Racconto multiplo – Prima dell’inizio: 1) Mamma Oca – Una finlandese a Roma

Leggendo un libro o guardando un film vi siete mai chiesti quale è stata la vita di questo o quel personaggio prima che, appunto, vivesse il suo ruolo secondo la fantasia del suo autore? A noi è sembrato una sfida divertente e interessante provare a rispondere a questa domanda. Il personaggio scelto è Maddalena Cicconi dal film “Bellissima”, personaggio reso immortale dall’interpretazione di Anna Magnani per la regia di Visconti.

Quando dico che sono finlandese, non mi crede nessuno, neanche in Finlandia, al di fuori della lontana isoletta – di cui vi risparmio il nome perché non riuscireste mai a pronunciarlo – dove sono nata e dove tutti sono bruni, con gli occhi neri e la pelle ambrata. Un fenomeno finora inspiegato. Purtroppo, se solo ci spostiamo dall’isola – e lo facciamo quando proprio non ne possiamo fare a meno – i nostri connazionali ci prendono per stranieri: peggio ancora, meridionali. A dispetto di tutto questo, la mia famiglia si trasferì a Helsinki che avevo appena cinque anni, e fui proprio io la causa di quel trasferimento. Fin da quando non avevo che pochi giorni di vita, mia madre decise che sarei diventata una cantante, per il fatto che i miei vagiti li sentivano fino all’ultimo piano della clinica.
Anche se non avevo ancora l’età per prendere lezioni di canto, mia madre voleva che mi familiarizzassi con la musica, portandomi ai teatri d’opera della capitale. Lei stessa mi dava lezioni di pianoforte e m’insegnava quelle che allora mi sembravano graziose canzoncine, fino a quando scoprii che erano lieder di Schubert. A 12 anni fui indirizzata dalla miglior insegnante di canto di Helsinki: un famoso soprano a riposo che aveva calcato i palcoscenici di tutto il mondo. La signora era molto soddisfatta dei miei progressi, ma quando ebbi 18 anni consigliò mia madre di farmi imparare l’italiano, “la lingua della lirica del paese della lirica”, diceva lei.
Tramite un’amica che aveva conoscenze all’Ambasciata italiana, si trovò un “addetto” che volentieri si prestava a insegnarmi la lingua natia. “Certamente si tratta dell’addetto culturale”, commentò mia madre.
L’addetto arrivò su una splendida limousine, e quando ne discese, il mio cuore smise di battere. Non avevo mai visto un uomo così bello, alto, dal portamento atletico ma al tempo stesso elegante, un volto maschio dai lineamenti perfetti, stupendi occhi azzurro cupo in contrasto con i capelli nerissimi. E aveva un nome da guerriero antico: Spartaco. Tutto in lui emanava fascino. Mi baciò il secondo giorno di lezione. Il terzo mi confessò che si era innamorato di me fin dal primo istante. Io ne ero felice, lusingata, ma anche un po’ meravigliata. Sapevo che gli uomini latini corrono dietro alle bionde, lui invece mi assicurò che gli piacevo perché sembravo una ragazza di Trastevere, il rione romano dove lui era nato e dove ancora aveva un’abitazione
Quando fui abbastanza padrona della lingua, Spartaco mi propose di accompagnarmi a Milano per presentarmi, come mio agente, al Teatro alla Scala. I miei genitori approvarono, ma vollero che prima ci sposassimo, cosa di cui fummo entrambi felicissimi. Che batticuore quando per la prima volta entrai nel tempio della lirica, ma ero abbastanza sicura dei miei mezzi. Prima di farmi cantare, mi fecero alcune domande, ma stranamente io li capivo a malapena e loro non mi capivano affatto: “Signorina”, mi dissero, “ritorni quando avrà imparato l’italiano. Non farà molta strada con il suo finlandese”.
Guardai Spartaco esterrefatta, ma lui mi confortò: “Nun te preoccupa’. Mo’ te porto a Roma, e vedrai se là nun te capiscono”.
Al Teatro dell’Opera fu anche peggio che alla Scala. Ridevano tutti e dicevano: “S’è mai vista una cantante finlandese che parla solo il romanesco?”.
Ancora una volta Spartaco mi confortò: “Nun te preoccupa’. Mo’ te porto nella nostra casetta de Trastevere”.
La casetta era carina ma molto modesta. I vicini ci fecero grandi feste e questa volta mi capirono tutti perché Spartaco, invece dell’italiano, mi aveva insegnato il romanesco: “Perdonami, nun riesco mai a dimenticamme d’esse trasteverino”. Lo perdonai, e in poco tempo imparai anche l’italiano grazie a uno studente che abitava nel caseggiato.
Ero pronta per ripresentarmi al Teatro dell’Opera. Arrivai carica di spartiti, ma in portineria, prima di annunciarmi, mi chiesero il nome della persona da cui ero raccomandata.
“Non mi raccomanda nessuno”, risposi sdegnata.
“In questo caso, non posso lasciarla passare”, fu la sentenza.
Tornai a casa fuori di me dalla rabbia, ma Spartaco non si meravigliò più di tanto: “Mi hanno informato che, se ti iscrivi a un conservatorio di musica, potresti avere più chances”.
Per iscrivermi al conservatorio avrei dovuto superare un esame, ma questo non mi faceva paura. Cantai stupendamente, Spartaco era raggiante. In attesa delle decisioni della giuria, ricevevo congratulazioni da tutti. Invece, fui la sola a non venire ammessa. Piangevo, e Spartaco non aveva neanche la forza di consolarmi.
“Perché, perché, perché”, andavo ripetendo fra le lacrime.
“A’ signò, ma che nun l’avete unta la giuria?”, mi chiese il custode. E, davanti al mio sbalordimento, precisò: “Le mazzette, li sordi, non glieli avete dati?”.
Compresi allora che, in un paese così corrotto, non avrei mai potuto fare la cantante. Ma c’era Spartaco, e tra non molto ci sarebbe stato anche un bambino.
Mio marito prese con filosofia la mia decisione: “Forse neanch’io avevo la stoffa per fare l’agente di teatro. Mi rimetterò a fare il meccanico”.
“Come, tu, con la tua cultura…”.
“Ma che stai a di’…'”.
“Non eri l’addetto culturale dell’Ambasciata italiana a Helsinki?”.
“Addetto sì, ma alla manutenzione delle auto”, precisò Spartaco.
Che abbaglio avevamo preso tutti, ma lui non ne aveva colpa e io l’amavo, e poi c’era la bambina, che io avevo chiamata Maria come la bellissima chiesa a due passi da dove abitavamo, Santa Maria in Trastevere. Come anche lei strillava forte fin dalla culla! Decisi che sarebbe divenuta una cantante, mentre io nel frattempo avrei combattuto i favoritismi e la corruzione.
Cominciai presto a portarla alle matinée del Teatro dell’Opera, e un giorno che davano L’elisir d’amore, quando il tenore intonò la romanza “Quanto è bella, quanto è cara…”, mi venne da guardare la mia Maria, così bella e così cara, e così piccolina che quasi scompariva nella poltrona di velluto rosso accanto a me. All’improvviso mi ricordai che sul giornale avevo letto che cercavano una bambina dell’età di Maria per un film di cui Luchino Visconti sarebbe stato il regista. Sul momento l’annuncio mi aveva lasciata indifferente, per Maria avevo altre mire. Adesso, invece, pensavo: se Maria sarà scelta – e come poteva essere altrimenti, lei così bella e così cara – con il successo e la notorietà le si apriranno tutte le porte.
Non aspettai la fine dell’opera, corsi a casa per timore che Spartaco avesse buttato via il giornale. Lo ritrovai e, il giorno dopo, salii trionfante sul tranvetto che portava a Cinecittà.

Annunci

5 risposte a “Racconto multiplo – Prima dell’inizio: 1) Mamma Oca – Una finlandese a Roma

  1. Con la consueta eleganza Mamma Oca ci propone un divertissement, una gustosa variazione sul tema senza rinunciare a alcuni colpi ben diretti del suo affilatissimo becco…

  2. Una Maddalena finlandese proprio non me l’aspettavo!
    Molto divertente lo Spartaco insegnante di romanesco anziché di italiano così come il fraintendimento tra “l’addetto culturale e l’addetto alla manutenzione auto”.
    Il tono è complessivamente ironico e lieve, lontano dalla drammaticità del periodo storico e dagli accadimenti tragici che accompagnarono l’Italia e gli italiani nella prima metà del ‘900 . . . una lettura interessante dei “compiti a casa”.
    Confesso che ho fatto un po’ fatica ad associare la Cicconi del film con la Maddalena degli esordi, così come disegnata da Mamma Oca, certamente più raffinata e di “nobili origini” e, conoscendo la storia personale dell’attrice (Magnan), più vicina a quella Ingrid Bergman alla quale ha conteso l’amore del grande Rossellini.

  3. Caro Er Ciavatta, mi sembra che anche tu abbia glissato “la drammaticità del periodo storico” e “gli accadimenti tragici che accompagnarono gli italiani” eccetera. Hai reso Maddalena prima una trovatella, poi concupita dal padre che non si vuole svelarsi, e con lei che ci starebbe. Occuparsi di un passato così lineare e scontato come quello della Cicconi (tale ce lo lascia intuire Visconti), a mio parere era poco entusiasmante, sempre che non si facesse ricorso alla fantasia. E anche volendo prendere in considerazione “la drammaticità del periodo storico”, un personaggio che riversa sulla figlia i suoi sogni di gloria frustrati, la vedo meglio – in quel contesto – più come borsanerista che staffetta partigiana.

  4. Sono d’accordo con te, infatti l’avevo già scritto, definendo la tua – una lettura interessante dei “compiti a casa” – !

  5. Uno per tutti. Più che un commento alla abilità descrittiva o alla capacità drammatica, ironica o comica dei singoli partecipanti il mio vuole essere un commento all’operazione.
    Un compito che ci era apparso a tutta prima così ostico da creare mugugni, insubordinazioni e tentativi di affossamento ha finito con l’essere, poi, così stimolante e proficuo da aver suscitato doppioni di racconti, ma, soprattutto, ci ha spinti a superare il mero compito di immaginare e descrivere una vita,\ aprendo la strada a un surplus di inventiva che ha permesso incontri impossibili, preti ubriaconi, immedesimazioni impertinenti, rivisitazioni storiche, approcci non banali.
    Diciamo che è stata toccata quasi unanimamente una dimensione surreale assente in altre prove e che, per i miei gusti, rappresenta un salto di qualità.
    Ma che bravi che siamo, dai!
    Forza con la prossima prova! (!?!?!?)
    Dicky

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...