RACCONTO A COPPIE VARIABILI (seconda fase) – 4) Robertucci: Incontro agli Inferi

Incontro impossibile: Messalina e Spartaco

Messalina è sdraiata su un triclinio, pallida, sfinita. Ormai è giunta alla fine del suo cammino e non è più possibile un ritorno indietro: ha tirato troppo la corda, prima con la sua vita pubblicamente dissoluta, poi con il matrimonio con Galio Silio – lei che è già la moglie dell’imperatore Claudio – passando attraverso inganni, omicidi, scandali, senza mai curarsi che di se stessa.
Ma ora è finita: l’imperatore Claudio le ha ordinato di suicidarsi. È un ordine crudele per una donna di ventitré anni abituata a godersi la vita, ad avere tutto ciò che vuole, a dare ordini.
Messalina 2E poiché è in disgrazia, tutti l’hanno abbandonata fuorché sua madre che le è accanto e si lamenta sommessamente. Ma darsi la morte da soli, quando invece si vorrebbe vivere, non è facile. Messalina pensa a Gaio Silio, un amore finalmente conquistato, pensa ai suoi figli ancora bambini. Come ci si può uccidere? Prova a colpirsi con il coltello che le è stato dato, ma riesce a malapena a scalfirsi: il poco sangue va a macchiare la tunica bianca e le provoca un fremito d’orrore.
La madre continua a lamentarsi, seduta accanto a lei, oscillando ritmicamente il busto in avanti e indietro, ipnoticamente, come stesse cantando una ninna nanna.
Messalina entra in uno stato di deliquio, si addormenta.

*****

Si ritrova seduta dentro una barca che procede lenta lungo un corso d’acqua immoto, in un’atmosfera nebbiosa, satura di vapori, incolore e silenziosa; accanto a lei una scura figura in piedi rema con movimenti lenti, poi accosta alla riva e porge la mano in segno di richiesta. Messalina si ritrova in mano due monete d’oro che le sono cadute dagli occhi – chissà perché – e meccanicamente le porge al traghettatore.
Scende a terra e si guarda intorno incerta:
“Dove mi trovo? sto sognando o quello che vedo è reale?”
Da lontano una massa di esseri eterei, ombre indefinite, si avvicinano. Le si affollano intorno, la accerchiano, allungano le braccia per toccarla.
“Andate via, via! Cosa volete da me?”, grida Messalina nel panico.
Il terrore le sale lungo la schiena, si sente svenire; ma improvvisamente si fa avantispartaco2 l’ombra di uomo vigoroso con un gladio in mano che allontana la folla agitando l’arma e parlando loro con tono suadente:
“Andate, non è ancora tempo: non vedete che è sulla soglia? Lasciatela in pace ora, potrete avvicinarla dopo.”
Le ombre si allontanano, riluttanti, e loro due restano soli.
Messalina, sollevata, lo guarda stupita: è un bell’uomo, giovane, forte, lo sguardo orgoglioso, gli occhi brillanti. È vestito da combattente.
“Dove siamo? Chi sono quelli?” – gli chiede con voce tremante – e tu chi sei?”
“Io sono Spartaco, il gladiatore che ha osato combattere e umiliare la grande Roma.”
“Spartaco: mi sembra di avere sentito il tuo nome, ma non ti ho mai incontrato. Eppure ho conosciuto molti gladiatori.”
“Non avresti potuto incontrarmi, ma forse il ricordo della mia impresa è giunto anche fino a te.”
“In che consiste questa tua impresa? Che cosa hai fatto per umiliare Roma?”, chiede Messalina, riprendendo consapevolezza della sua appartenenza di casta.
“Ho condotto una rivolta di schiavi contro il potere imperiale di Roma. Abbiamo sconfitto gli eserciti dei condottieri romani più volte, abbiamo abbassato la loro arroganza. Noi reietti, buoni solo a obbedire e a far divertire i potenti nelle arene ammazzandoci fra di noi, oppure a far divertire le matrone come te, noi abbiamo lottato per riprenderci la nostra libertà e abbiamo dimostrato che anche un impero forte come quello di Roma può essere battuto, se si ha il coraggio di lottare e se si è uniti nella lotta.”
“E come è finita, Spartaco, la tua impresa?”, chiede Messalina.
“Abbiamo perso l’ultima battaglia; ci hanno uccisi tutti sulla piana del Sele”, risponde Spartaco.
Messalina trasale: “Ma allora tu sei morto!?”
Poi, ammaliata, rientra nel racconto: “Ne valeva la pena?”
“Sì, ne valeva la pena, perché abbiamo piantato un seme che ha attecchito per sempre.”
“Non ti capisco, Spartaco. Se tu sei morto giovane, che cosa ci hai guadagnato dalla tua rivolta?”
“Ho guadagnato il senso della mia vita e il senso della mia morte. Tu hai avuto una vita facile, godendo di molte cose, hai comandato, hai frodato, hai fatto del male. Non hai mai guardato come persone gli schiavi a cui davi ordini o i gladiatori che ti piaceva incontrare a letto o i mendicanti da cui ti sei tenuta lontana. Sei rimasta nell’empireo del tuo privilegio, sempre. Ma ora stai per morire anche tu, e dopo che sarai morta su di te scenderà la condanna della memoria: non sarai ricordata e se qualcuno ti ricorderà, lo farà solo per citare un esempio negativo. La mia memoria invece si trasmetterà da una generazione all’altra e di me si ricorderanno i posteri. Saranno molte le donne e gli uomini che daranno il mio nome ai loro figli perché siano liberi e si ribellino contro le ingiustizie e poi quei figli diverranno anche loro dei ribelli. Il mio nome rimbalzerà come un’eco nei tempi futuri e la mia storia sarà raccontata in tanti diversi modi, come un esempio fondante. Diventerò il simbolo della lotta per l’affrancamento dei dannati della terra: per questo motivo la mia morte mi è lieve e io non sarò mai veramente morto.”
Messalina è confusa: “Vuoi dire che tu pensi di sopravvivere alla tua morte mentre io morirò definitivamente?”
“In un certo senso, sì.”
La donna vorrebbe trattare con alterigia l’ex schiavo che si permette di parlare così impunemente a lei, l’imperatrice, ma al tempo stesso è affascinata da Spartaco. Il modo in cui egli parla e le cose che dice, lo sguardo, la serena convinzione che emerge dal suo discorso, sono cose nuove per lei: non ha mai incontrato un uomo così prima d’ora. Ma l’incontro avviene in questa orrenda palude, in questo tempo sospeso e minaccioso. Chissà se lui può aiutarla a salvarsi.
“Spartaco, tu sei un uomo davvero valoroso, fra tutti i gladiatori di certo il più valoroso e parli anche bene. Abbi pietà di me. Non ho scelto io la mia vita: mi hanno costretta a sposare Claudio, già vecchio, quando ero ancora poco più di una bambina: un matrimonio combinato tra famiglie potenti al solo scopo di attivare strategie politiche che io non potevo capire. Ho cercato di trovare una strada per non impazzire e l’ho trovata come ho potuto: magari sbagliata. Non giudicarmi con severità. Vedo che sai molte cose: ti prego, aiutami a tornare indietro, aiutami a tornare alla luce del sole.”
“Troppo tardi, Messalina: nessuno ti può più aiutare ormai. Il tuo tempo è scaduto e tu stai entrando definitivamente nell’Averno.”

*****

Messalina apre gli occhi con un sobbalzo e si ritrova stesa sul suo triclinio:
“Allora era solo un sogno! un sogno orribile e infausto: che sollievo! Ora mi alzo….”
Ma rabbrividisce. Vede la madre accanto a sé che si strappa i capelli e si raschia le guance. Poi vede il sicario dell’imperatore che si avvicina rapido, estrae un pugnale dalla lunga lama appuntita e glielo affonda nel cuore.

5 risposte a “RACCONTO A COPPIE VARIABILI (seconda fase) – 4) Robertucci: Incontro agli Inferi

  1. Stupendo, semplicemente stupendo.

  2. Un racconto cupo, teso, quasi morboso… Ma poi irrompe la voce appassionata di Spartaco che lancia il suo inno alla libertà squarciando il velo del tempo e illuminando il futuro (anche se sospetto che non sia più Spartaco a parlare ma Robertucci in prima persona). Bello e intrigante.

  3. Hai dato a Spartaco lo spessore che io avevo tralasciato. Bellissimo

  4. Al di là del potente contrasto tra i due personaggi e quello che rappresentano mi ha colpito l’uniformità che Robertucci ha saputo dare ai due pezzi su Messalina che, più che due racconti diversi, sembrano due momenti di un unico libro su Messalina. Perchè non lo scrivi? Naturalmente incontri impossibili e di fantasia….

  5. Il personaggio di Messalina in effetti mi è enigmatico: è talmente sgradevole l’immagine che ne viene data dalla storiografia che viene da chiederti se non sia un’esagerazione costruita ad hoc. Ma occorrerebbe una maggiore conoscenza della vicenda che io non posseggo. In generale non ho alcuna adesione per il personaggio che, anzi, trovo detestabile per la sua arroganza. Tuttavia ho cercato di immaginare il suo punto di vista e la sua giovane età, tenendo anche conto che tutta la sua vicenda pubblica si è risolta in un lasso di tempo brevissimo. In questo senso forse anche lei potrebbe essere oggetto della pietas di Fabrizio De Andrè (“se non sono gigli sono pur sempre figli / vittime di questo mondo”), oppure della misericordia del Buddha di Dicky che, come ha accolto Giuda, accoglierebbe anche lei nel suo grembo. Chissà!

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