RACCONTO A COPPIE VARIABILI (seconda fase) – 7) Er Ciavatta: La Dolce vita  reloaded

Incontro impossibile: Berlusconi e Fellini

“Me ne vado” aveva detto a Giulietta “perché non sopporto di vedere costui, fin dove riesce ad arrampicarsi!”
E così aveva fatto, se n’era andato. Era il 1993.
“Costui” l’anno successivo sarebbe diventato per la prima volta Presidente del Consiglio.
Il Grande Saltimbanco nel frattempo accumula case e cose, è uno che ha fatto fortuna, nell’ambiente del Circo lo conoscono tutti.
E’ perfino simpatico, racconta barzellette, meglio se sporche o sull’olocausto, gorgheggia canzoni napoletane, fa le corna alle spalle del suo omologo spagnolo per compiacere un gruppo di scout, dà del kapò a Martin Schulz che lo accusa di un perdurante conflitto di interessi, della culona alla Merkel, dell’abbronzato ad Obama e via dicendo, tra un coup the theatre e l’altro, ma soprattutto è un amante della libertà… la sua… meno quella degli altri!
Ci ha addirittura costruito una casa “delle libertà”, quelle che si prende nell’indifferenza (talvolta l’ammirazione) altrui, di fare tutto “chel che casso vol”!
berlusconi-clownE’ notte, il Grande Saltimbanco vigila sulle sue proprietà. E’ guardingo ed allarmato, ha notato che fuori dal villone, detto di San Martino d’Arcore, proprio sul prato antistante la modesta proprietà, una compagnia di giro ha issato le sue tende.
Il lavorio notturno è alacre e silenzioso e nel giro di qualche ora il piccolo villaggio con il tendone a strisce, la gabbia degli animali e l’arena per gli acrobati è completato.
C’è anche Gelsomina, una graziosa bambina dalle bionde trecce incrociate, che cammina sul filo; Zampanò, un truce lanciatore di coltelli, provvisto di ricciosi favoriti, le cui lame incorniciano una tremante circassa di origine caucasica; c’è “il Matto”, un muscolosissimo nano, saldamente avvinghiato al vello di una tigre, che attraversa il cerchio di fuoco della5454-Federico-Fellini-ritratto-001 vita e c’è in fondo, sotto una ghirlanda di lampadine colorate, ritto nella posizione del controllore, un uomo, con un pesante paltò calato sulle spalle ed uno sformato cappellaccio sulle ventitré. Ha con se una sciarpa rossa che spazzola il terreno gelato ed un anacronistico megafono in mano.
Sulla sedia che ha appena lasciato si intravede la parola “FEDE” e se qualcuno pensa sia accompagnata dalle teologali “Speranza e Carità”, rimarrà deluso; sull’altra metà dello schienale campeggia invece la scritta “RICO”. Insieme le due formano un nome. Il suo.
Il Grande Saltimbanco è turbato, deambula febbrilmente da una torre di sorveglianza all’altra nella speranza di comprendere. Pensa ad un assedio: chi sono quelli lì fuori? Perché circondano il castello? Cosa vuole da lui quella compagnia di guitti, di mentecatti? …lui “le grand acrobat de le cirque de la politique et de la finance” o chissà “de Le Cirque du Soleil”, cosa ha a che fare con quella canigghia che lorda il prato di casa sua?
Forse niente, ma l’uomo con il megafono sembra non preoccuparsene, avanza imperturbabile fino al cancello e suona ripetutamente. Il Grande S. vorrebbe evitare quell’incontro téte a téte ma qualcosa gli dice che sarà meglio trattare.
E’ la primavera del 2010 e per i contabili di corte, egli è assurto al soglio di Presidenza per la terza volta; insieme a quei bravi ragazzi della Lega ha marciato su Roma con tutto il Circo delle Libertà, fissando la propria dimora presso l’antico Campo Marzio, nel palazzo che fu del barone di Castelporziano, il comm. Vincenzo Grazioli.
Ma questa è un’altra storia, qui siamo in terra lumbard ed alle cinque del mattino la nebbia gronda malinconia sul piccolo villaggio sgarrupato e sul torvo castello immoto.
Le pesanti porte di San Martino si aprono cigolando sui cardini ed il Maestro, al termine del trekking che dall’Averno lo ha condotto alle porte di Arcore, fa trionfalmente il suo ingresso nella coorte. Il Grande Saltimbanco lo raggiunge, scortato dai suoi luogotenenti ed il dialogo che avviene tra i due, nella luce incerta del mattino, è quanto di più bello ed ispirato che la storia recente ed il vostro narratore, oramai prossimo alla fine, ricordi.
L’uomo con il megafono ha sentito parlare delle grandi feste che si svolgono all’interno della villa, popolose di umanità varia, proprio come quelle da lui celebrate in un vecchio film degli anni ’60.
La sua proposta al Grande S. è dunque quella di filmarne una, mescolando la gente del circo a quella del Saltimbanco e propone a quest’ultimo di interpretare il ruolo del protagonista che fu del grande Marcello; ci tiene molto a questo progetto che ha ottenuto il patrocinio ed un finanziamento dall’Altissimo (d’altronde lui è giusto per definizione), ha fatto tanta strada per portarlo a compimento ed è riuscito ad avere uno speciale permesso andata/ritorno che gli consente un tempo di azione limitato.
Proprio come Cenerentola, alla mezzanotte del terzo giorno dovrà fare ritorno ma non sarà solo, avrà con se un assistente, il sottoscritto, al quale affiderà il frutto del proprio lavoro. Il mio compito sarà poi quello di divulgarlo e di affidarlo alle mani capaci di chi saprà, in scienza e coscienza, convenientemente utilizzarlo.
Quando il mio compito sarà terminato, raggiungerò il Maestro sulle sponde dell’Averno per percorrere insieme l’ultimo tratto di strada… “quella spiaggia battuta dal mare profondo, avvolta dalla nebbia e dal buio eterni” (Odissea libro XI)…
Il Grande Saltimbanco è interdetto, quell’idea puzza d’imbroglio e lui diventa guardingo e sospettoso. C’è dunque chi vuole fregarlo?… Perché?… E se rifiutasse? Già… se rifiutasse si direbbe subito che dove c’è lui non c’è cultura e poi… pensandoci bene… Fellini è morto da tredici anni e quindi, per quanto ne sa, potrebbe addirittura trattarsi di un sogno! E visto che nei sogni capita ciò che non capita nella vita, l’idea di fare il protagonista di un film del Maestro, lo eccita moltissimo.
L’accordo viene raggiunto e nei termini del contratto sta scritto che tutto deve svolgersi con massima naturalezza, senza forzare la realtà, perché il Maestro non ama i copioni già scritti: la telecamera sarà il solitario e muto testimone dei fatti narrati!
E così va. Una seconda Dolce Vita sta lentamente prendendo forma.
La location, una delle solite feste ad Arcore, con il consueto sistema prostituivo per il divertimento unico del Grande S. Tre sono i momenti in cui si divide la serata: 1) “La cena”, o prologo, dove tra vino e libagioni i sensi cominciano ad accendersi
2) “Il bunga-bunga” così definito dalle ragazze, dove la sessualità diviene più esplicita, accompagnata da giochi erotici e spogliarelli 3) “Il trattenimento notturno”, o epilogo, nel quale alcune delle presenti accettano l’ospitalità del castellano, ottenendo un quid pluris economico, tale da scatenare tra loro baruffe e litigi. Tre personaggi sono ospiti fissi di quegli incontri conviviali: la maitresse Nicole, il ruffiano Lele ed il leccaculo Emilio, i quali vi svolgono importanti attività logistiche ed organizzative. Le vestali remunerate che officiano il rito e si offrono alla concupiscenza del Saltimbanco, hanno nomi stravaganti e provenienze esotiche. Una soprattutto, giovanissima, di origine africana, nomata Karima ma tanto bella da meritare l’appellativo di Rubacuori, pare fosse addirittura la nipote di un capo di stato egiziano.
Tutto era stato ripreso dall’occhio vigile del regista e da quello oggettivo della camera, diversi erano stati i punti di vista considerati.
Ora quel materiale sarebbe stato montato e fatto consegnare al sottoscritto affinché potessi adempiere ai comandamenti che mi erano stati impartiti.
Passò del tempo e del nuovo film del Maestro non se ne seppe più nulla, finché una mattina del marzo 2012 il pm Antonio Sangermano ricevette un pacco che riportava su scritta la dicitura: “LA DOLCE VITA Reloaded”. Era la prova decisiva, quella che avrebbe permesso al pool dei giudici di Milano, qualche tempo dopo, di inchiodare, al di là di ogni ragionevole dubbio, il Grande S. per concussione e costrizione alla prostituzione minorile. Alla sentenza di primo grado i suoi legali non avrebbero presentato ricorso in appello.
A marzo di quest’anno (2015) la Cassazione non sarebbe stata chiamata a pronunciarsi sul caso Ruby.
Non appena si seppe che il filmato era finito nelle mani della procura, io fui privato della libertà dagli sgherri del Saltimbanco e condotto nelle segrete del castello dove fui lasciato marcire fino alla morte, condizione questa, nella quale mi trovo tuttora.
Non ho consegnato copie né detto nulla del filmato, non ho ceduto alla violenza.
Sto scrivendo questa testimonianza con le ultime forze che mi restano, straziato nelle carni e nello spirito, sulla tastiera digitale di uno smartphone sfuggito al loro controllo; qualcuno la leggerà…
E’ finita, me ne sono accorto perché ho smesso di percepire quell’odore di merda che mi circondava. Ho fatto la strada inversa, da Arcore all’Averno e sulle sponde del lago ho finalmente riabbracciato il Maestro. “Federico” ho detto “tutto è andato come previsto… Berlusconi, grazie al tuo film, è stato condannato “in aeternum” ai lavori forzati e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Dio… e gli italiani, te ne renderanno merito! L’Accademy ha fatto formalmente richiesta del tuo lavoro e si parla già insistentemente di un quinto Oscar e del premio al miglior attore protagonista”.
Prima di entrare nei territori dell’Ade, ci siamo fatti un selfie per ricordare; te lo dedico, Grande Saltimbanco, io sono quello che fa il gesto dell’ombrello!

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2 risposte a “RACCONTO A COPPIE VARIABILI (seconda fase) – 7) Er Ciavatta: La Dolce vita  reloaded

  1. Er Ciavatta intreccia sapientemente un puntuale pamphlet con una narrazione onirica (danza e controdanza) tagliati a misura dei due protagonisti. Non manca un pizzico di gotico per insaporire il tutto. Godibilissimo.

  2. Grazie Hedrok, i complimenti del maestro sono sempre molto graditi!

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