RACCONTO A COPPIE VARIABILI (seconda fase) – Speranza: Ma allora perché mi hai chiamato?

Figlia di un generale prussiano e di una principessa tedesca, Sofia Federica Augusta era nata a Stettino in Pomerania nel 1729 ed aveva trascorso una giovinezza triste nella casa paterna con una educazione di ottimo livello ma all’insegna del luteranesimo e della severità.
Non era particolarmente bella né aggraziata ma era molto intelligente, vivace, estroversa ed animata da una curiosità insaziabile.
La madre, che non la amava, per un certo periodo aveva considerato la possibilità, data la sua mancanza di avvenenza, di rinchiuderla in convento e lei si era sentita morire.
Ma poi si era verificato un fatto straordinario e a 15 anni era stata chiamata a Mosca con la madre alla corte di Elisabetta I imperatrice di Russia per sposare suo nipote, il granduca Pietro, erede al trono. Per prima cosa le avevano cambiato il nome in  Caterina.Caterina_II_di_Russia
Aveva subito compreso che la vita a corte non le sarebbe stata facile per le lotte di potere delle varie fazioni avverse. Certamente non poteva contare sull’aiuto del futuro marito che oltre ad essere sgradevole nella persona era stupido, volgare e crudele ed era anche incline ad ubriacarsi. Ce la doveva fare da sola.
Si convertì alla religione ortodossa e ne studiò riti e costumi. Sapeva di dover imparare nel più breve tempo possibile la lingua russa. Terminate le sue giornate piene di impegni, passava di nascosto la notte a studiare al freddo moscovita, tra libri e vocabolari. Fu così che cadde ammalata con una febbre bruciante.
La madre la trovò una mattina priva di conoscenza. Nessuno sapeva come curarla.
Trovandosi in questo stato, le sembrò di vedere vicino al letto un giovane alto, biondo e con gli occhi azzurri. Indossava un elegante mantello azzurro e la guardava con dolcezza.
“Caterina, ti rendi conto di quale sarà la tua vita in questo ambiente gretto e violento? Delle falsità, delle bassezze e delle incompetenze che albergano in tutta la corte? Fuggiamo insieme; non ti posso assicurare potere e ricchezza perché sono un povero principe alla periferia dell’impero, ma ti prometto amore e serenità.”
Lei rispose: ”Ma non è questo quello che desidero. Non voglio una vita qualunque. Io voglio il potere”.
E lui: “Hai ancora una possibilità di scelta. Con la tua intelligenza non puoi non capire che se rifiuti la mia offerta non avrai in tutta la vita un’alternativa di questo genere ma sarai costretta ad andare avanti tra solitudine ed intrighi.”
E lei: “Lo so. Non voglio alternative. Questa è la mia vita.”
Lui: “ Ma allora perché mi hai chiamato?”
Lei: “ Perché avevo paura di morire e pensavo che solo un tuo bacio avrebbe potuto salvarmi.”
Il principe sorrise melanconicamente. Era ancora una bambina che credeva alle favole, mentre il piglio era quello di una donna sicura di sé e assolutamente determinata. Si avvicinò al letto, la baciò sulla guancia e poi si allontanò.
In qualche giorno Caterina si ristabilì completamente e non ricordò mai nulla della sua disperata richiesta e del dono che il principe le aveva fatto. Solo rimase un filo azzurro impigliato in un chiodo che sporgeva al lato del letto.

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5 risposte a “RACCONTO A COPPIE VARIABILI (seconda fase) – Speranza: Ma allora perché mi hai chiamato?

  1. Tenero e delicato sguardo (di fantasia) nella vita di una bambina che crede nelle favole e non è ancora la Grande Caterina. Forse, più che del personaggio, rivela qualcosa dell’autrice…

  2. Eh, queste romantiche ragazze vintage… mi riferisco all’autrice, perché la Caterina col cavolo che si faceva abbindolare dal principe azzurro.
    Del resto, che se ne faceva: già lei era di sangue blu.

  3. per hedrok: per la vita di Caterina mi sono rifatta ai testi storici e alle sue memorie fino all’età di 15 anni quando entrò veramente in coma. Anche nell’incontro (ovviamente di fantasia) col principe si rivela il suo carattere deciso ed egocentrico.
    per jena camuna: è il principe azzurro che si fa abbindolare da caterina e la salva nonostante lei non dimostri la minima accondiscendenza alle sue proposte.

  4. In effetti, sia nel primo che nel secondo racconto di Speranza, il Principe azzurro si dimostra un sempliciotto, di molta buona volontà e di scarse doti intellettive. Non sa capire le situazioni e diventa facile preda prima di Spartaco, che vuole il suo cavallo, poi di Caterina che se ne serve per guarire. E non poteva che essere così, perché il Principe azzurro, nonostante abbia dato luogo alla più retorica e imperitura perifrasi di ciò che le ragazze desidererebbero, è sempre stato fra i personaggi maschili delle fiabe il più scialbo: tanto bello, quanto, stupido e inetto. Vogliamo mettere l’Orco? Vogliamo mettere Mangiafuoco o Aladino? Del resto nelle fiabe i personaggi forti sono sempre quelli femminili, chissà come mai?
    Mettere insieme personaggi delle fiabe con personaggi storici non era cosa facile e gli autori che lo hanno fatto in questi racconti di incontri impossibili hanno dimostrato leggerezza, ironia, fantasia, disponibilità alla sperimentazione nella scrittura e nel pensiero: complimenti a tutti loro.

  5. ‘O cumannà è meglio d’o fottere, è un proverbio siciliano. Che derivi da questa graziosa storia su Caterina e il Principe Azzurro? Che secondo me era un normalissimo principazzo russo vestito di celeste che, giustamente, Caterina ha spregiato visto che era sposata con lo Zar di tutte le Russie…

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