Racconto multiplo – Prima dell’inizio: 4) Er Ciavatta – La vera storia di Maddalena Cicconi

Leggendo un libro o guardando un film vi siete mai chiesti quale è stata la vita di questo o quel personaggio prima che, appunto, vivesse il suo ruolo secondo la fantasia del suo autore? A noi è sembrato una sfida divertente e interessante provare a rispondere a questa domanda. Il personaggio scelto è Maddalena Cicconi dal film “Bellissima”, personaggio reso immortale dall’interpretazione di Anna Magnani per la regia di Visconti.

L’aveva istituita papa Innocenzo III° turbato da sogni ricorrenti in cui gli apparivano cadaveri di neonati ripescati nel Tevere.
Era la Ruota degli Esposti, istallata all’altezza di lungotevere in Sassia, all’interno dell’ospedale Santo Spirito. Lì venivano lasciati i neonati illegittimi o quelli legittimi che le famiglie non erano capaci di crescere.
La sera dell’8 marzo 1905, al termine di una caliginosa giornata invernale, una carrozza si era avvicinata reticente all’ingresso dell’ospedale, ne era sceso frettolosamente un uomo che recava con se una sorta di canestro. Appressatosi alla Ruota aveva raccolto un fagotto dal fondo del cesto e lo aveva depositato all’interno della bussola girevole, aveva quindi aggiunto una foto lacerata e una scatolina ed azionato il meccanismo.
Nella cassetta delle offerte, sotto la scritta “Elemosine per li poveri projetti dell’hospidale” aveva lasciato alcune banconote e prima di andarsene aveva tirato la campanella per avvertire che una nuova vita era stata introdotta nella Ruota. Si era voltato ed era risalito sulla carrozza, allontanandosi come era venuto, mentre una pioggia sottile cominciava a bagnargli le ossa.
La piccola sarebbe stata registrata come “filius mater ignotae” ossia ‘figlio di madre ignota’, da cui per contrazione “filius m.ignotae”; insomma un’altra ‘figlia di mignotta’, come mirabilmente sintetizzavano “li romani”, aveva varcato la porta dell’istituto.
L’uomo, di cui tacciamo il nome perché ha un posto nella storia del cinema italiano e che per comodità chiameremo Carlo, è al momento un giovane attore molto promettente sposato con una donna alla quale deve tutto. Lei è una diva del cinema muto che l’avvento del sonoro prenderà di contropiede, appartenente ad una facoltosa famiglia padana imparentata con certa nobiltà austriaca. E’ lei che ha le conoscenze che consentono all’uomo di lavorare; è sempre lei che dispone del patrimonio che permette a Carlo di fare “la vita bella”.
Questa figlia, concepita dietro le quinte di un teatro di posa con una giovane collega senza arte ne parte, è un incidente di percorso, un garbuglio nella sua vita e un ostacolo alle sue ambizioni, lo è per lui e per lei, che di un figlio non vuole proprio sentir parlare. Se venisse a saperlo sua moglie poi, dovrebbe dire addio ai suoi sogni, ergo occorre sbarazzarsene, ma siccome non è un assassino la porta alla Ruota degli Esposti, lasciando addirittura tracce del suo passaggio!

*****

Maddalena, questo è il nome dato alla bambina che è lo stesso della suora che l’ha raccolta, cresce all’interno dell’istituto circondata dall’affetto e qualche volta dall’ostilità di compagne che condividono il suo stesso destino.
La vita dentro è dura; le suore che hanno il compito di educarla sono inflessibili e quelle come lei, vittime di un temperamento ribelle, vengono prese di mira. Maddalena patisce infinite punizioni che tuttavia non piegano il suo spirito indomito. La voglia di studiare è poca, in compenso le piace cantare e ballare, cosa che fa regolarmente di nascosto ogni volta che il lavoro duro, le privazioni e la preghiera, che costituiscono la condotta abituale da tenere, gliene lasciano il tempo.
Condizione e nome ricordano le anglosassoni “Case Magdalene” di cui in istituto tanto si parla… sottovoce.
In questi anni ella non si interroga su chi siano i suoi genitori, come fanno invece le compagne più grandi, l’unico suo desiderio è quello di andarsene, di uscire da lì per vivere una vita normale.
L’occasione favorevole si presenta allorché all’età di 14 anni, una delle famiglie che frequentano l’istituto, la chiede in adozione. La famiglia è facoltosa ed in realtà più che di una figlia ha bisogno di una serva, ma dato che nessuno l’ha riconosciuta ne tantomeno si è presentato qualcuno a reclamarla, la ragazza viene ceduta in adozione e le viene imposto il cognome di Cicconi.
Comincia per Maddalena una vita di moderna Cenerentola. Il suo compito è quello di servire tutti i componenti della famiglia adottiva, indistintamente, e di adattarsi ai loro desideri, molti dei quali inconfessabili. Ma la ragazza è sveglia, tiene duro, non si lascia circuire, mostra i denti come un animale selvatico pronto a colpire e ciò finisce per guadagnarle un po’ di rispetto e qualche attenzione in più. L’unica cosa che le consentono di imparare è come eseguire un’iniezione a regola d’arte perché qualcuno della famiglia ne ha bisogno e non si intende pagare un’infermiera.
Maddalena lavora, mette da parte risentimento e aspetta… aspetta che qualcuno se la porti via. Passeranno 12 anni prima che ciò accada!

*****

E’ trascorso del tempo, Carlo l’attore ha ora 48 anni, ha smesso di recitare ed è passato con successo dall’altra parte, da quella cioè di chi i film li produce. E’, nonostante i capelli brizzolati e qualche ruga sopraggiunta, un uomo attraente, sposato sempre con la stessa donna. Quel mutismo che lei riversava nei suoi film, ora lo riserva interamente a lui, angustiata com’è dai tradimenti e sempre meno disposta ad aprire le gambe e il borsellino.
Carlo non ha avuto figli, l’unica di cui si rammenta lo riporta ad una caliginosa serata dell’inverno 1905 quando di anni ne aveva 22 e nel cuore il turbamento di quella “cosa” che non era riuscito a guardare per paura di innamorarsene.
Ora quello stesso cuore, quando la solitudine incalza ed il tempo dei bilanci si avvicina, lo spinge a cercarla. Come un criminale che torna sul luogo del delitto, lui ripercorre i suoi antichi passi. Un bel giorno di buon mattino bussa alla porta del convento dove un tempo sorgeva la Ruota di Innocenzo III°.
Gli uomini si sa sono corruttibili, così come le donne, figurarsi le suore! “No, la Ruota era stata chiusa anni prima, le ragazze avevano trovato ricovero presso le famiglie o maritate ai giovanotti che le avevano richieste, il convento non conservava tracce…” Quella suora piccola e nera sembrava non volerne sapere…
Gli era costato non poco trovare la sua comprensione, ma grazie alla metà della foto che aveva conservato e al gemello da camicia lasciato in una scatolina, che faceva il paio con quello che si era portato, erano infine risaliti a Maddalena Cicconi della quale, dopo ulteriore regalia, gli era stato fornito l’indirizzo della famiglia adottiva.
Era il 1931. Maddalena aveva 26 anni.
Lui l’aveva cercata ed avvicinata con una scusa. Era rimasto colpito dalla sua esuberanza e anche dal modo franco e sbrigativo con il quale regolava molti dei suoi rapporti.
Non aveva svelato la sua identità, si era presentato come Carlo Davanzi, titolare di una piccola impresa di import-export, sposato… mai le aveva detto di essere suo padre!
“I fiori addirittura… nessuno m’ha mai regalato fiori… ma poi, chi t’ha detto che è il mio compleanno… che fai l’indovino?”
Anche lei inizialmente era rimasta muta sull’istituto.
Avevano cominciato ad incontrarsi con una certa regolarità; lei trovava che quell’uomo di vent’anni più grande, sempre così curato e diverso da quelli che conosceva, fosse una sorta di approdo, un porto franco lontano dalla sua quotidianità; lui si convinceva che il tempo che passava con lei fosse quello necessario all’intimità di una piena confessione.
“Carlo, tu sei sposato ed io non sono una sfascia-famiglie…” “Maddalena, tu non capisci…” “Cosa devo capire…”
Lei stava equivocando e lui non faceva nulla per impedirlo. Per qualche tempo l’aveva frequentata senza sfiorarla con un dito, tra imbarazzo e desiderio, respingendo ogni tentazione. Cercava una terza via tra il padre e l’amante che lo mettesse al riparo dall’immoralità di un rapporto incestuoso. Gli piaceva quella donna veemente che faceva la serva in casa d’altri ma che aveva la dignità di una regina! Tentò di ricacciare quel sentimento vergognoso, cercò di non dimenticare che era sua figlia, ma non servì a niente: capitolò come spesso succede agli uomini maturi di fronte ad una donna giovane e se ne innamorò perdutamente.
Lei dal canto suo all’inizio oppose una certa resistenza, tuttavia non si tirò indietro: quell’uomo che profumava di pulito le piaceva. Capitava a volte che prendesse la sua testa tra le braccia e la poggiasse sul seno palpitante, poi rovesciava all’indietro la furia dei suoi capelli neri e ridendo a squarciagola gridava “Il mio vecchietto…” Una volta, mentre erano seduti al tavolo di un’hostaria fuori porta, lei gli disse che l’oste s’era rivolto a lei chiedendo “Come la vuole la bistecca suo padre, ben cotta?” Lui era arrossito violentemente; Maddalena aveva sorriso e accarezzandogli il viso aveva detto “L’oste è cecato, si vede che sei un giovanotto!”
I sensi di colpa che pure si affacciavano sul suo cuore ed il timore che sua moglie potesse scoprirlo, non avevano impedito a Carlo di spingerla a lasciare la famiglia adottiva. Le aveva trovato un piccolo appartamento in un quartiere popolare e “comperato” un diploma da infermiera, non di meno si vantava con lei di avere certe conoscenze nel mondo del cinema e la blandiva con la promessa di una particina in un film, un favore che un amico gli doveva, in cui avrebbe dovuto ballare e fors’anche cantare.
“Mia figlia” diceva lei “farà tutto quello che io non ho fatto, sarà un’attrice, una diva del cinema… eh Carlo, perché noi ce l’avremo una figlia, vero?” Nel sentirla parlare così a lui si stringeva il cuore. Maddalena si era accorta di amarlo e pur derogando ai suoi principi, aveva cominciato a chiedergli insistentemente di lasciare sua moglie.
Furono anni turbolenti, fatti di litigi furiosi e struggenti riappacificazioni; amore sottratto e restaurato dove il tormento si alternava continuamente all’estasi.
La passione è fuggevole se non prelude a qualcosa di duraturo, qualcosa che tra Carlo e Maddalena non venne mai. Lui rimandava scelte che non poteva né voleva fare: lasciare la moglie, dal cui patrimonio dipendevano gran parte delle sue fortune; lasciare la figlia, della quale si era perfino dimenticato chi fosse il padre; lasciare la donna che amava e dalla quale dipendeva la sua felicità.
Lei pazientava e sperava, finché smise di sperare e fatalmente si stancò
La loro storia finì un pomeriggio di giugno in uno squallido bar allo Statuto dove un cappuccino passò dalla tazza di lei al gessato di lui con un lancio di tale abilità che molti presenti ancora lo ricordano.
Erano trascorsi 8 o 9 anni dal momento in cui si erano incontrati. Tale fu il tempo del loro amore!

*****

Carlo patì a lungo le pene dell’amor perduto, poi lentamente riemerse dal suo torpore e finì per elaborare propositi di vendetta. Maddalena dal canto suo si sposò rapidamente con Spartaco, un giovanotto che già negli ultimi tempi le faceva la corte ed ebbe una figlia: Maria.
Reveng is a dish best served cold! dicono gli inglesi. La vendetta è un piatto che va servito freddo!
Ci volle del tempo, qualche anno addirittura prima che si presentassero le condizioni favorevoli e che Carlo avesse l’idea giusta per fargliela pagare. Occorreva una regia occulta, della quale nessuno potesse dire chi era lo stratega. Si trattava di far leva sul desiderio di riscatto di Maddalena che nella figlia vedeva uno strumento di rivalsa sociale e così fu.
C’era un film che si doveva girare e che cercava un produttore. Per questo film era necessario scegliere, attraverso dei provini, la bambina che doveva sostenere il ruolo di protagonista. Lui decise di essere quel produttore e la trappola scattò.
La notizia della ricerca di una piccola attrice venne diffusa via radio e come era facile aspettarsi, Maddalena abboccò ed iscrisse la figlia. Carlo chiamò allora un giovanotto suo tirapiedi , tal Alberto Annovazzi, un simpatico impostore che aveva il compito di traghettare Maddalena attraverso il girone infernale di Cinecittà, garantendo alla piccola Maria la raccomandazione giusta per essere scelta. Poi chiamò una dipendente degli Studios addetta al montaggio, alla quale chiese un favore in cambio della promessa di farla tornare, lei ex-attrice, davanti alla macchina da presa. Fu molto convincente su questo punto. Infine chiamò alcuni collaboratori dell’inconsapevole regista, scelto per dirigere il film, obbligandoli a trasformare il provino della piccola Maria in un’inguardabile pagliacciata, organizzata allo scopo di deridere e sbeffeggiare la bambina davanti agli occhi della madre, che aveva chiesto di assistere in anteprima al “montato”, trasformandola di fatto in una testimone dell’esecuzione.
Non fu un bel momento! La soddisfazione che contava di ricavare dalla vendetta non fu tale; aveva inutilmente umiliato sua figlia, che amava come una donna e sua nipote, condannando entrambe al ridicolo ed era giunto all’amara conclusione che il gioco non era valso la candela! A ciò si erano aggiunte le rimostranze dell’Annovazzi che, cacciato in malo modo dal regista, minacciava di spifferare tutto.
Carlo cercò di rimediare facendo pressione sullo stesso regista affinché scegliesse Maria come protagonista del film e diede a Maddalena e suo marito la possibilità di sottoscrivere con la produzione un vantaggioso contratto.
Poi sparì. Nessuno ne seppe più nulla, neppure sua moglie. Qualcuno sostiene che si sia suicidato.

*****

Ecco dottor Zavattini, questa è la storia di mio fratello che all’epoca dei fatti aveva oramai 65 anni mentre Maddalena soltanto 43. Spero che se ne possa ricavare un soggetto interessante… le chiedo soltanto un po’ di rispetto per le sue umane debolezze, d’altronde lei è così bravo…
Tre anni più tardi, nel 1951, Luchino Visconti ne avrebbe tratto un film: BELLISSIMA, con Anna Magnani, film dal quale la figura di Carlo era completamente scomparsa, tutelandone così la memoria.
“Bellissima”, va ricordato, è stato selezionato tra i 100 film italiani da salvare.

2 risposte a “Racconto multiplo – Prima dell’inizio: 4) Er Ciavatta – La vera storia di Maddalena Cicconi

  1. Una storia intrigante scritta con mano sicura, un feuilleton degno della penna di un Sue o di un Hugo, una originale personalissima interpretazione del tema proposto. E una fulminea giravolta finale che salda la “vera” storia di M. C. al film di Visconti

  2. Uno per tutti. Più che un commento alla abilità descrittiva o alla capacità drammatica, ironica o comica dei singoli partecipanti il mio vuole essere un commento all’operazione.
    Un compito che ci era apparso a tutta prima così ostico da creare mugugni, insubordinazioni e tentativi di affossamento ha finito con l’essere, poi, così stimolante e proficuo da aver suscitato doppioni di racconti, ma, soprattutto, ci ha spinti a superare il mero compito di immaginare e descrivere una vita,\ aprendo la strada a un surplus di inventiva che ha permesso incontri impossibili, preti ubriaconi, immedesimazioni impertinenti, rivisitazioni storiche, approcci non banali.
    Diciamo che è stata toccata quasi unanimamente una dimensione surreale assente in altre prove e che, per i miei gusti, rappresenta un salto di qualità.
    Ma che bravi che siamo, dai!
    Forza con la prossima prova! (!?!?!?)
    Dicky

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