instancabile… (Sbracciandosi) Hombre, hombre, hombre…

Pinocchio approda all’Isola dei famosi, con gli abiti zuppi e le giunture paurosamente scricchiolanti: il che non gli impedisce di fare un cerimonioso inchino a Belen, levandosi di testa il famoso cappelluccio a pan di zucchero.

PINOCCHIO – Scusi, signorina, potrebbe cortesemente dirmi dove mi trovo? Deve sapere che sono appena uscito dal ventre di una balena.
BELEN – No, Balena: il mio nome è Belen. (A parte) Santo cielo, ma da dove è piovuto, costui? (A Pinocchio) L’organizzazione non ti ha informato?
PINOCCHIO (perplesso) – Era tutto buio nel ventre della balena: se c’erano organizzazioni, non le ho viste.
BELEN (a parte) – Hesto muchacho me gusta, ma mi pare un poco tonto. (A Pinocchio) – Perché continui a chiamarmi Balena? Forse per burlarti del mio dimagrimento? Il mio nome è Belen.
PINOCCHIO – Il mio buon papà Geppetto volle chiamarmi Pinocchio.
BELEN – Pinocho, querido, me gusti assai.
PINOCCHIO – A proposito di gusti, c’è qualche ristorantino nei dintorni dove si possa gustare una bella ribollita? Finora la mia dieta è stata solo di plancton.
BELEN – Sono desolata, Pinocho, ma qui il cibo dobbiamo procurarcelo da soli. Nel mare ci sono moltissime aragoste, ma pizzicano di brutto.
PINOCCHIO – Provvedo subito, le aragoste non mi hanno mai fatto paura.

Pinocchio s’immerge nell’acqua e se esce poco dopo stringendo due aragoste per mano, tra lo stupore e l’ammirazione di Belen.

BELEN – Qué hombre, qué macho! Si lasca pizzicare senza un solo lamento.
PINOCCHIO – Sarà meglio che vada a cercare legna per fare un fuoco, così potremo cucinare queste belle aragoste.
BELEN – Non ti allontanare, a me le aragoste piacciono crude. (Insinuante) PinocchioPiuttosto, Pinocho, perché non ti togli quegli abiti tutti zuppi e li metti ad asciugare? Potresti prendere un malanno.
PINOCCHIO – Ha ragione, signorina, lo faccio subito.

Pinocchio si spoglia sveltamente, Belen lo guarda inorridita.

BELEN – Pinocho, ma tu sei piatto, sei piatto, sei piatto, piatto, piatto, piatto, piatto…..
PINOCCHIO – Come si permette, signorina, di criticare l’opera del mio buon papà Geppetto. In tutta Firenze non c’erano falegnami più bravi di lui. Anche se ho una gran fame e per le aragoste ci vado pazzo, non resterò con lei un minuto di più.

Pinocchio acchiappa i suoi abiti e s’inoltra tra la fitta vegetazione, inseguito dalle invettive di Belen, ma dopo pochi passi si arresta sorpreso: davanti a lui è comparso un signore dall’aria pensosa, sulla quarantina, con corta barbetta e occhialetti pince nez, abiti casual del genere preferito dagli intellettuali russi fine Ottocento. Si tratta di Anton Pavlovic Cechov.

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4 risposte a “RACCONTO A COPPIE VARIABILI – 3) Mamma Oca: Incontrarsi e dirsi addio…

  1. W la leggerezza! (pubblicità occhiuta)
    Ci stava dentro di tutto, in un incontro Belen-Pinocchio, e se fosse finito nelle mani di certi porcellini che dico io… a naso, ci sarebbe stato da spassarsela grevemente.
    Invece la nostra magistrale Mamma Oca ci ha fornito uno dei suoi ormai soliti saggi di bravura in punta di penna, con tanto di eloquio spagnoleggiante.
    … e però non si può ‘rubarmi’ così il gioco di parole Belen-balena!

  2. Mamma Oca (nomen omen) mette in scena l’archetipo della favola: una fragile donzella in ambasce, un eroe che giunge dal mare: Ma, come spesso nelle favole -immaginate nei libri o sognate nella realtà- l’eroe si palesa un fessacchiotto che, sprezzando le grazie della bella e incapace di sottrarla ai pericoli, se la da a gambe in cerca di più facili e “pregiate” conquiste (il cervello anzichè il cuore) da quel testa di legno che è in realtà. Complimenti!

  3. Tanto inutile quella Belen e tanto garbato e dignitoso Pinocchio: si vede che ha ricevuto un’educazione solida da parte del padre, un artigiano che ci teneva a fare bene le cose e che su questa qualità fondava il suo riconoscimento sociale. Difficile – se non impossibile – far capire queste cose in certi ambienti.

  4. Meno male che son capitati a te ‘sti personaggi, perché se capitavano a me (come dice Jena) chissà quel naso di Pinocho dove andavo a metterlo! Con la fortuna poi che più bugie dici . . . E invece la Provvidenza, equanime e misericordiosa li ha messi in mano tua e per quanto i riferimenti ci sian tutti, la confezione è elegante e spiritosa, brava! Però Mamma Oca non dovevi farlo: io adesso Belen che con “bocca a cuoricino” invoca Pinocho, Pinocho me la sogno anche la notte . . .

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