Mamma Oca – Casa di bambola

Racconto di Natale dedicato a Ileana Ghione

Era la vigilia di Natale. Il babbo, che era atteso soltanto per l’ora di cena, rientrò a casa nel primo pomeriggio. La mamma si preoccupò vedendolo a mani vuote: “E i regali per Ileana?”.
“Voglio essere sicuro che siano tutti di suo gradimento. Mettile il cappottino, la porto fuori per negozi. E’ abbastanza grande per sceglierli da sola”.
“Ma se non va ancora a scuola”, protestò la mamma.
“Però se la cava già benino con la lettura”.
“Per forza, non fai che tormentarla con i titoli dei giornali”, brontolò la mamma, aggiungendo: “E poi, Ileana non è abituata a uscire quando fa buio”.
“Le piacerà vedere i negozi illuminati, le decorazioni delle strade, gli alberi di Natale nelle piazze”, sostenne il babbo.
In principio, Ileana si sentì stordita. Il buio era già calato, ma era come se fosse pieno giorno. Il babbo l’aveva portata in una strada dove le vetrine si succedevano alle vetrine come convogli ferroviari, formando un’unica accecante striscia luminosa. In alto, i festoni di lampadine che andavano da un tetto all’altro nascondevano l’oscurità del cielo.
Ileana guardava incantata le vetrine, mentre il babbo non faceva che chiederle: “Dimmi cosa ti piace, dimmi cosa vuoi”, ma Ileana continuava a scuotere la testa.
Per un po’ non ci furono più vetrine, e sul babbo e Ileana ritornò quietamente la sera, finché non arrivarono a delle grandi vetrate da cui usciva una luce vivissima e dove entravano signore e signori eleganti e sorridenti. Sopra le vetrate, decine e decine di lampadine accese formavano una grande cornice entro la quale altre lampadine erano disposte in modo da formare sei lettere che Ileana, grazie alle lezioni del babbo, compitò ad alta voce: “Ti, E, A, Ti, Erre, O”.
“Sì, è un teatro. Brava”, confermò il babbo. “Chissà se sei anche capace di leggere il titolo del dramma che viene rappresentato”
Ileana si concentrò sulle tre parole della locandina esposta in una vetrinetta laterale anch’essa illuminata e pronunciò tutta d’un fiato, senza sillabare: “Casa di bambola”. Lo sforzo le impedì per qualche secondo di parlare, poi sospirò profondamente e disse con voce ferma: “La voglio”.
Il babbo si mise a ridere: “Finalmente ti sei decisa! Però non è qui che potremo acquistare una casa di bambola”, ma Ileana aveva già attraversato la hall, era entrata nella sala e marciava risoluta verso il palcoscenico, inseguita dal babbo, che a sua volta era inseguito dalle mascherine che strillavano: “I biglietti, signore! Faccia vedere i biglietti!”.
Il babbo, intanto che cercava di spiegare la situazione, tentava di convincere Ileana a venir via, ma lei si mostrò irremovibile. Anzi, pestava i piedi, urlava, piangeva, si aggrappava alle poltrone e, per finire, si lasciò cadere per terra, dove rimase come un sasso, con le unghie affondate nel parquet che ricopriva il pavimento. Il pubblico era spazientito, gli attori sbirciavano dalle pieghe del sipario per capire cos’era che ritardava la recita. Accorse il direttore del teatro, irritatissimo.
“Non capisco, di solito è una bambina molto giudiziosa”, tentava di giustificarsi il babbo. Non riuscendoci con le buone, alla fine fu costretto a trascinarla fuori di peso, non prima d’aver lasciato un sostanzioso assegno alla cassa per rimettere un nuovo parquet al posto di quello su cui Ileana aveva tracciato dieci solchi profondi che andavano dalle poltrone di prima fila sino all’uscita.
“Non potevi dirlo quando siamo passati davanti ai negozi di giocattoli, che volevi una casa di bambola?”. Il babbo era molto arrabbiato, anche perché Ileana non smetteva di piangere e tutti i passanti si voltavano a guardare. Di corsa, la riportò nelle strada dei negozi, dove acquistò la più grande e costosa casa di bambola che riuscì a trovare. Ileana assisté all’operazione senza dire una parola. Quando arrivarono a casa (erano accompagnati da due robusti facchini, tanto la casa di bambola era voluminosa), la mamma ne fu estasiata e non faceva che ripetere: “Com’è bella! L’avessi avuta io da bambina!”.
La mamma aveva ragione: era davvero una bellissima casa di bambola, così grande e rifinita che più che una casa sembrava un palazzo: c’erano persino la cantina e il solaio, mentre un ascensore in miniatura collegava i diversi piani. Ogni stanza aveva una carta da parati diversa e ciascuna era abitata da una bambola. Tutto quello che si poteva pretendere da un’abitazione di lusso, era lì riprodotto con la più grande cura dei particolari. Il babbo e la mamma non facevano che lanciare esclamazioni di sorpresa ad ogni nuova scoperta. Finalmente si ricordarono di Ileana, che era stata ad osservarli in silenzio.
“Sei contenta?”, chiesa la mamma.
“Sì”, rispose senza un sorriso la bambina.
Da quel giorno si verificò un totale cambiamento nei comportamenti di Ileana che, con la casa di bambola, non giocò mai. Prima, quando il babbo o i nonni o gli zii le regalavano dei soldi, correva subito a spenderli. Ora, invece, metteva tutto da parte, usando la casa di bambola come salvadanaio. Quando, dalla cantina al solaio, tutti i piccoli locali traboccarono di monete e banconote, il babbo osservò scherzosamente: “Forse sarebbe il caso di depositare tutto quel denaro in banca. E’ più sicuro, e poi ci sarebbero gl’interessi”.
Ileana, dopo essersi fatta spiegare cos’erano gl’interessi, svuotò la casa di bambola delle somme racimolate e le consegnò al babbo, pregandolo di aprire un conto in banca a suo nome.
“La nostra bambina è previdente e giudiziosa”, osservò tutto contento il babbo, ma la mamma non era d’accordo, tanto più che Ileana aveva preso l’abitudine, ad ogni suo compleanno, di inviare a parenti e amici dei bigliettini così concepiti: “Si accetta solo denaro in contanti”. I parenti e gli amici non avevano difficoltà ad accontentarla, ma poi mormoravano: “Che spilorcia, quell’Ileana”
Il babbo continuava a mostrarsi ottimista, cercando di consolare la mamma: “Col tempo cambierà, vedrai”, ma gli anni passavano e Ileana non cambiava. Invano la mamma metteva in atto astuzie e provocazioni: “Hai visto, Ileana, com’è carina tua sorella Ivelise con quel completo all’ultima moda?”. Ileana si faceva dare i soldi per un completo simile a quello di Ivelise, ma poi correva a depositarli in banca. A Ileana piaceva vivere con semplicità, applicandosi agli studi e evitando gli svaghi.
“E’ molto saggia la nostra figliola”, si compiaceva il babbo.
“Troppo”, sospirava la mamma.
Un giorno Ileana, che nel frattempo s’era laureata con bellissimi voti, tornò a casa con una busta che consegnò ai genitori: “E’ un regalo per voi”.
Il babbo e la mamma si affrettarono ad aprire la busta, emozionati e incuriositi: in tutti quegli anni, oltre all’affetto e ai bei voti a scuola, Ileana non gi aveva regalato niente. Nella busta c’erano due biglietti per una rappresentazione teatrale, con la data di quel giorno.
“Qui non c’è scritto a quale indirizzo dobbiamo recarci”, osservò il babbo.
“Via delle Fornaci”, suggerì Ileana.
Il babbo si stupì: “Ma non è….”.
“Sì, è proprio quello”, confermò ridendo Ileana.
“Perché solo due biglietti? Non vieni con noi?”, chiese la mamma.
“Oh, rispose evasivamente Ileana, vi raggiungerò lì”.
Ancora più incuriositi, il babbo e la mamma si recarono a quel teatro dove, anni prima, Ileana era stata colpita dal titolo del dramma che vi si rappresentava, Casa di bambola, e il babbo aveva creduto che ne volesse una tutta per sé.
Dalle vetrate che davano sulla hall uscivano come sempre fasci di luci. Automobili si fermavano in continuazione davanti all’entrata e ne uscivano signore e signori elegantissimi. Anche all’esterno era tutto un risplendere di luci: al babbo e alla mamma mancò il fiato quando si accorsero che, dentro alla cornice luminosa che sovrastava l’ingresso, alla parola TEATRO era stato aggiunto in lettere cubitali il loro cognome, che ora brillava nella notte. Sempre più sbalorditi, si avvicinarono alla vetrinetta dov’era esposta la locandina dello spettacolo e lessero:

Questa sera prima di

CASA DI BAMBOLA
di Henrik Ibsen

           protagonista ILEANA GHIONE

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...