Mamma Oca – Fabrizio vuole un canino

“Dopodomani è il compleanno di Fabrizio”, annunciò la mamma.
“Lo so”, rispose il babbo.
“Sono sicura che ti chiederà di regalargli un cane”.
“Credo di sapere anche questo”, replicò il babbo.
Fabrizio amava moltissimo i cani. Delle razze canine sapeva tutto. Per la strada, ogni volta che incontrava qualcuno con un cane, si fermava per accarezzare l’animale, chiedeva informazioni sul nome, l’età, i giochi e i cibi preferiti. Anche i cani sembravano gradire le attenzioni di Fabrizio, perché tutti gli facevano grandi feste.
“Non ho nessuna simpatia per i cani: da bambino, uno mi ha morso a un polpaccio”, proseguì il babbo.
“E poi, lasciano peli dappertutto”, continuò la mamma.
Puntualmente, il giorno dopo, Fabrizio chiese al babbo di regalargli un cane. Il babbo, che la notte non aveva chiuso occhio per escogitare una scusa passabile, gli fece presente che la loro casa era troppo piccola per ospitare un cane.
“Oh, ma io mi accontento di un canino”.
“Beh, forse… se non è troppo grande… Però, come ben sai, tra poco avrai un fratellino e il suo arrivo potrebbe non piacere al canino. Aspettiamo che abbia qualche mese e si vedrà”.
Fabrizio fece un lungo sospiro, ma con grande soddisfazione del babbo e della mamma, sembrò rassegnarsi.
Quando finalmente il fratellino venne al mondo, Fabrizio rimaneva ore e ore accanto alla culla. I genitori apprezzavano la sua dedizione, però gli dicevano: “E’ bello che tu sia così affezionato al fratellino, ma qualche volta potresti andare a giocare con gli amichetti”.
“Oh”, rispondeva invariabilmente Fabrizio, “mi piace così tanto vederlo crescere”. Infatti, quando giudicò che fosse abbastanza cresciuto, andò dal babbo e gli disse: “Oramai credo sia arrivato il momento di regalarmi il canino”.
Sfortunatamente il babbo era molto nervoso perché la notte non aveva potuto dormire per i pianti del neonato, che stava mettendo i primi dentini. Dopo aver guardato a lungo Fabrizio, sbottò: “Vuoi proprio un canino?”.
“Me lo avevi promesso”, balbettò il bimbo, impaurito da un tono di voce non proprio rassicurante.
“E allora, guarda tuo fratello”, disse il babbo indicandogli il piccolino che urlava a squarciagola, con la bocca spalancata. “Guardalo bene, gli sta spuntando un canino. Ed è per colpa di quel canino che piange giorno e notte e non mi fa dormire. Anche tu hai due canini in bocca, e anch’io, e anche la mamma… Non c’è posto per un altro canino in questa casa”.
Ancora una volta Fabrizio si chiuse nel silenzio.
Qualche giorno prima del suo nuovo compleanno, il babbo disse alla mamma: “Spero proprio che non pretenda ancora un canino”.
“Non credo”, fu la risposta.
Con gran sollievo di tutti, per il suo compleanno Fabrizio si accontentò di qualche assicella di legno corredata di chiodi, martello e tenaglie.
“Meno male, vuol giocare al piccolo falegname”, solo che Fabrizio si limitava a piantare e togliere chiodi. Non faceva altro. Era diventato abilissimo, in pochi minuti riusciva a estrarre dalle assicelle anche un centinaio di chiodi.
Dopo settimane e settimane in cui Fabrizio non fece altro che piantare e estrarre chiodi, il babbo si decise a chiedere: “A che scopo tutto questo?”.
Una luce cattiva brillò negli occhi del bambino: “Voglio diventare un dentista, per poter estrarre i canini a tutti voi”, rispose agitando le tenaglie.
La mamma guardò il babbo: “Non sarebbe il caso che…”.
“Sì, lo penso anch’io”, rispose il babbo, e si recò in un negozio di animali, dove acquistò il canino più piccolo.
Grande fu la felicità di Fabrizio, che smise immediatamente di piantare ed estrarre chiodi. Però non rinunciò a diventare un dentista.

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