Racconto multiplo – Prima dell’inizio: 7) DonAldo – La scelta di Maddalena

Leggendo un libro o guardando un film vi siete mai chiesti quale è stata la vita di questo o quel personaggio prima che, appunto, vivesse il suo ruolo secondo la fantasia del suo autore? A noi è sembrato una sfida divertente e interessante provare a rispondere a questa domanda. Il personaggio scelto è Maddalena Cicconi dal film “Bellissima”, personaggio reso immortale dall’interpretazione di Anna Magnani per la regia di Visconti

Era un bel furbone don Giulio. Lui, con la scusa che il vino genuino per la messa non si trovava più – la guerra era finita da poco – si era inventato un bel traffico, via Civitavecchia, per approvvigionarsi di certe bottigliette legate con fil di ferro che si trovavano numerose in Sardegna.
E ne aggiungeva un po’ al vino della messa. In fondo, diceva, anche lo spirito che comprava dalla Sardegna proveniva dall’uva, anzi scacciava le cose brutte, soprattutto l’acqua che i vignaroli aggiungevano al vino per guadagnare di più.
Ma quel giorno aveva esagerato, oppure aveva detto troppe messe, prima del battesimo di quella bella bambinetta. Maddalena, così la volevano chiamare. Un brutto nome, pensò. In fondo era una prostituta, anche se redenta da Gesù. Ma non era un suo problema.
Comunque, o perchè traballava un po’ o perchè era assorto in questi pensieri, versò l’acqua benedetta direttamente sul viso della poverina, anziché sul capo.
Dopo il primo momento di meraviglia e imbarazzo la mamma (e il papà) dimenticarono il piccolo evento non previsto senza porsi domande o ricavare auspici (buoni o cattivi) per il futuro della loro Maddalena.
Non fu così, però, per le tante comari che, come in tutte le occasioni del genere, partecipavano in blocco e con animo sempre critico alle cerimonie che riguardavano i nuovi venuti nella loro piccola comunità.
Infatti vedevano in quel modesto episodio un presagio non buono per la bambina. Anzi, per alcune di loro, il battesimo fatto in quel modo non era valido. Pertanto la povera Maddalena, a loro dire, era ancora afflitta dal peccato originale. Quindi facile preda del demonio, sempre all’erta in questi casi.
I genitori, troppo occupati a campare la vita, non si accorgevano del vuoto che si era fatto intorno a loro e soprattutto alla povera innocente.
Già alla primina, la Maddalena era isolata e poco considerata anche dalla giovane maestra. Eppure non c’era nessun accordo tra le mamme delle compagnucce di Maddalena, e neppure nelle case si parlava di questo problema. E’ come se nella comunità aleggiasse un qualcosa di indefinito e misterioso che impediva alla gente di comportarsi con naturalezza e affabilità quando si trovava in presenza di Maddalena.
La bambina, crescendo, trovava naturale questo suo isolamento e sembrava non risentirne. Era ormai una bella ragazza e aveva terminato, senza infamia e senza lode, i tre anni della scuola professionale.
I genitori, facendo uno sforzo economico non indifferente, in attesa che qualche partito si facesse avanti per maritarla, riuscirono ad iscriverla alla scuola di taglio e cucito raccomandatagli dal caro parroco.
Finalmente Maddalena usciva dall’ambiente che l’aveva ospitata fin dalla nascita e si trovava direttamente a contatto con gente completamente diversa per storia personale, ma quella che più l’aveva conquistata era il professore di taglio. Veniva infatti da una grande sartoria del centro e vestiva sempre in modo impeccabile con camicie di seta ed abiti di ottima fattura.
Appena entrava in classe il professore si toglieva la giacca per poter gesticolare meglio nel tentativo, non sempre riuscito, di mostrare le varie tecniche di taglio che andavano per la maggiore in quella stagione.
Questo era un momento magico per la Maddalena. Il fruscio della seta, i bagliori che mandava in tutte le direzioni per lei erano cose affascinanti. Per non parlare del gesticolare elegante ed impeccabile. Insomma se ne innamorò in due giorni, e era la prima volta.
Non capiva però che quello non era il suo mondo. Il professore neanche aveva notato quella forosetta che veniva dalla campagna e non aveva grazia e riusciva con difficoltà perfino a esprimersi e farsi capire.
Finì il corso con pochissimo profitto e tanta amarezza nell’animo. Aveva percepito la grande distanza che la separava da un mondo dinamico, attivo, capace di dirigere la propria vita.
Improvvisamente i suoi genitori mostravano ai suoi occhi tutta la loro limitatezza. Aveva anche capito che per lei non era più possibile conquistare una vita diversa, culturalmente e socialmente; non ne aveva i requisiti ed ormai era troppo tardi, nonostante la giovane età, per procurarseli.
Si, ma un pensiero la risollevò e le diede una grande speranza per il suo futuro. Era una donna, santo cielo! E le donne fanno figli e li allevano direttamente e, nella società in cui viveva, senza intromissioni paterne.
Ecco la sua forza; avrebbe educato il figlio, maschio o femmina che fosse, a costo di sacrificare tutta la sua esistenza in modo che potesse raggiungere il tipo di vita che a lei era stato negato. E uno solo, voleva un solo figlio; uno era già un grande impegno per portare a compimento il suo desiderio, che ormai sentiva come unico scopo della sua vita.
Decise di mettere in pratica subito questa sua decisione a cominciare dall’addio all’amore, quello con l’”A” maiuscola. Un addio ancora prima di averlo provato. Tutto il suo amore lo avrebbe riservato per la creatura che sarebbe uscita dal suo seno, come recitava la preghiera che le avevano insegnato ancora prima che iniziasse a parlare.
Aveva bisogno solo di un marito, comunque fosse, bello o brutto, furbo o fesso, non era importante. Ma lo voleva subito.
E così fece.

3 risposte a “Racconto multiplo – Prima dell’inizio: 7) DonAldo – La scelta di Maddalena

  1. Favoloso! La scena del battesimo col prete ‘mbriaco è da antologia, riesco a vederla come fosse già un film. Tutti i miei complimenti anche per il séguito.

  2. Sottoscrivo il commento di Ivana: al prete ‘mbriaco va tutta la mia simpatia.Una figura emblematica, dissacratoria e ferocemente anticlericale, così come il racconto, così come il suo autore!
    Devo aggiungere che di questo lavoro ho amato altre due cose:
    – una frase: “i genitori occupati a campare la vita” che mi pare riassuma la forza e la dignità di una generazione che proprio nelle difficoltà ha mostrato le sue qualità migliori: la coerenza, la rettitudine, la consapevolezza.
    Sullo sfondo Il Quarto Stato di Pellizza Da Volpedo
    – una parola che non conoscevo “forosetta” (confesso tutta la mia ignoranza”) e che volentieri aggiungo al volume: Termini da ricordare!
    Quello che secondo me manca in questa storia, provvista di finalino moraleggiante (inaspettato da un autore come DonAldo), è il collegamento con il film che, se pur intuibile, mi sarebbe piaciuto poter leggere.
    Si sa, nella scrittura DonAldo è, come dire, parsimonioso . . . ed è un vero peccato!

  3. Uno per tutti. Più che un commento alla abilità descrittiva o alla capacità drammatica, ironica o comica dei singoli partecipanti il mio vuole essere un commento all’operazione.
    Un compito che ci era apparso a tutta prima così ostico da creare mugugni, insubordinazioni e tentativi di affossamento ha finito con l’essere, poi, così stimolante e proficuo da aver suscitato doppioni di racconti, ma, soprattutto, ci ha spinti a superare il mero compito di immaginare e descrivere una vita,\ aprendo la strada a un surplus di inventiva che ha permesso incontri impossibili, preti ubriaconi, immedesimazioni impertinenti, rivisitazioni storiche, approcci non banali.
    Diciamo che è stata toccata quasi unanimamente una dimensione surreale assente in altre prove e che, per i miei gusti, rappresenta un salto di qualità.
    Ma che bravi che siamo, dai!
    Forza con la prossima prova! (!?!?!?)
    Dicky

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