RACCONTO A COPPIE VARIABILI – 7) Er Ciavatta: La metamorfosi

(Incontro impossibile: Frida Khalo e Berlusconi)

Silvio entra con circospezione.
E’ sospettoso, sa di essere in territorio nemico, si guarda continuamente intorno come chi teme all’improvviso un agguato!
E’ che lui manco c’aveva voglia…
Una mostra… ma che idea del cazzo! Sai che noia… poi di chi? Di una messicana brutta e pelosa, mezza zoppa e pure comunista!
Ah, se non fosse per quella rompibal della Veronica… co’ ‘sta cazzo di cultura, non sa parlare d’altro quella!
Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente. Galleria d’Arte Moderna di Milano. Mercoledì 08 ottobre 2003 FRIDA KAHLO – La mostra – Vernissage
Achille Bonito Oliva, curatore della mostra, si intrattiene con il Presidente del Consiglio e con la sua signora, fa da cicerone illustrando le opere esposte.
Dovrebbe arrivare a momenti anche il ministro dei Beni & Attività Culturali Giuliano Urbani, quel rompicoglioni di Giuliano, l’ideologo, il professore, sicuro che quello se viene, si mette subito in cattedra e oggi non c’ho proprio voglia di sentire quel bauscia lì!
Bonito Oliva intanto fa del suo meglio per attirare l’attenzione del Presidente e dei suoi ospiti “… un pessimo carattere, protervo e provocatorio. La passione politica e la militanza. Una singolare inclinazione per la tequila e le avventure amorose. In mostra le opere di una donna–simbolo che ha saputo tradurre il dolore ed il travaglio in arte”
Ahuf! L’è brut ‘sto quadro e ‘st’altro? Madona… e poi ‘st’Oliva qua, me par proprio un gran mamaluch comunista!
Khalo 1E poi arriva, del tutto inatteso, il “ritratto di Luther Burbank”.
Il curatore con voce chioccia continua “…Burbank era un coltivatore famoso per i suoi insoliti incroci di frutta e ortaggi. Frida Kahlo in questo dipinto anticipa quello che presto diverrà un aspetto dominante nella produzione dell’autrice: l’impiego di un fitto repertorio di simboli. Lo scheletro sotto la pianta riconduce al tema della nascita di una nuova vita attraverso la morte…”
Silvio rimane folgorato, si ferma ipnotizzato a guardare il dipinto, mentre qualcosa intorno a lui cambia.
E se davvero fosse possibile… ?!?!
Il tempo per come lo conosce continua inesorabile il suo corso, sente la voce del curatore che si allontana nella sala vicina, vede sua moglie di spalle che lo segue, vede la scorta che si muove circospetta intorno al Cavaliere che si terge la fronte imperlata con un vistoso fazzoletto bianco e vede se stesso immobile riflesso nel vetro del quadro. Seduta, vicino al dipinto, una donna scura lo osserva.
Lo sguardo provocatorio, le sopracciglia indivise, i fiori sulla capigliatura corvina, i baffi esibiti, la bocca morbida e sensuale, è bella e brutta ex–aequo, è Frida.
In più d’uno, un simile incontro, avrebbe destato sospetti, fosse non altro che per il paradosso temporale, ma non per Silvio il cui motto è: -E’ inutile scomodare la scienza quando c’hai la tua bella convenienza!-
“Mi consenta signorina di dirle che ‘sti quadretti son proprio simpatici, qualcuno magari mi sfugge un po’, però son belli, colorati! ‘Scolti, c’ho un amico in corso Montenapoleone che è proprietario di una galleria al top e che potrebbe piazzarne parecchi… piuttosto ‘sta cosa della vita attraverso la morte, che roba è?”
“Una nuova vita nasce solo attraverso qualcosa che muore… è il principio dell’esistenza!”
“E tu, ‘scolta bene, tu potresti farmi un ritratto… come nella storia di Wilde, lo scrittore irlandese, quello un po’ finocchio?”
“Oscar Wilde era bisessuale ed il libro di cui parli è -Il ritratto di Dorian Gray-”
“Quello!!! Oliva ci ha detto che nella vita, tra mille tormenti, ti sei appassionata ai segreti di antiche civiltà precolombiane ed io c’ho proprio bisogno di una magia, di un ritratto che invecchi al posto mio, magari sai come si fa!”
“Tu sei un uomo vanitoso, Silvio e quello che mi chiedi ti costerebbe troppo”
“Scherzi Fridina, sono un uomo ricco, posso pagarti quello che desideri, ma non basta, aggiungo una colonna vertebrale in fibra di carbonio nuova fiammante al posto di quella vecchia e incidentata, provvista di midollo spinale d.o.c.g. posto al suo interno, e, mi voglio rovinare, n. 10 sedute di laser – epilazione per risolvere definitivamente quel piccolo problema estetico…”
“Non ho bisogno dei tuoi soldi né della tua carità, il ritratto comporterà, nell’ora del decadimento, una perdita d’identità, dei nuovi riferimenti ed un cambio di pelle…”
Silvio pensa: pelle più, pelle meno, tra lifting, peeling, botulino, trapianto… cosa vuoi che sia…
“E visto che la mia arte si esprime attraverso l’autoritratto, dipingerò me guardando te!”
“E funzionerà?”
“Sarai tu a dirmelo!”
E così era andata. Frida aveva dipinto e Silvio posato e… taciuto, per espressa volontà dell’artista. Lei dal canto suo aveva raccontato cose della sua vita tra un’imprecazione e l’altra non appena il Cavaliere aveva provato ad aprir bocca. In questo modo lui era venuto a conoscenza della sua storia: quella spaventosa dell’incidente, la solitudine della convalescenza, l’amore per Diego Rivera, la passione civile, l’impegno politico, l’adesione al comunismo (e daje! Espressione che anticipa la discesa in politica nei salotti e nei palazzi di Roma Capitale), la partecipazione al Surrealismo, i rapporti saffici, i tradimenti suoi e del marito, il periodo Simbolista, la morte prematura.
La storia era finalmente finita ed il quadro pure! Silvio era subito corso a scoprirne il risultato ma era rimasto perplesso… e proprio mentre stava per dire qualcosa, una mano decisa lo aveva strattonato violentemente, costringendolo a svegliarsi.
L’incubo è finito. Ritorno al presente, è il 3 maggio 2009, Silvio prova a ricordare il volto ritratto nel quadro, ma la sua memoria lo confonde tra gli infiniti “selfie” di Frida. Ha la bocca amara, non è un gran periodo, proprio ieri quella stronza di Veronica ha chiesto la separazione per la storia di Noemi Letizia e dio solo sa quanto mi costerà! E’ ancora Presidente del Consiglio, questa volta del Berlusconi Quater, con Popolo delle Libertà e Lega, ma la storia capriola rapidamente in avanti.
Arriveranno le dimissioni del novembre 2011, il governo Monti, la iattura di Alfano come segretario del PdL, la candidatura alle politiche del 2013, la vittoria di misura di Bersani, (il cui patetico discorso alla Camera, chi scrive, seguì dal divano degli appena conosciuti Ialongo – D’Erme), la sconfitta del PdL alle amministrative di giugno, la rinascita di Forza Italia, la condanna nel processo Mediaset, la decadenza da senatore grazie alla legge Severino.
Il 18 gennaio 2014 con un nuovo referente politico: il PD, Silvio sottoscrive “Il patto del Nazareno” per la riforma del titolo V° della Costituzione, la trasformazione del Senato in “Camera delle autonomie” e l’approvazione di una nuova legge elettorale.
Il 15 aprile 2014 il Tribunale di Sorveglianza di Milano lo affida affanculo “in prova” ai servizi sociali invece che “in aeternum” ai lavori forzati.
Martedì 22 aprile 2014 la nuova fiamma, la “fidanzata” del giovin pregiudicato Francesca Pascale, 30enne show–girl napoletana, ordina al suddetto di accompagnarla alle Scuderie del Quirinale in Roma dove da poco più di un mese si è inaugurata una grande mostra dedicata ad un’importante pittrice messicana del ‘900, simbolo dell’avanguardia artistica e dell’esuberanza culturale del suo popolo: Frida Kahlo.
“Fridina…” la tenerezza del ricordo è legata al tempo trascorso e al rincoglionimento senile.
La Pascale volteggia sui tacchi di nuova padrona da un quadro all’altro compiacendosi della personalità potente di questa donna che ha sottomesso il dolore e combattuto il conformismo, amato l’amore e una certa idea di libertà.
“Fridina dove sei…”
Come gli indovini dell’acqua perlustrano la savana con la loro bacchetta flessibile in attesa di una vibrazione, così Silvio deambula stancamente di sala in sala alla ricerca di un ritratto che lo riconosca e di colei che l’ha dipinto.
Appartiene ad un sogno di qualche anno fa, non ricorda bene i tratti del volto, forse cerca un viso invecchiato, ma anche il suo lo è, la magia non ha funzionato, il sogno è rimasto tale e tuttavia… quella sensazione già provata di tempo sospeso, ora lo avvolge di nuovo, un deja vu temuto ed anelato.
Ecco che compare brunetta (ahimé non quella dei Ricchi&Poveri), poi toti, verdini, capezzone, santanchè, l’intera cosmogonia dei pretoriani, con giacche listate a lutto e sguardi dolenti, si dirige verso di lui e lo oltrepassa senza vederlo: un presagio… La Pascale in un angolo appartato flirta con Fitto; sua figlia Marina sta seduta dall’altra parte della sala, davanti alla pira dardeggiante e fumigante di tutti i libri della Mondadori; ed infine, a ridosso della biglietteria, il Milan (che sfiga!) prende un goal al 90’ dal Brembate e compromette il passaggio in terza divisione!
Poi all’improvviso… la scimmia, il particolare che avrei dovuto ricordare! Alla confluenza tra la parete nord e quella ovest della sala n. 5, eccolo finalmente Khalo 2“L’autoritratto con scimmia”, come recita il pannellino esplicativo posto sulla destra del quadro. Sulla sinistra invece (poteva essere altrimenti?), assisa languidamente sullo sgabello d’acciaio della sorvegliante, c’è Frida.
Silvio si avvicina con passo incerto, il tempo ora accelera rapido verso la conclusione, vorrebbe trombare, ma anche essere sgridato e consolato, rassicurato ed invece riesce soltanto a dire: “Il dipinto… Dorian Gray… la scimmia… la vita…”
Cade in ginocchio davanti alla sua Madonna de Guadalupe; Frida è invitante, morbida, intelligente e spietata “L’ho dipinto guardando te… la scimmietta legata ai miei capelli! In Messico le scimmie sono metafora della morte, ma anche del clown “el vasilon”, simbolo di trasformazione… hai giocato male le tue carte ninho… nell’ora del decadimento il ritratto comporterà una perdita d’identità, dei nuovi riferimenti -hai già fatto patti con il nemico- ed un cambio di pelle, una metamorfosi… (ride) Adios mi amigo, buena suerte!”
Il nuovo Silvio si sveglia di soprassalto, ha la bocca impastata e lo sguardo annebbiato, prende faticosamente contatto con la realtà, qualcuno gli sta parlando in maniera concitata al di sopra delle spalle; si gira e vede quella pupona della Boschi che gli grida: “Dai Matteo svegliati, ti sei appisolato, tra mezz’ora c’è consiglio, Padoan è già arrivato e ti vuole parlare…”
Allora gli viene in mente, chissà perché, Gregorio Samsa, che una mattina destandosi da sogni inquieti, si trovò mutato in un insetto mostruoso…

E se Frida Khalo invece di Berlusconi avesse incontrato Belen?

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5 risposte a “RACCONTO A COPPIE VARIABILI – 7) Er Ciavatta: La metamorfosi

  1. Forte fortissimo

  2. La trama e il colpo di scena finale hanno indubbiamente del geniale. Ho invece trovato un po’ noiosi alcuni elenchi sparsi nel testi, mi hanno dato un’impressione di appesantimento. Se poi la cosa è voluta riconosco di non averne colto il senso. E non mi stupirei se fosse proprio così

  3. Un racconto che inserisce il dato reale in una storia surreale di macondiana memoria, dove i diversi piani si intersecano e si confondono in una mutazione continua: una metamorfosi a cascata, intrecciata e inquietante nel suo risvolto finale. Non era facile coniugare insieme i due personaggi: er Ciavatta ci è riuscito in pieno. Complimenti più che meritati!

  4. Bello il caleidoscopio di immagini e situazioni che continuamente mutano e si rincorrono con finestre che si aprono e chiudono in modo molto “filmico”. Complimenti, mosieur “Le Savate”!

  5. Jena, la critica è perinente, il problema degli elenchi me l’ero posto anch’io.
    Relativamente a Frida, l’enumerazione delle cose che ha fatto nella vita (e che lei racconta a Silvio mentre confeziona l’autoritratto), mi occorreva per tracciare il profilo del personaggio ed indicarne lo spessore (non tutti la conoscono così bene); per Berlusconi invece l’elenco di accadimenti che caratterizzano la sua parabola politico/esistenziale dal 2009 ad oggi, aveva lo scopo di raccontare la sua discesa verso il baratro, dando sostanza alla predizione di Frida. E’ stato un epediente narrativo, non so quanto riuscito, per riportare un racconto visionario nell’alveo della verità storica. Che poi gli elenchi siano pedanti, concordo assolutamente con te!

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