Jena camuna – Dalle ‘Ceneri di Gramsci’ alle cene di Marino


Mesto anche il Tevere si tinge di lutto
e piange lambendo le rive accorate.
Lassù in Campidoglio il gioiello è distrutto,
sconfitti rinculano gli elfi e le fate.
 
Marino tacciato tal qual farabutto
le turpi catene coi denti ha spezzato,
si libra emulando un aereo mammuttho,
su Roma lanciando fatture pagate.
 
Putto innocente senza se e senza ma,
alla fine è scivolato sulle cene
e il PD che c’ha un rigore anche gramsciano
 
non poteva che invocar moralità.
Ora Roma si potrà rifar l’imene!
Di Battista ostenta il bisturi già in mano.

2 risposte a “Jena camuna – Dalle ‘Ceneri di Gramsci’ alle cene di Marino

  1. Inspiegabile! Il comportamento di Marino, non certo la poesia.

  2. eh caro lei… vogliamo parlare di
    ingenuità? ossimoro se abbinata a politico, per quanto indipendente.
    Arroganza del potere? ma fu potere?
    Spregiudicatezza? fosse spregiudicato non sarebbe finito così, no?
    stupidità, come qualcuno ha scritto? ci opuò stare… e spiegherebbe perché l’avevano messo lì.
    Altro…?

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